Skin ADV
Venerdì 18 Gennaio 2019
Utente: Password: [REGISTRATI] [RICORDAMI]


 
    






Tesori nascosti

Tesori nascosti

di Valentina Marchi



17.01.2019 Gavardo Villanuova s/C Muscoline

17.01.2019 Gavardo Villanuova s/C Valsabbia

16.01.2019 Gavardo

17.01.2019 Bagolino Valsabbia

16.01.2019 Valtenesi

17.01.2019 Vobarno Gavardo Salò

17.01.2019 Vobarno Gavardo Salò

17.01.2019 Casto Valsabbia

16.01.2019 Gavardo

16.01.2019 Vobarno






03 Gennaio 2018, 09.04
Valsabbia
Tradizioni

Il rito del «Canto della Stella»

di Giuseppe Biati
Un tempo, ma anche oggi in una rivisitata tradizione, in Valle Sabbia, la gente nella notte che precedeva l’Epifania vegliava fino a notte fonda, in attesa della “Stella”

Ero ancora bambino, ma l’attuale ricordo, quasi in dissolvenza, mi riporta vivide le immagini dei cantori, rigorosamente tutti maschi, con i grandi cappelli neri e i lunghi mantelli di felpa.

Canti itineranti e questue rituali portavano i giovani del paese, di quasi tutti i borghi valsabbini, a sostare con una rudimentale stella di cartapesta, internamente illuminata dalla ballerina luce di una candela, davanti alle abitazioni e via via lungo le strade.
Il canto, espresso con le varie laudi cantilenanti, giungeva ora lontano ora prossimo, a secondo del lento snodarsi della anomala processione.

La tradizione della Stella, canto esplicitamente epifanico
, ha lontane origini nel territorio montano valsabbino e probabilmente è di antiche derivazioni orientaleggianti.
La stella simboleggia il viaggio dei Re Magi.

Lo svolgimento del rituale avviene generalmente la sera dell’Epifania
, con i cantori che iniziano il loro giro che li porterà ad eseguire la cerimonia per tutto l’abitato, preferibilmente davanti ai gruppi di case o ai crocicchi delle strade.

Durante il giro viene effettuata una questua che frutta generi alimentari e denaro per la finale festa collettiva o per donare in beneficenza.
Poco si sa di certo riguardo alla natura e all’origine di questo repertorio poetico-spirituale, ma realistici possono essere gli accostamenti dei più comuni canti della Stella (diverse le varianti) ad alcune Laudi Spirituali medioevali e postmedioevali.

Altrettanto probabile può essere l’utilizzo di questo strumento popolare litanico – di facile memorizzazione e di sicura presa emotiva – dal periodo del Concilio di Trento allo scopo di arginare il grande favore popolare incontrato dalla Riforma in aree vicine all’arco alpino e principalmente influenzate dalla cultura nordica.

Questa campagna operata dalla Controriforma potè essere avviata massicciamente e velocemente grazie al meccanismo delle “Laudi a travestimento spirituale”, col quale poterono essere composte molte nuove Laudi di contenuto morale utilizzando la melodia profana, con poche modifiche strutturali, in modo tale da essere utilizzate dal popolo.

La grandissima diffusione di questo canto è facilmente da imputare alla sua circolazione popolare in libretti e fogli volanti, ma soprattutto alla tradizione orale degli anziani, che, oltretutto conoscendo anche le varianti dei cantori dei paesi vicini, tendevano rigorosamente a validare le loro come originali e assolutamente non spurie.

Si pensa, a buon titolo, che il Sei/Settecento fossero comunque i periodi di maggior penetrazione di questi canti nel tessuto sociale, raggiungendo l’apice, anche per il culmine raggiunto dal fervore di ricostruzione degli edifici sacri e di restaurazione religiosa, tipici di questi due secoli.

E’ da ritenere che le parole e le armonie attuali, a distanza di almeno due secoli, sia nel titolo che nel testo e nelle stesse melodie, siano rimaste integre, senza alcun tipo di intervento deviante o corruttivo.
Un riferimento sicuramente dovuto è quello individuabile, oltre al portato sacro e teologico, al senso del ringraziamento, tipico dei questuanti; maggiori benedizioni e grazie venivano ipotecate per i migliori offerenti.
I questuanti potevano senz’altro essere riconoscibili nelle molteplici locali confraternite, ognuna dedita ad una particolare devozione o posta a presidio di un punto focale della religione.

