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27 Agosto 2016, 09.22

Eppur di muove

Contro i sacerdoti severiniani

di Leretico
Rispondo all’articolo “Sull'etica, sua forma attuale e sua concretezza” comparso sul giornale il 4 agosto 2016 perché in esso vengo chiamato in causa

Lo faccio perché ritengo importante rispondere ad alcuni concetti di fondo in quell'articolo che mi sembrano perniciosi.

Il mio allarme viene dal fatto che ogni volta che nella storia dell'uomo mortale qualcuno, qualche sacerdote, è salito sul pulpito per spiegare l’interpretazione autentica del verbo di un noto filosofo, da quel momento non sono venuti che guai.

Ma veniamo all’oggetto del contendere, ché di una contesa si tratta.

Premessa maggiore

Il pensiero dominante dell’Occidente è il nichilismo: l’atteggiamento in cui l’ente in quanto ente viene pensato e vissuto come un niente. Si può cogliere il fondamento nichilistico della nostra civiltà solo in quanto ci si conduca e mantenga nella testimonianza della verità dell’essere (Essenza del nichilismo – Adelphi 1982).

La struttura originaria della verità dell’essere non è un “prodotto teorico” dell’uomo (come singolo, o come gruppo sociale); e non è nemmeno “Dio”, o il prodotto di un dio. Ma è il luogo, già da sempre aperto, della Necessità e del senso originario della Necessità. Solo all’interno di questo luogo può apparire la necessità che l’essenza dell’Occidente sia il nichilismo. Solo all’interno della struttura originaria della Necessità può apparire la struttura dell’alienazione essenziale dell’Occidente. [...]

La struttura originaria” tenta appunto di esprimere per la prima volta, ma nel modo più determinato e concreto, l’inconscio che sta alle spalle della stessa struttura inconscia dell’Occidente, il sottosuolo che giace ancora più in fondo del sottosuolo costituito dal pensiero fondamentale in cui ormai tutto viene pensato e vissuto dalla civiltà Occidentale. [...]

Il mortale è la contesa tra il luogo della Necessità e la persuasione, cioè la volontà – che fa irruzione in quel luogo -  che la terra sia la regione sicura. La terra; cioè la totalità delle cose, umane e divine, che vengono e vanno: che entrano nel cerchio dell’apparire della Necessità” ed escono da esso. La persuasione che la terra sia la regione sicura isola la terra dalla Necessità, la separa dal destino.” (Introduzione a “La struttura originaria” – Adelphi 1981).

Sintetizzando possiamo affermare: il destino della verità, la struttura originaria, si trova su un piano diverso, essendo un luogo diverso, rispetto a quello della terra isolata. La verità, il destino, essendo sfera più ampia, contiene la terra isolata dalla verità, la vede isolata ed è isolata per effetto del nichilismo. Il mortale è il luogo della contesa tra queste due sfere, questi due piani. Il fatto che la terra isolata esista, appaia, significa che doveva, e deve, essere e apparire per come è e appare.

Premessa minore

Il tramonto (e il tramonto definitivo) del contrasto tra il destino della verità e l'isolamento della terra è per la verità un problema autentico.
In ciò che il linguaggio riesce attualmente a testimoniare della verità non appare l'impossibilità di tale tramonto - cioè l'impossibilità dell'oltrepassamento della contraddizione in cui quel contrasto consiste, cioè l'impossibilità dell'accadimento della salvezza della verità, intesa appunto come tramonto del fondamento dell'errare.

Appare invece l'impossibilità che il finito si apra sino al punto di diventare l'apparire infinito e compiuto del Tutto. (Studi di filosofia della prassi - Adelphi 1984 - Postilla 44 pag. 364)

Ma si tratta anche di comprendere che il senso che un'epoca possiede dell'"esser cosa" non è semplicemente un "concetto", un semplice "pensiero", una mera "contemplazione": all'opposto, nell'accadimento del mortale il senso dell'"essere cosa" è l'originariamente voluto: è la volontà del mortale che stabilisce il senso dell'"esser cosa" delle cose: è la volontà di potenza che, di volta in volta, lungo la vicenda dell'accadimento del mortale, ha presentato come evidenza originaria il senso che la "cosa" andava di volta in volta prendendo.
È sì accaduto che la volontà di potenza fosse interpretata come "contemplazione"; ma l'anima della "contemplazione" di cui il mortale è capace è la volontà di potenza che, nella sua forma originaria, isola la terra dal destino della verità, e predispone le cose ad essere pensate come ciò che esce dal niente e vi ritorna. (Studi di filosofia della prassi - Adelphi 1984 - Appendice pag. 371)

In sintesi: il nichilismo è il modo di intendere il senso della cosa. Se essa è pensata come oscillante tra l'essere e il nulla (senso greco) allora non può che esistere il nichilismo. La volontà di potenza vuole la cosa come oscillante, quindi dominabile. Ma riesce infine a dominarla? No, perché la cosa, essendo eterna, ossia non potendo oscillare tra essere e nulla, non può essere nemmeno dominata. Nonostante ciò il mortale crede fermamente nel volere e non si rende conto, perché il vedere vero è nel suo inconscio più profondo, di volere l'impossibile. Ma potrebbe il mortale non volere? Potrebbe con una decisione, ossia con la volontà, non volere? Certamente no! Se è così allora il mortale, ripeto e sottolineo il mortale, può solo volere e rispetto al destino della verità non può fare nulla, proprio perché il fare sarebbe ancora una volta una volontà e per questo una contraddizione rispetto alla verità.

