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Divieto di sosta!

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09 Novembre 2013, 07.02
Treviso Bs
Briciole di Cultura

Le dolci atmosfere di Treviso Bresciano

di Alfredo Bonomi
Lo sguardo del nostro Pollicino-Bonomi oggi si sofferma su Treviso Bresciano, terra dell'ospitalità

Quando l’autunno dipinge i boschi con una miriade di colori che compongono una sinfonia di sfumature e dona atmosfere cos√¨ accattivanti da rendere il cuore pi√Ļ tranquillo e disponibile, una gita in quel di Treviso Bresciano √® veramente consigliabile.
√ą assicurata una giornata densa di emozioni che possono anche essere opportunamente accentuate da un gustoso spiedo da consumarsi in una delle trattorie locali che si sono meritatamente assicurato un buon nome ed un alto indice di gradimento.
 
La terra di Treviso è ubicata in una posizione geografica fortunata ed in un contesto paesaggistico di pregio.
√ą stata uno snodo di comunicazioni di “alta quota”, assai frequentate lungo i secoli della “storia degli uomini”.
Aperta verso Capovalle, per moltissimo tempo chiamato “Hano”, cio√® “porta della Valle” per essere l’ingresso in Valle Sabbia per chi proveniva dalle montagne del Trentino, verso la Val Degagna, il collegamento privilegiato e pi√Ļ diretto per chi dalla pianura era diretto nei "paesi del nord”, verso Idro e Vestone, √® stata interessata dal passaggio di viandanti, commercianti, di eserciti, di uomini di fede, in tempi di pace e di guerra.
 
Le vedute stupende sul lago di Idro, le balze delle montagne, non ancora troppo aspre non pi√Ļ collinari, un dolce paesaggio che abbraccia quasi amichevolmente chi l’osserva, le atmosfere con delicate sfumature di colori hanno sottolineato, nel corso degli anni, una “vocazione all’ospitalit√†”, gi√† sperimentata sin dal 1700 dalle pi√Ļ agiate e distinte famiglie di Vestone che qui ebbero le loro seconde dimore per il riposo fisico e per quello dello spirito.

La valletta del Gorgone, una “preziosit√† paesaggistica” impensata, che impressiona piacevolmente chi ha l’occasione di attraversarla, collega il nodo montagnoso di Treviso con il fondovalle di Vestone.
La nascita delle borgate di Vico, Trebbio e Facchetti si perde nella notte dei tempi; sicuramente va ricercata nelle vicende seguite alla caduta dell’ Impero Romano e nel Medioevo, allorch√© la zona, proprio per le sue peculiarit√† boschive e faunistiche, divenne riserva di caccia.
Infatti le prime notizie riferite a Treviso sono da rapportare al nome originario di “Cazzi” (in tutte le sue varianti), al suo vero significato di vaste estensioni di terreno di caccia demaniali, passati in propriet√† ai Duchi longobardi, poi ai Franchi attraverso i loro Gasindi e Gastaldi, infine al Vescovo di Brescia per donazione regia, oltre che monasteri bresciani di S. Salvatore e di Leno.
 
La dedicazione della parrocchiale a S. Martino √® il segno pi√Ļ evidente di questa presenza monastica.
La prima storia di Treviso ruota quindi tutta intorno alle reminescenze di battute di caccia, di suoni di corni, di nobili imperiali, di vescovi, di Gastaldi e delle fatiche degli umili paesani al servizio dei piaceri e dei diletti dei potenti di turno.
Cos√¨, mentre gli abitanti dei tre nuclei alternavano il lavoro servile per gli obblighi imposti dal Feudo vescovile con quello autonomo nelle loro piccole propriet√† dissodate a fatica, la vicin√¨a amministrava ed organizzava l’uso dei beni pubblici, consistenti nei vasti boschi.
 
Intanto la fede manifestava, anche visivamente, la sua forza nella costruzione delle prime chiesette, dipendenti dalla Pieve di Idro, poi incamminate verso l’autonomia della Parrocchia, ottenuta dopo lunga attesa e resa maestosamente evidente nella ricostruzione in forme barocche delle parrocchie di S. Martino e nel suo arricchimento con stucchi, affreschi e con le fastose soase dei Bosca√¨.