Testo epifanico, ma non solo.
Quasi tutte le tipologie dei canti nei vari paesi valsabbini affrontano i temi dell’intera vita del Cristo, dalla nuda stalla, dalla notte magica, al viaggio dei Magi (tema ovviamente centrale), alla strage degli innocenti, al viaggio in Egitto, per finire con la predilezione verso il drammatico evento della crocifissione e del conseguente dolore, con esplicita citazione del buon ladrone, chiaro riferimento popolare del pentimento sincero e del perdono avvenuto.

Ritorna, anche quest’anno, come in ogni Natale, in Valle Sabbia, il canto popolare della Stella, col suo fascino folclorico di antica laude itinerante: non rappresenta certamente più il pathos religioso di un rituale passato e, pur essendo unico, non è nemmeno rispondente alle aspettative funzionali di una società che non esiste più; mantiene, però, nella Valle, una grande importanza storica e una indubbia vitalità di origine autenticamente popolare.

Per me che lo seguivo fin da piccolo, a dovuta distanza per una rappresentazione di soli grandi, e, poi, da ragazzetto, pienamente partecipe del gruppo dei questuanti, è certamente, a tutt’oggi, la riscoperta di un primordiale sentire, non vacuo e rituale, ma profondamente autentico e gelosamente custodito.

C’è un altro aspetto che collima con un augurio natalizio:
“queste voci” vanno ascoltate non come l’eco di un mondo che scompare e non appartiene più a un oggi così diverso, ma come la testimonianza dell’esistenza, dentro un paesaggio sempre più inarrestabilmente globalizzato e ostentatamente liberista, con tutte le sue dure conseguenze, di un piccolo filo rosso di cultura “autonoma” e “alternativa”, cioè di una civiltà con una sua storia, con dei suoi precisi connotati, con una sua visione del mondo, ancora capace, pur in una drammatica condizione di ricordo, di resistere alla ”inculturazione” e alla ”alienazione” dei sistemi consumistici e dei suoi massificanti strumenti di mediatica moderna comunicazione.

Di seguito riporto una dizione del testo raccolta in “Chèl pòc che g’òm nòter vèl dom”, in “Canti e Mimi del Teatro Popolare” di Provaglio Val Sabbia, del 31 ottobre 1979.

“Ogni anno ritornano i viandanti della notte con la stella: cantano l’inno della luce al bambino povero e infreddolito…”.


1.Noi siamo i tre re
venuti dall’Oriente
per adorar Gesù,
che è un Re superiore,
di tutti il maggiore,
di quanti nel mondo
ne furon giammai.

2.Ei fu che ci chiamò
mandando la stella
che ci condusse qui.
“Dov’è quel Bambinello,
grazioso e bello?”
“In braccio a Maria,
che è Madre di Lui!”.

3.L’amabile Signor
si merita i doni
assieme ai nostri cuor,
perciò abbiam portato
incenso odorato
e mirra ed oro
intorno al Re Divin.

4.Quell’oro che portiam
soccorre di Maria
alla sua povertà;
l’incenso è l’odore
che toglie il fetore
di stalla immonda
in cui troviam Gesù:

5. E questa mirra poi
insegna del Bambino
la vera umanità;
ci mostra la passione
l’amaro boccone,
l’amara bevanda
che per noi soffrirà.

6. Or noi ce ne andiam
ai nostri paesi
da cui venuti siam;
ma qui ci resta il cuore
in braccio al Signore,
in braccio a Maria
e al Bambinel Gesù.

Di Giuseppe Biati

Invia a un amico Visualizza per la stampa




Commenti:

ID74689 - 03/01/2018 17:21:44 (Iva) Belle le tradizioni
Cerchiamo di portare avanti le nostre tradizioni sono cosi' sentite e cosi' belle. IVA


ID74721 - 05/01/2018 19:31:16 (lz) Grazie "BEPPE"
Ancora un ottimo saggio del prof. Giuseppe Biati sulle tradizioni che sono parte inalienabile della nostra storia. Come sempre riesce a spiegarcene efficacemente il significato ed il vissuto sotto ogni aspetto: culturale, sociale e religioso. Un prezioso contributo di conoscenza.