Prima conclusione: il decidere

Come decidere, cosa fare per uscire dalla follia essenziale? (La follia essenziale è il nichilismo, che isola la terra dalla verità, che crede che l'essere sia nulla - l'affermazione dell'inciso tra parentesi è mia).

Ebbene, anche a costo di deludere, debbo dire che il senso del "decidere" appartiene al senso greco della "cosa" (ossia al nichilismo - l'inciso tra parentesi è mio).

Infatti, quand'è che noi decidiamo? Quando ci impadroniamo di una cosa, strappandola dal suo contesto. Marx non ci ha detto infatti che il "lavoro" - ossia lo spazio in cui si concreta il decidere - è un rompere il "legame immediato" che tiene unite le cose?

Ma "decidere" vuol dire appunto rompere il nesso immediato che lega le cose. "Decidere" significa de-caedere, ossia "tagliare". Il "de-cesso" è la morte; il decesso nomina il taglio della vita. Decidere vuol dire tagliare, separare.

Ma la separazione operata dal decidere è la stessa separazione che taglia il legame che unisce la cosa all'essere e la fa oscillare senza radici, tra l'essere e il niente. Il decidere appartiene all'essenza della follia estrema dell'Occidente.

Quindi non si può dire come dobbiamo "decidere" per uscire dalla follia.
Dovremo allora incrociare le braccia e restare ad attendere quello che viene dal cielo? No: è una decisione anche questa. Dobbiamo ucciderci? No: è una decisione anche questa.

Con queste considerazioni siamo sospinti a pensare l'accadimento storico in modo abissalmente diverso da quello al quale noi siamo abituati, cioè come una dimensione in cui tutti noi ci diamo da fare e decidiamo.
Ma intanto alla domanda si deve rispondere così: se l'uscita dalla follia, se la liberazione dall'alienazione fossero determinate da una decisione (cioè da un'"azione"), allora tale uscita e liberazione sarebbero inevitabilmente un permanere nella follia. (Studi di filosofia della prassi - Adelphi 1984 - Appendice pag. 378)

Non è possibile uscire dalla follia dell'azione, mediante un certo tipo di azione. Ma è anche possibile lasciarsi sfuggire il senso autentico dell'affermazione che il rifiuto di ogni verità assoluta, da parte della cultura moderna e contemporanea, determina lo svuotamento di senso delle categorie del "valore", del "diritto", della "giustizia", sì che l'unico senso possibile della parola "verità" rimane quello della capacità pratica di imporsi sulle forze contrastanti. [...]
Al di là dei confini della follia estrema, già da sempre si apre il destino della verità, dove la verità non è ciò che deve "essere messo in pratica" , ma è l'apparire dell'alienazione del "mettere in pratica". Qui l'apparire del destino della verità è la stessa "volontà" (nel significato inaudito che questa parola possiede al di fuori dell'alienazione dell'Occidente e del nichilismo) che vuole il destino. (Studi di filosofia della prassi - Adelphi 1984 - Appendice pag. 390-391)

In sintesi poiché incrociare le braccia è un fare, o volere, così come lo è il decidere di non incrociarle e quindi di operare, all'uomo mortale non resta che muoversi nel volere, in cui la verità creduta non è la verità, proprio perché creduta. La verità invece è da sempre il destino, mentre nella cultura moderna contemporanea è, e non può essere che così, capacità pratica di imporsi, cosa che non è sicuramente verità. Ciò vuol dire che all'uomo mortale non rimane che continuare a volere, continuare a cercare di imporsi, anche dopo aver capito con grande sforzo che il suo volere è comunque contraddizione. Chi crede, con l'adozione di una interpretazione, di poter usare la verità come spada di dominio, non è nella verità. Compie invece un doppio errore: il primo credendo di poter usare la verità come strumento, il secondo credendo che, imponendosi sull'avversario, si riesca a far prevalere la verità.

Seconda conclusione: l'etica

Se abbiamo capito, per quanto sopra, che l'uomo mortale non può non volere, come da anni vado affermando, allora possiamo dire che ogni decisione, ogni azione del mortale è etica, cade nell'ambito dell'etica, se etica vuol dire "ramo della filosofia che si occupa di qualsiasi forma di comportamento (gr. ἦθος) umano, politico, giuridico o morale". E ogni azione è un volere.
Da qui, per esempio, potremmo concludere che nel mondo del mortale lo "scegliere" di non uccidere lotta contro lo "scegliere" di farlo. Se prevale il primo "scegliere" allora accadono (crediamo che accadano) certe cose che invece non accadono (crediamo che non accadano) se prevale il secondo.
Siccome l'uomo mortale non può non volere allora è costretto a scegliere, anzi sceglie in ogni caso, anche se è consapevole della non verità connessa a qualsiasi scelta egli possa fare. Non uccide, ma non è nella verità. E non lo sarebbe anche se decidesse di uccidere.

