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15 Novembre 2007, 00.00
Treviso Bs
Storia

La peste a Treviso Bresciano - prima parte


Un male oscuro che periodicamente falcidiava intere comunità. Questa era la peste. Così era anche a Treviso Bresciano, dove alcune tristi vicissitudini sono state narrate da don Sandro Gorni.
Un racconto che abbiamo diviso in quattro puntate.
Attraversare la Valle dei Morti a Treviso Bresciano equivale ad esplorare il fondovalle a tratti paludoso sul quale si affaccia il paese, guardando verso i monti che lo separano da Provaglio. Con la consapevolezza del buio, della paura, del disgusto misto a terrore che deve aver sopraffatto le semplici anime montanare che hanno visto più volte falcidiati dalla peste i propri cari gli amici e conoscenti, in un crescendo che ha ridotto più volte l’abitato a poche famiglie sopravvissute. Sono trascorsi i secoli, il tempo ha creato in sé altre selezioni e scelte rispetto all’andamento demografico del paese. Resta testimoniato nel libro di Don Sandro Gorni quello che fu la peste nelle due ondate più poderose che il tempo ricordi: nel 1577-8 e quella di manzoniana memoria del 1630.
(prima parte di quattro)

La peste di San Carlo
“La peste è un terribile flagello, che nei secoli passati ha colpito spesso le popolazioni, seminando ovunque morte, desolazione, dolore, miseria. Le cause sono da ricercare prevalentemente nella scarsità della alimentazione, nelle quasi inesistenti condizioni igieniche sanitarie, nell’assoluta mancanza di medicinali per combattere la infezione e vincere così il contagio.
E’ un vero flagello, che a tratti ha dominato la vita bresciana, devastando la città e i paesi, spopolando la campagna e la montagna.

Anche il nostro territorio è stato colpito più volte; per ragioni di spazio ci limitiamo ad accennare alle pesti propagatesi a Treviso Bresciano prima del 1630; mentre daremo maggior risalto a quella del 1630 "di manzoniana memoria". Nel paese è ben presente nei ricordi degli anziani e pure per la Santella dei Morti e per la Valle dei Morti: costruzioni e località che fanno esplicito riferimento al terribile contagio sviluppatosi in mezzo a noi nell'estate del 1630.
Prima di tale data si era diffusa nel 1312, nel 1449, nel 1450 e ancora di frequente in quei decenni.

La peste del 1577-8, detta di S. Carlo, non risparmiò il paese, come non risparmiò il resto del territorio bresciano. Fu detta di S. Carlo, in quanto in quel tempo S. Carlo Borromeo era Arcivescovo di Milano, Cardinale e Metropolita della Lombardia. La sua missione lo portò a compiere la visita pastorale nelle parrocchie bresciane. Inoltre venne detta “peste di S. Carlo” in quanto il porporato fu in prima linea nell’impegno a curare gli appestati e ad alleviare le sofferenze del popolo lombardo.
La pestilenza, che nel 1576 aveva fatto la sua comparsa nella nostra provincia, desolando Iseo, scoppiava l’anno dopo con inaudita violenza a Brescia. S. Carlo Borromeo inviava fra Paolo Bellintani a dirigere con ferma disciplina il Lazzaretto. La peste era stata portata da Trento da un mercante cremonese; nell’agosto se ne manifestava un focolaio in città a S. Faustino.

Dopo una apparente remissione, di cui taluno approfittò per abbandonarsi a deplorevoli bagordi, il contagio riprese, diffondendosi in provincia, benchè la città fosse stata “bandita”. Vani furono i rimedi e le misure di difesa, perché il morbo continuò a spargere morte e desolazione fino all’inizio dell’inverno. “Come stupide si aggiravano le genti: era un popol che attonito e smarrito lasciava libero il corso alla piena di un male contro cui non voleva resistere”.
Le perdite di vite umane, senza considerare quelle materiali, si aggirarono sui 10 mila morti in città, e nelle stesse proporzioni furono le vittime della provincia, compreso il territorio della Valle Sabbia.

Nella nostra parrocchia a quel tempo non era ancora iniziato il libro con la registrazione dei defunti, secondo le disposizioni del Concilio di Trento. Soltanto più tardi, purtroppo, i Rettori di Treviso Bresciano sentirono il dovere di provvedere alla bisogna; siamo però nel 1663, a cura di Don Lodovico Turri nativo di Bione, nominato a 38 anni nel 1663, e morto il 26 maggio 1706”.
Il calo demografico a Treviso Bresciano fu di circa 50 persone, che certamente sono morte a causa del terribile contagio della peste detta "di S. Carlo”.

(-continua)
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