Aggiungi commento:

Titolo o firma:

risposta a:

Commento: (*) ()





Vedi anche
19/11/2015 16:55:00
Una riflessione A margine della presentazione della ristampa anastatica de “Il Ribelle” e “Brescia libera”, lo storico Giuseppe Biati ci ha regalato questo intervento. Dà indicazioni sul futuro di tutti noi. Lo pubblichiamo volentieri


16/09/2017 09:14:00
«Quello di cui non ho sentito parlare» Il passaggio dalla cultura del contenuto alla cultura dell’apprendimento. Una disanima filosofico-pedagogica di Giuseppe Biati


15/09/2016 15:50:00
«Lui scende a Nozza o a Vestone?» E' trascorso un anno dalla scomparsa di Pino Greco, montanaro degli Abruzzi e più valsabbino dei valsabbini. Beppe Biati oggi ci dà modo di ricordarlo. Lo facciamo molto volentieri

13/01/2018 06:38:00
Il Carnevale di Livemmo Si parla già di Carnevale. Il professor Biati ci manda questa riflessione sulla tradizione a lui più cara, quella di Livemmo, che però abbraccia anche tutte le altre


08/09/2016 13:20:00
Canto d'amore... e di dolore Gioie e dolori, abbinamento coniato per le donne, ma anche per i motori. Come quelli rombanti che per un'intera domenica hanno tediato Giuseppe Biati, perticarolo vero, uomo di scuola e di profonda cultura. Che ci ha scritto



Altre da Valsabbia
18/01/2019

Grazie Mauro, padre affidatario

Una persona speciale prematuramente scomparsa alla quale il Servizio Affidi della Comunità montana di Valle Sabbia vuole esprimere un sentito ringraziamento

18/01/2019

Appuntamenti del weekend

Ecco una selezione di eventi, concerti, spettacoli in cartellone questo fine settimana in Valle Sabbia, sul Garda, a Brescia e provincia


17/01/2019

Preso il sequestratore, Mirko è libero

Svolta nelle indagini sul sequestro dell’operaio 45enne di Gavardo, ritrovato vivo. In manette è finito il suo rapitore, il marocchino 37enne che l’ha tenuto prigioniero per quasi due giorni.
Aggiornamento ore 7
(5)

17/01/2019

Lombardia - Sicilia uno a zero

Bella e brava, lo chef bagosso Sara Scalvini ha surclassato il collega Peppe Aloisi che nella trasmissione “Cuochi d’Italia” rappresentava la Sicilia (2)

17/01/2019

Un impiegato per il Gal

C’è tempo fino a lunedì 21 gennaio per partecipare al bando indetto dal Gal GardaValsabbia2020 per l’assunzione di un addetto alla segreteria amministrativa e istruttore tecnico

17/01/2019

Una nuova Materna per Casto

Profondamente rinnovata la struttura, che diventa comunale, come la gestione che rimane in carico alla Fondazione Ugo Lucchini. Nuova vita per la scuola dell’Infanzia di Casto

15/01/2019

Multe per i furbetti del sacchettino

Sono una decina e interesseranno episodi di abbandono rifiuti registrati nelle scorse settimane a Bione, Idro, Mura e Roè Volciano (6)

14/01/2019

Data, luogo e... foto

Segnalateci gli episodi di degrado del territorio, in particolare riguardo alla pessima abitudine di alcuni di gettare rifiuti. Renderemo pubblica ogni vostra fotografia (5)

13/01/2019

Pochi ma buoni

Dieci agenti per sedici Comuni valsabbini dove vivono quasi 30 mila abitanti. Eppure, oltre che compiere tutte le mansioni loro delegate, gli agenti dell'Aggregazione di polizia locale della Valle Sabbia trovano il tempo di effettuare servizi antidroga
(3)


12/01/2019

Appuntamenti del weekend

Ecco una selezione di eventi, concerti, spettacoli in cartellone questo fine settimana in Valle Sabbia, sul Garda, a Brescia e provincia



Eventi

<<Gennaio 2019>>
LMMGVSD
123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031



  • Valsabbia
  • Agnosine
  • Anfo
  • Bagolino
  • Barghe
  • Bione
  • Capovalle
  • Casto
  • Gavardo
  • Idro
  • Lavenone
  • Mura
  • Odolo
  • Paitone
  • Pertica Alta
  • Pertica Bassa
  • Preseglie
  • Prevalle
  • Provaglio VS
  • Roè Volciano
  • Sabbio Chiese
  • Serle
  • Treviso Bs
  • Vallio Terme
  • Vestone
  • Villanuova s/C
  • Vobarno

  • Valtenesi
  • Muscoline
  • Garda
  • Salò
  • Val del Chiese
  • Storo
  • Provincia