E ora veniamo al passaggio più sottile e anche più arduo per i più fanatici: posso cambiare il mio agire dopo aver conosciuto cosa intende Severino per verità? Influisce la filosofia severiniana sul mio fare, sull'etica, dal momento che vengo a conoscere la costruzione del suo discorso? La risposta dello stesso Severino è negativa. Non può! Scrive Severino: "Non è possibile uscire dalla follia dell'azione, mediante un certo tipo di azione". 

E allora chiunque scriva qualsiasi cosa basandosi sulla filosofia severiniana e lo facesse per controbattere un'altra volontà, se usasse le parole di Severino per affermare, per esempio, il valore positivo dell'uccidere in nome della maggiore potenza, cadrebbe in contraddizione perché userebbe tale scrivere (un'azione) mettendolo sul piano della volontà (un altro tipo di azione), spacciandolo per verità.
L'errore non sarebbe nel citare Severino ma nel pretendere che solo per questo tale scrivere sia la verità.
Il discorso di Severino invece parla dal piano del destino della verità e solo se ci si sforza di mettersi su quel piano si riesce a intuire.
Se malauguratamente ci si mettesse invece sul piano della volontà, si perderebbe immediatamente il valore di quell'intuizione e si cadrebbe proprio nella contraddizione che con tanta volontà si vorrebbe togliere.

Infatti ogni dire, ogni scrivere è una volontà, ma c'è chi ammette questo fatto e chi no, illuso con arroganza di avere in man
o la veritá (perché tutto viene da lì, dall'arroganza come deleteria forma di volontà), trasformandosi da severiniano a "sacerdote severiniano". Si diventa tali, facendo questa grave confusione, tutti tesi all'apostolato, a combattere con violenza chi si oppone al pseudo dogma severiniano, disconoscendo così totalmente proprio la filosofia di Severino "ab origine".

E si intenda bene: qui, il citare a mia volta Severino, il basarmi sulla sua filosofia, serve non a far prevalere la mia verità su quella di altri, ma proprio ad accettare la contesa come volontà tra le volontà, sapendo che tale contesa accade nella non verità, tra non verità, su quel piano e non su quello del destino.
In pratica sono consapevole, grazie a Severino, che il mio contrappormi qui al sacerdozio severiniano è una volontà, quindi non è verità, ma nemmeno ho mai pensato e preteso che lo fosse, e questo sin dall'inizio. Con tale consapevolezza si evita la contraddizione. I sacerdoti severiniani invece spacciano il loro discorso per verità assoluta, per questo sono sacerdoti ed è qui dove si annida il loro difetto originario.

Severino non ha mai incentivato l'omicidio oppure la legge del più forte.
Chi lo interpreta così è un sacerdote che da un lato strumentalizza la sua parola e dall'altro tende a renderlo divino, proprio per dar forza soprannaturale alla propria strumentalizzazione.
La sua filosofia non è apologia della violenza, come qualcuno traduce e ci vuole surrettiziamente far intendere. Così facendo permette che la struttura originaria decada a volontà, al solo scopo di dominare volgarmente di volta in volta l'interlocutore di turno.
Essa invece è tutt'altro: comprensione dell'incontrovertibile e, contemporaneamente, consapevolezza della contraddizione in cui vive l'uomo mortale.

Severino stesso scrive contro i sacerdoti: "Ma è anche possibile lasciarsi sfuggire il senso autentico [che i sacerdoti severiniani non capiscono e si lasciano sfuggire] dell'affermazione che il rifiuto di ogni verità assoluta, da parte della cultura moderna e contemporanea, determina lo svuotamento di senso delle categorie del "valore", del "diritto", della "giustizia", sì che l'unico senso possibile della parola "verità" rimane quello della capacità pratica di imporsi sulle forze contrastanti".
Ed è purtroppo questo senso inautentico della verità che perniciosamente leggiamo in certi articoli che mi chiamano in causa.

Leretico
 
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Commenti:

ID67823 - 27/08/2016 12:25:18 (Dru) Beh, intanto applaudo allo sforzo
Senza aver letto che il titolo, in quanto voler negare la verità è verità, si che la sua costituzione è negazione della negazione,cioè è negazione della volontà negantesi, o autonegazione.. Poi leggo...