Tornando al nome, considerato che anche la lingua si adatta ai cambiamenti, quello originaria mut√≤ quando l’economia del paese non fu pi√Ļ legata al feudo vescovile.
Il 24 maggio 1532 la Vicin√¨a Generale di Treviso decise il nome: da “Cacii” o “Cazzi” diventava “Trevisii” o “Treviso”. Si modificava cos√¨ una dizione perch√© l’antica denominazione che richiamava la memoria della riserva di caccia vescovile, in un’epoca nella quale la comprensione del latino iniziava a vacillare e le parole tendevano a smarrire il loro vero significato, era ritenuta sconveniente ed impudica.
La storia, nel corso dei secoli, ha percorso la sua traiettoria anche a Treviso Bresciano.
 
Un dato √® per√≤ assodato. Il paese non √® mai stato isolato, bens√¨ interessato alle novit√†, purtroppo non sempre piacevoli come il passaggio dei Lanzichenecchi diretti al sacco di Roma nel 1526 e l’arrivo delle terribili pestilenze ancora ricordate dagli “ex-voto” affrescati sulle “santelle” sparse nel territorio.
Una costante si √® mantenuta a lungo nelle usanze e nell’economia del paese ed √® quella di essere stato scelto come luogo di diletto e di esercizio dell’arte venatoria da parte di ricche famiglie del fondovalle.
 
Questa presenza, che √® stata rafforzata dal binomio stretto formato dalla salubrit√† dell’aria della “media montagna” e dall’abitudine di considerare la caccia non solo un diletto ma anche un fattore economico, a partire dalla seconda met√† del 1600, sino a buona parte del 1900, si √® concretizzata, prima del pi√Ļ recente arrivo dei lumezzanesi, nei numerosi roccoli dove le famiglie benestanti di¬† Vestone, con in testa i Materzanini, i Glisenti ed i Pialorsi, nei soggiorni autunnali resi pi√Ļ appetibili dai profumati spiedi che rendevano pi√Ļ sopportabili le prime impennate delle temperature, alternavano il diletto con la messa a punto di strategie famigliari ed economiche.
 
Nei primi decenni del ‘900 con la “grande guerra” Treviso √® diventato “zona di confine” ed ha visto una nuova viabilit√† militare, poi recuperata ad uso civile, e la costruzione dell’imponente forte di Valledrane.
Venuto meno, con lo spostamento del fronte sulle Alpi, quel ruolo e taciuto il rombo dei cannoni, il paesaggio e la salubrità del luogo hanno ripreso il loro posto e sono diventati i veri artefici di un nuovo sviluppo.
 
Il sanatorio di Valledrane, la presenza di distinte famiglie bresciane, l’apertura di diverse trattorie ed il soggiorno di molte famiglie nei mesi estivi, hanno fatto di Treviso la “Terra dell’ospitalit√†” cara anche ai valligiani.
L’attualit√† √® pi√Ļ problematica, tra progettualit√† e contingenze non sempre facili.
Certo, la dolcezza del paesaggio, il decoro delle contrade, la non eccessiva lontananza dai centri industriali della Valle, possono essere elementi per “la carta vincente” di una residenza apprezzata purch√© accompagnata da servizi adeguati (perch√© non valorizzare adeguatamente le “radici” del pi√Ļ grande architetto operante a Venezia nel 1700, Giorgio Massari?)
 
In questo contesto di storia, di paesaggio, di problematiche e di progettualit√†, la parrocchiale di S. Martino, punto di raccordo visivo, artistico e religioso del territorio e della comunit√† locale, rimane la sintesi tra la storia e l’attualit√†.
 
La tradizione gioca a Treviso ancora un ruolo forte e la fede ne √® una solida componente che si manifesta, con spirito corale di devozione alla “Madonna delle Pertiche”, in solenni processioni decennali, dove sentimento e fantasia creativa si fondono mirabilmente.¬†
                 
 
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Commenti:

ID37615 - 09/11/2013 09:41:13 (Danila Gnecchi) Danila
Una bella pagina, raccontata come sempre in modo affascinante. Complimenti !



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