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Pensiero d'autunno

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di Gianfranco Fenoli



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01 Ottobre 2017, 08.51
Valsabbia Garda Valtenesi Provincia
Acqua pubblica

Obiettivo: referendum provinciale

di red.
«Escludere il profitto dalla gestione dell’acqua» con un referendum provinciale. E’ l’obiettivo per cui si sta muovendo il Comitato Referendario Acqua Pubblica. Con ottime prospettive di poter votare la prossima primavera

A tre mesi dal deposito formale presso gli Uffici della Provincia del quesito referendario sulla forma di gestione del servizio idrico integrato, il Comitato Referendario Acqua Pubblica annuncia di aver raggiunto un primo, fondamentale risultato.

«Il quorum fissato a 25 delibere comunali
per almeno il 3% degli aventi diritto al voto della Provincia di Brescia è stato raggiunto e superato di slancio» affermano Mariano Mazzacani, Francesco Raucci e Marco Apostoli in una nota diffusa nei giorni scorsi.

E aggiungono: «Sono oltre 50 i Consigli comunali di altrettanti Comuni della nostra provincia, dalla Valcamonica alla Valsabbia, dal Garda al Sebino, dalla Bassa bresciana all’Alta Valtrompia, che hanno deliberato a favore della iniziativa referendaria per sventare la minaccia che la gestione del servizio idrico dell’intero territorio provinciale finisca, sostanzialmente e definitivamente, in mani private».

Numeri pesanti visto che si è più che doppiato il quorum riguardante il numero delle delibere, mentre il numero degli aventi diritto è oltre 6 volte il quorum.

«Un traguardo, per nulla scontato,
che ci consente ora di affrontare con ancor più decisione l'esame della commissione Provinciale che dovrà pronunciarsi sull'ammissibilità del referendum».

«Questo passaggio cruciale è la vera spada di Damocle sulla nostra iniziativa, dal significativo valore politico ed è l'ultimo ostacolo che si frappone allo svolgimento del referendum» aggiungono.

Ricordando che: «Su questo punto ricordiamo che la commissione di Garanzia che dovrà valutare l’ammissibilità del quesito referendario avrebbe dovuto insediarsi alla nomina del Consiglio Provinciale. Ad oggi invece non è dato a sapere chi ne farà parte. Sappiamo solo che i componenti devono essere dotati di idonea competenza in materia giuridica, con particolare riferimento al diritto amministrativo e costituzionale ed all’ordinamento degli enti locali, come da regolamento provinciale su referendum».

«Superato quest'ultimo scoglio
la nostra campagna si farà concreta e sarà possibile convocare per la primavera prossima il referendum popolare accorpandolo ad altri appuntamenti elettorali come stabilito dall’art. 14.3 del regolamento provinciale».

«La consultazione risponde all’esigenza di consegnare alle cittadine ed ai cittadini bresciani l’ultima e definitiva parola in merito ad una scelta – quella relativa, appunto, alla forma che dovrà assumere il soggetto gestore del servizio idrico – che per i prossimi trent’anni determinerà la vita di tutti noi e delle generazioni future».

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Commenti:

ID73667 - 01/10/2017 10:11:15 (Dioniso) Mani private?
La composizione societaria prospettata dalla Provincia ESCLUDE la possibilità che il privato abbia più del 49%. Questo vuol dire che il pubblico avrà sempre la maggioranza e cioè la capacità/possibilità di imporre le scelte gestionali del servizio idrico. Mi sfugge, pertanto, quale sia il pericolo di una gestione basata solo sul profitto. Mi pare, invece, che pubblico e privato possano mettere insieme finalità collettive ed efficienza gestionale a beneficio anche degli investimenti (necessari) per il futuro.


ID73670 - 01/10/2017 14:49:01 (PETER72) X dioniso
La presenza di una parte privata anche solo in minoranza prefigura che questa parte privata intenda perseguire un proprio profitto dalla gestione dell'acqua pubblica, tutto questo naturalmente in contrasto con quanto già deciso a livello nazionale da 26 milioni di cittadini con il referendum sull'acqua pubblica tenutosi nel 2011. Sul fatto che su questo argomento il pubblico e il privato possano mettersi insieme, i cittadini hanno quindi già espresso parere negativo e la provincia dovrebbe tenerne conto prima di prendere certe decisioni e continuare a cercare di reinventare la ruota


ID73672 - 01/10/2017 15:53:29 (Dioniso) E' vero!
Il Referendum c'è stato nel senso da lei ricordato. Registro che il Legislatore, però, dal 2011, è intervenuto nel tempo con varie disposizioni ed a queste fa riferimento la scelta della Provincia. Stabilire se e quanto il Legislatore si sia discostato dalla volontà referendaria è compito, non della Provincia, ma della Corte Costituzionale che ha ritenuto vigenti le disposizioni sulla base delle quali la Provincia ha formulato la propria proposta gestionale. Ciò detto io penso (ma è una opinione e come tale vale tanto quanto quella opposta) che le esperienze - dal secondo dopoguerra ad oggi - di gestioni totalmente pubbliche, siano naufragate tutte nel clientelismo, nella inefficienza, nello spreco, nella corruzione, nei debiti. Credo invece, secondo uno spirito liberale nell'economia, che la collaborazione pubblico-privato offra migliori risultati, anche riconoscendo al privato il giusto profitto per gli investimenti che è