ID67824 - 27/08/2016 12:50:22 (Dru) Diciamo che l'articolo è stato scritto contro di me, pensando ad un me che non mi corrisponde, basta leggere i miei scritti non con l'intento di negarli, ma con quello di leggerli...
E diciamo che per i suoi due terzi è anche ben confezionato: sulla storia della filosofia di Severino, posso dire ben poco, in quanto si copia e incolla quanto Severino ha scritto, con l'appunto che "Studi di filosofia della prassi" non è un saggio solo nella sua parte finale, nelle appendici. Lo studio approfondito della prassi come elemento costituente della filosofia, dopo il monumentale " La Struttura Originaria" credo che sia nata in Severino come impellente necessità di comorendere i motivi che stanno alla base dell'errore, ma ancora egli inquinato da quello, ha certo significato molto nell'indirizzo della Necessità dell'essere, ma poi non era ancora sufficientemente chiaro il distacco da quel apparire ancora nichilistico. Ma venimo a me è al presupposto arrogantissimo atteggiamento che avrei acquisito dalla potenza che il pensiero severininano mi ha porto in mano.


ID67825 - 27/08/2016 12:55:28 (Dru) Mi chiedo e ti chiedo
Ma non è forse ciò che vedi quello che vorresti vedere di me e non ciò che ormai credo con te vado inutilmente scrivendo ciò che tento di scrivere da anni? Cioè dove vedi sto apologia della morte nei miei scritti? Dove vedi l'arrogante spada che inneggia alla morte di tutti i bambini come autentico significato della potenza? Io penso che la difesa impossibile che fai di alcuni aspetti solo astratti del significato di Violenza ti leghino ancora a preconcetti su di me. Fammi capire dove il qui sacerdote, che tu ameresti superare e a cui intenderesti consegnare la vera dottrina del sacerdozio, sbatlia nelle sue parole e ne discuteremo, ma fin tanto che fai delle tue ipotesi e parole mie tesi, allora sei nel pericoloso recinto nichilista da cui vorresti e in cui ameresti distinguerti.


ID67826 - 27/08/2016 13:00:28 (Dru)
Attendo replica


ID67827 - 27/08/2016 13:10:28 (Dru) Non sono forse io, nel concetto di Violenza che hai astratto
quel nemico da abbattere che invece se tu leggessi in profondità le seppur bellissime parole scritte di Severino, non ti fanno affatto diverso solo per il fatto che tu credi nella "volontà buona" contrapposta a questi sacerdozi e a a questi violenti assolutisti della "volontà cattiva"?


ID67828 - 27/08/2016 13:18:34 (Dru) Tu ti credi diverso
Ma per "esser davvero diverso", quindi non credere solamente nel "diverso" ( i famosi piani che dici di distinguere, ma che invece sono da te posti come l'astratto dell'astratto del concreto) devi comprendere che l'"esser diverso" porta in sé una profonda identità, quell'"esser" appunto. Si che questo tuo scritto è profondamente immerso nel nichilismo e in realtà non lo riconosce affatto, si lo copia da Severino, ma non lo capisce, e la spada, maneggiata con poca dovizia, solo per la parte del linguaggio, è espressa dichiaratamente nelle tue parole scritte, per chi lo sa intendere. L'umiltà non l'hai affatto seguita e compresa in Severino, ma non desisto dal credere che un giorno la potrai incontrare anche tu.


ID67830 - 27/08/2016 13:26:42 (Dru) A proposito di umiltà
Che tu risponda ad un articolo solo perché sei chiamato in causa, non riduce la potenza del mio discorso e non ti fa bello, che con dovizia di retoica, che quella credi di satper usare, parlandoti schiettamente ti fa solo nudo. Che quando invece rispondi ad altri arricoli che non ti prendono in causa non rispondi? No, non vero! Che se non fossi stato peso in causa allora non avresti sceitto questo articolo contro di me? No! Non vero. La retorica, caro Leretico, è un riparo per deboli.


ID67831 - 27/08/2016 13:29:04 (Dru) Ma i filosofi
Scrivono il Sofista per mettere a nudo certi vizi del linguaggio.


ID67832 - 27/08/2016 13:29:34 (Dru)
Che mostrano inevitabilmente le debolezze umane.


ID67833 - 27/08/2016 13:48:35 (Leretico) Stiamo agli scritti
"Se uccido e quando uccido non subisco alcuna punizione, ma anzi progredisco nella scala del popolo, perché non debbo uccidere?" questa una delle domande da scardote che provengono dal tuo articolo del 4 agosto scorso. Adesso leggendo quanto qui ho scritto forse potrai capire megglio quanto vado dicendoti da anni e che puntualmente rifiuti e non ascolti. Il mio è un invito a ragionare, a togliersi da quell'atteggiamento fideistico che ti porta a confondere la filosofia di Severino per apologia della violenza. A piegarla trasformandola in strumento per dominare in ogni dove e in ogni caso l'interlocutore. La filosofia di Severino la possono leggere anche altri, non esiste l'interpretazione autentica dei sacerdoti, altrimenti si trasforma in dogma. Proprio come la usi tu. Il mio articolo è una critica e un augurio. Ma prima di rispondere ti conviene leggerlo bene, altrimenti corri il rischio di contraddirti ulteriormente.


ID67834 - 27/08/2016 13:53:52 (Dru) Dopo che sarai nuovamente alla ricerca di parole che possano negare quanto presumi di avermi capito, leggi queste parole di Severino, da: A Cesare e a Dio
Pag. 124 - si dice che la guerra è l'oltrepassamento di ogni limite mediante i mezzi utili a distruggere il nemico. Ma nessuno (e tu Leretico) si preoccupa di definire il senso della parola "distruggere". Che cosa vuol dire "distruggere"? Se questa domanda rimane senza risposta, ogni discorso sulla guerra rimane alla superficie. Se si sa scendere nel sottosuolo, si percepisce che l'essenza del distruggere è identica all'essenza del costruire e del produrre. Cioè che l'essenza della guerra è identica a ciò che chiamiamo "pace".


ID67835 - 27/08/2016 13:55:22 (Dru) È apologia della guerra questa?
O per caso voler confondere la guerra con la pace? Per te che sei poco avezzo al ragionamento severiniano si, ma non è così.


ID67838 - 27/08/2016 14:00:44 (Dru) La mia sopra che tu hai virgolettato
È lo stesso discorso che leggi qui sopra. Cioè, nell'essenza della evidente violenza, creduta come evidenza dal nichilista, non può accadere che la considerare come volontà buona la pace e volontà cattiva la guerra. Ma sia la volontà vuona che la volontà cattiva sono due astratti della stessa cosa, la vera violenza. Lo scrivo da 5 anni ma tu non vuoi ascoltarmi non perché non lo scriva, ma perché speri di negarmi. Ma per negarmi devi negar ciò che dico e scrivo, non ciò che vuoi tu che dica e che scriva.


ID67839 - 27/08/2016 14:02:22 (Leretico) Medita soprattutto su questo
Ma è anche possibile lasciarsi sfuggire il senso autentico [che i sacerdoti severiniani non capiscono e si lasciano sfuggire] dell'affermazione che il rifiuto di ogni verità assoluta, da parte della cultura moderna e contemporanea, determina lo svuotamento di senso delle categorie del "valore", del "diritto", della "giustizia", sì che l'unico senso possibile della parola "verità" rimane quello della capacità pratica di imporsi sulle forze contrastanti". Prova a pensare a quale sia il senso autentico che invece puntualmente ti perdi. Ma sappi che tale senso autentico non è assolutamente quello che cerchi di spacciare tu. Tu cadi palesemente nell'errore che qui Severino ti chiede di non fare. Ma tu in ogni articolo reiteri l'errore e anzi lo rinforzi. E lo fai anche quando mi chiedi se ho capito cosa vuol dire "distruggere".


ID67840 - 27/08/2016 14:05:53 (Dru) Sei un pochino (non offenderti ti prego)
Come quegli stupidi di sinistra che durante gli anni di Berlusconi virgolettavano due parole della sua potenza per deriderlo, retorica al dunque, cioè volontà di negazione, che in fondo nel nostro mondo nichilista funziona e quindi se funziona perché non farlo per far proseliti su La Repubblica o Tg3? Tu estrapolando quelle due righe non hai fatto altro che decidere, cioè uccidere le migliaia e migliaia di righe da me scritte, per pura volontà. E comunque io non nego affatto quello che lì ho acritto, certo quelle pochissime parole possono essere fraintese, come le pochissime parole riportate da A Cesare e a Dio.


ID67841 - 27/08/2016 14:12:59 (Dru) Mi chiedi di meditare
Dove io medito continuamente e tu non solo saltuariamente ma faticosamente, retorica nuovamente, sarebbe come chiedere a Dio di fare Dio, cioè tu uomo che da Dio dici, fai Dio. Certo ti posso ascoltare e meditare su quanta presunzione possa avere un uomo che poggia tutta la sua speranza sulla retorica del discorso. Ben poca cosa caro Leretico. Chiedere a me di meditare su Severino non ti sembra un pochino troppo pretestuoso? Medita tu su quelle parole, le hai davvero intese? Cosa dice quel ragionamento? Lo svuotamento di senso delle categorie di valore è la morte epistemica, ma la morte epistemica non significa affatto il vero svuotamento delle vere categorie di valore, ma sempre un credere possibile tutto ciò.


ID67842 - 27/08/2016 14:15:38 (Dru) O un uomo che dice ad un cane
Fai il cane. Così magari non prendi nuovamente le mie parole dal lato astratto di esse.


ID67843 - 27/08/2016 14:20:42 (Dru) Insomma prima mi dici che sono un sacerdote e poi
Mi vuoi insegnare la vera dottrina, mi sembri come quei presuntuosi che credono di farla ai preti perché di Dio e della sua parola ne sanno più loro di quelli, tranne il fatto reale poi di sbattere il muso contro qualcosa di davvero duro quando si incontrano preti. Aristotele in "Fisica" spiega bene questo fenomeno molto comune agli arroganti, dicendo che la negazione di una scienza non è possibile con la stessa scienza. Allora deciditi, o sei migliore di me in questa scienza, sei tu ad esser sacerdote, o lasciami far mio mestiere.