ID73673 - 01/10/2017 16:02:28 (Dioniso) E' vero!
che è chiamato a fare. Un dato oggettivo è che il servizio idrico bresciano necessita di investimenti urgenti (tanto che ci sono procedure di infrazione europea in corso, in particolare per la depurazione) e consistenti che, nella attuale situazione delle finanze pubbliche, sarebbe utopistico immaginare possano venire dallo Stato o dalle Istituzioni locali. Preferisco di gran lunga riconoscere un profitto (giusto) al privato, che rischiare la creazione dell'ennesimo carrozzone pubblico per rinunciare al quale basta ricordare le tante disgraziate esperienze di gestione, solo pubblica, del sud (acquedotto pugliese, per fare un esempio) dove a tantissimi debiti si sommano gestione del tutto inefficienti e spreco enorme di acqua.


ID73674 - 01/10/2017 17:17:48 (PETER72) x Dioniso
Dal dopoguerra in poi l'Italia è stata continuamente combattuta politicamente tra il scegliere fra economia di libero mercato ed economia pubblica e l'incapacità decisionale dei nostri rappresentanti politici pressati dalle diverse correnti di pensiero che sinteticamente potremmo definire di destra e di sinistra hanno portato a scegliere ad un sistema economico misto dove sono presenti sia il pubblico che il privato. Per quanto riguarda i vari servizi il risultato di questa scelta è che si pagano tasse come se fossimo in Germania per non avere i servizi che ci sono in Germania, mentre poi questi servizi tocca pagarli privatamente come se fossimo negli Stati Uniti avendo così un doppio aggravio nelle tasche dei cittadini che devono usufruire dei servizi. Penso che sia per questo che con il referendum sull'acqua pubblica i cittadini abbiano espresso parere negativo alla privatizzazione di questo servizio, in quanto ben consci che non avrebbero avuto nessun


ID73675 - 01/10/2017 17:20:16 (PETER72) x Dioniso (2)
… in quanto ben consci che non avrebbero avuto nessun vantaggio dalla privatizzazione della gestione dell'acqua. Per questi motivi è mia opinione personale altresì che la decisione dei cittadini presa a suo tempo andrebbe in ogni caso rispettata senza cercare di rivoltare la frittata ogni lustro con l'intento di favorire la convinzione o l'interesse particolare di qualcuno e soprattutto eviterei di fare facili esempi di inefficienze pubbliche alle quali potrebbe essere ribattuto altrettanto facilmente con l'esempio di grandi imprese private che lasciano invece gran parte dei loro costi in carico allo Stato (come ad esempio i cassaintegrati) per pagare invece le loro imposte in altri paesi dell'Unione Europea (per esempio Olanda).


ID73676 - 01/10/2017 17:38:01 (Dioniso) Pur se con fatica...
tra l'esperienza "socialista" di forte pianificazione pubblica dell'economia, e quella "liberista" dove il mercato è regolatore degli interessi collettivi, mi sforzo di guardare con favore alle migliori esperienze italiane, dove la capacità imprenditoriale è regolata e limitata dalla salvaguardia degli interessi pubblici e quindi dalle Autorità pubbliche. Non vivo il profitto/guadagno del privato come una ingiustizia sociale, e se tale profitto è frutto di un serio e trasparente equilibrio tra il mercato ed il bene pubblico, allora penso si possa mettere insieme il meglio dell'una e dell'altra vocazione. Credo, però, che dovrebbe essere spiegato e dichiarato con maggiore chiarezza e coraggio quali sono gli investimenti che il privato è chiamato a fare, e quali sono gli utili che il privato si porterà a casa, in cambio di quali e quanti servizi. In questo modo i cittadini potrebbero svolgere al meglio il proprio pensiero. Grazie


ID73677 - 01/10/2017 21:22:08 (PETER72) Sinceramente...
non vivo nemmeno io il profitto/guadagno come una ingiustizia sociale ma anzi ritengo possa essere sicuramente uno degli stimoli essenziali per un miglioramento dei vari settori dell'economia. Purtroppo nella realtà italiana il profitto/guadagno è corrisposto spesso e volentieri ad altre nostre peculiarità difficilmente debellabili come la criminalità, la corruzione e l'evasione fiscale e questo non ha fatto altro che acuire le inefficienze, i disagi e le tante disparità sociali


ID73678 - 01/10/2017 22:08:14 (CASTELLANO) Complimenti!
Mi rivolgo a Dioniso e a PETER72, senza entrare nelle loro argomentazioni circa il tema dell'articolo cui si riferiscono i loro commenti: complimenti!!!Avete saputo valorizzare la preziosa opportunità che Vallesabbianews ci offre - informazione e possibilità di commentare - utilizzando competenza, eleganza e rispetto reciproco: così, credo, dovrebbe essere sempre. Vi ringrazio davvero per il modo in cui vi siete espressi, costituendo un concreto esempio per tutti i fruitori di questo prezioso (lo ribadisco) strumento di informazione. Grazie davvero!(Una pubblicità degli scorsi decenni recitava: Meditate, gente. Meditate ...)



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