ID67844 - 27/08/2016 14:23:14 (Dru) Dei due l'uno
O sei contraddittorio, cioè retorico e basta.


ID67846 - 27/08/2016 14:35:48 (Dru) Ma di nuovo
La morte epistemica sopra scritta da me non significa affatto il suo annientamento, capito? Significa annientamento quando il pensiero astratto crede di poter porre come evidenza ciò che è il maggior pericolo dell'esistenza dell'essere, il suo maggior allontanamento possibile, il nascondimento che è da te e dal nichilista creduto come annientamento.


ID67847 - 27/08/2016 14:46:33 (Dru) Al dunque
Questa la differenza non nichilista, questa l'umiltà come vera potenza, non preoccuparsi troppo della negazione, ma non che la non preoccupazione diventi il pretesto per assumere come supporto nichilista la posizione non nichilista, presupponendola a sé.


ID67848 - 27/08/2016 14:54:46 (Leretico) Il significato che non intendi
Il significato di quelle parole è l'indicazione che il rifiuto di una verità assoluta, se inteso come la intendi tu, non può che portare al concepire la verità come "capacità pratica di imporsi sulle forze contrastanti". Ma questo modo di intendere la verità a cui tu sei molto affezionato, non è autentico! Ma in tutti, ripeto tutti, i tuoi pezzi emerge solo e unicamente questo modo di intender la verità, che quindi è inautentica proprio come dice Severino. Ora, l'invito a meditare su Severino è molto importante, proprio perché ti spacci per filosofo e per Severiniano in toto. Ma la vera meditazione sui suoi libri non l'hai fatta. Puoi aver letto tutto, studiato tutto, ma non sembra tu sia arrivato al nocciolo, al cuore. Perché? Perché di Severino hai preso solo quello che ti andava a genio, ossia quello che confermava una tua idea del mondo. Questo modo di fare è molto umano, lo diceva


ID67849 - 27/08/2016 14:59:08 (Leretico) Non servono gli insulti
Non serve insultare. Scrivere che sono stupido, pretestuoso, arrogante non ti salva da quanto hai in questi anni scritto e riscritto. Tutto sta a lì dimostrare cosa io intendo e cio che qui ti ho mostrato. Sarebbe meglio che tu argomentassi piuttosto che insultarmi. Indugiare nella pratica dell'insulto non è ammirevole, né adeguato. Ma so che chi non ha argomenti reali passa subito a quanto è abituato a maneggiare con esperienza pur di averla vinta.


ID67850 - 27/08/2016 14:59:57 (Dru) O, riprendo e insisto, anche in merito alle tue parole
hai preso tu del mio discorso quello che ti importava di negare, come ridotto, e semplificato nel seno della tua volonta negantemi. Le parole appena da te scritte nel soloco del severinismo, non mi sorprendono affatto, invece secondo tua affermazione lo dovrebbero. Ma tu del discorso severiniano hai comoreso 10 sul 1000, dimensione semantica ridotta, che vorrebbe delle dieci cose interne a quel signficato, che sono fra le intese mie 500, pretendere di sorprendermi.


ID67851 - 27/08/2016 15:01:56 (Dru) Se mi vuoi davvero sorprendere
Dimmi delle altre 500 e io, siccome sono tuo amico, ti dirò mi hai sorpreso. Ma pretendere di insegnarmi cosa ho da tempo inteso uesta è etorica caro Leretico. La puoi far passare a qualcuno, ma il sorpreso debbo esser io, non qualcun altro che della semantica severiniana non ha inteso ancora 1. Hai capito?


ID67852 - 27/08/2016 15:05:10 (Dru) Bah!
Ad un certo punto della dialettica, anche perché chi insulta davvero sei anche tu, non serve altro. Tu vedi nel mio ragionare quel 5 di quel 500 e credi di potermi sostenere l'altro 5, io ti dico non mi sorprendi, ma mi credi si o no? Quindi, può anche darsi che il mio lessico e i miei scritti non siano oenetrati in te, lo concedo, ma dirmi che son sorpreso di ciò che non mi sorprende affatto, in quanto assolutamente l'elementare del discorso severiniano, scusami se insisto, ma ho il diritto cattedrale di imporlo.


ID67853 - 27/08/2016 15:06:14 (Dru) Mi dici delle scemenze concettuali
Ma me lo dici come se dovessi insegnarmi qualcosa.


ID67854 - 27/08/2016 15:07:12 (Leretico) Sii pertinente
Non è con gli argomenti (fallacie) ad hominem, che usi a piene mani in ogni situazione, che sarai giudicato pertinente sugli argomenti che qui si trattano. Il tema non è il singolo estratto dal tuo articolo, io rispondo a tutto l'articolo, di cui quella è una parte significativa per capire il tuo confondere e il tuo errore. Inoltre sono abituato a leggere le tue decine e decine di post e anche stavolta stai annaspando cercando una rispsota che non trovi. Meni fendenti al buoio che però ti squalificano piuttosto che elevarti. Ti invito a essere dunque pertinente e cercare di rispondere, sempre se ce la fai, ai miei argomenti con veri argomenti. Lascia perdere altri mezzucci poco seri.


ID67855 - 27/08/2016 15:10:05 (Dru)
Ti ho detto Leretico, ad un certo punto della dialettica tutto cade nella volontà di potenza. Forse concettualmente ci siamo frequentati troppo, vediamo di separarci e ognuno per la propria strada. Tanto ho compreso che non c'é crescita in questa nostra dialettica. Un tempo futuro ci rifrequenteremo con altri abiti addosso, ok?


ID67856 - 27/08/2016 15:10:59 (Leretico) Forse non hai inteso
Quello che tu chiami retorica non lo è. Io sto affermando proprio che tu di Severino non hai capito l'essenziale. E affermo che questa tua incomprensione traspare chiaramente dai tuoi scritti. Lo affermo con cognizione di causa e l'ho voluto qui manifestare con il mio articolo contro i sacerdoti severiniani. Cioè contro quelli che dicono di averlo capito e inteso e invece lo storpiano per confermare una loro idea del mondo.


ID67857 - 27/08/2016 15:12:18 (Dru) D'accordo
Di Severino non ho capito l'essenziale, ok?


ID67858 - 27/08/2016 15:19:06 (Leretico) E' una mia opinione, non è verità
Io eprimo doxa, opinioni. Le difendo e non offendo. Sono una persona libera e uso il cervello. Non mi piace ricevere insulti tipo sei stupido, arrogante o altro, gratuitamente. Ciò nonostante metto i miei argomenti sul tavolo e ho l'umiltà di ascoltare e leggere quello che gli altri hanno da dire. Ho imparato da Severino tutto questo. E tu?


ID67859 - 27/08/2016 15:22:06 (Dru)
:-)


ID67860 - 27/08/2016 15:25:28 (Dru) Tutto a posto Leretico
Non ti preoccupare troppo di me, in quanto senza, sempre semanticamente inteso, non puoi far e esser nulla.


ID67861 - 27/08/2016 15:27:30 (Dru) Vedi
A me interessa la filosofia, non le opinioni, in ogni mio discutere ormai non può mancare.


ID67862 - 27/08/2016 15:31:01 (Dru) Ma senza un granello di sabbia
, e qui lo scrivo sempre per quel tuo vizio di antropologizzare, semanticamente parlando non puoi far ed essere che nulla. Con stima per le tue ridotte opinioni e che non voglion esser vere.


ID67863 - 27/08/2016 15:46:34 (Dru) "Se uccido e quando uccido non subisco alcuna punizione, ma anzi progredisco nella scala del popolo, perché non debbo uccidere?"
Ma tu hai capito invece queste parole? Cioè dove vedi l'apologia della violenza,p; in quanto per te violenza, insisto, è la volontà cattiva (che tu interoreti per cattiva) contro quella buona (che tu vuoi per buona) allora astrai in quanto della violenza la volontà buona è un astratto, si che farla diventare una contrapposizione alla volontà cattiva è un isolare l'astratto, cioè far diventare concreto ciò che costituisce la violenza. Quindi la mia è superetica. Ma qui superetica è tutto quanto scrivo in quanto lo scrivo da anni, solo che tu estrapoli e trasformi in apologia ciò che invece è guarigione della malattia.


ID67864 - 27/08/2016 15:47:03 (Dru) Ma perché ho riscritto?
Tanto lo so che è inutile.


ID67865 - 27/08/2016 15:52:12 (Dru) Dire che nella volontà, cioè nella violenza
C'é volontà buona e c'é volontà cattiva, separando i due momenti della volontà, significa trasformare la violenza in evidenza. Significa che Maria Teresa di Calcutta è considerata dalla volontà di potenza qualcosa che non è, astratto dell'astratta violenza come volontà buona) cioè violenza buona, cioè produzione che invece è distruzione. Qui sono molto diretto, Severino non lo esplicherebbe in questi termini per educazione nei confronti dei deboli di cuore, ma Severino dice esattamente questo Leretico, ok? La sua filosofia dice esattamente questo, ok?


ID67866 - 27/08/2016 15:54:49 (Dru) Anzi, non sono esatto
Maria Teresa di Calcutta minaccia la verità della violenza molto di più di Hitler, ok?


ID67867 - 27/08/2016 15:56:10 (Dru)
Perchë Hitler mostra evidentemente la volonta cattiva, o violenza cattiva, mentre la volontà buona, mentre quella violenza è mascherata e quindi produce il vero inganno su di essa.


ID67868 - 27/08/2016 15:56:43 (Dru) Ufff!!!
Ciao


ID67870 - 27/08/2016 17:45:46 (Dru) Ebbene
Io potrei mostrarti ogni verità, come faccio ogniqualvolta scrivo appunto qui post che tu leggi ma che non leggi mai veramente, ma in una cosa ti do ragione, quando hai sintetizzato veramente il nostro rapporto, quando ancora non comprendi, parlando istitntivamente dei miei scritti, chiamandoli un'infinità di cose che non dicono niente. Questo in fondo è quello che desideri dei miei scritti, ma questo fondo sono quello che tu vuoi dai miei scritti, per aver ragione di essi, come succede con un amante che la si vuole trasformata alle proprie voglie, quindi per opporti ad essi e volerli dominare, eeeeeh va beh me ne dovrò far una ragione, d'altronde non sono delicato nemmeno io con i tuoi, chiamandoli amabili poesie.


ID67871 - 27/08/2016 18:24:23 (Dolcestilnovo)
Dialogo sopraffino tra due menti non comuni


ID67872 - 27/08/2016 18:46:37 (Leretico) Ciò che è ovvio
È ovvio che se impiego tempo e impegno per rispondere ai tuoi pezzi e alle tue risposte le considero importanti. Penso anche che la dialettica debba essere sempre sincera altrimenti non produce nulla. Se vedo dei difetti o degli errori li evidenzio, anche se questo potrebbe significare un atto di lesa maestà. Questo insegna la filosofia e questo io cerco di fare.


ID67873 - 27/08/2016 19:36:07 (Leretico) Rispondo al post ID67863
"Se uccido e quando uccido non subisco alcuna punizione, ma anzi progredisco nella scala del popolo, perché non debbo uccidere?"Ma tu hai capito invece queste parole?". Caro Dru io queste parole le ho capite benissimo ed è per questo che ho scritto l'articolo. Tu stesso hai scritto alla fine del tuo: "Questo non significa affatto che il discorso della superetica è inutile, ma è inutile per l'etica..." ossia che la superetica è utile in qualche modo per colui che ha la verità in mano, il Messner che per superare la montagna deve pur vederla. È utile al vedere insomma. Ecco qui l'errore che associa il tuo pezzo a tutti gli altri. La superetica è strumento, ma per far cosa? Per dire all'etica: tu non hai valore, ecco qui invece il valore della verità, la superetica! (Cosa da veri sacerdoti severiniani). Capisco che sia sottile e difficile capire, ma se ti sforzi puoi arrivarci.


ID67874 - 27/08/2016 19:37:27 (Dru) Caro Leretico
Lo so bene che sei affascinato e interessato ai miei scritti, infatti, se leggi fino in fondo quanto scrivo, dico del tuo dire istintivo, infatti li leggi ma non li leggi, e non dico del tuo dire razionale che ti obbliga ad ascoltarmi. Ma l'istintivo e il razionale sono due modi dell'ascolto e solo isolandoli astrattamente li si può credere diversi. Se vedi dei difetti non basta per la ragione, bisogna ancora che li mostri. E mi dispiace io non ne vedo che non siano questioni banali e che non mi sorprendono ma anzi confermano quegli scritti del pensiero vero.


ID67875 - 27/08/2016 19:46:21 (Dru) La superetica
Le parole che concludono dicendo " per dire all'etica tu non hai valore" sono tue e solo tue, proprio perché sei ancora molto coinvolto direttamente dai tuoi di schemi mentali: infatti, io, da sacerdote quale per sminuirmi tu dici che sono, non posso come severiniano non sapere che lo svuotamento dei valori , come l'annichilimento degli essenti, non può essere o se è è volontà di distruzione, quindi dell'errore. Quindi non posso arrivare alle tue conclusioni se sono formalmente strutturato severinianamente.


ID67876 - 27/08/2016 19:49:56 (Dru) Se voglio esser vero sacerdote
Devo attenermi alle regole severiniane e una delle sostanziali regole del pensiero vero è quello di descrire il soggetti e il loro tramonto, ma che come tramonto non significa distruzione del loro essere, impossibile distruzione.


ID67877 - 27/08/2016 19:52:02 (Dru) L'etica ha valore eccome
L'etica è una delle forme concrete della violenza che ancora oggi impedisce alla verità di emergere.


ID67878 - 27/08/2016 20:14:54 (Dru) Caro Leretico
Parmenide riconosce la verità dell'essere e qualsiasi esso sia non può non essere, questa la verità suprema dell'essere, che si oppone al non essere, ma la verità è talmente illuminante che acceca Parmenide, infatti la casa non significa essere, e le stelle non significano essere. Ogni cosa che non è l'essere non c'é, è quindi illusione. Parmenide riconosce la verità dell'essere, che si oppone al non essere, ma si fa abbagliare da essa. Infatti la stessa illusione del mondo, del fenomenologico per lo stesso Parmenide non è nulla, è illusione, quindi c'è, infatti l'illusione non è niente e pur qualcosa. Qui c'è scritto tutta l'essenza della vrita dell'essere caro Leretico, non sono molte parole ma comprendo che sono quasi impossibili da comprendere.


ID67879 - 27/08/2016 20:25:04 (Dru) Sappi che è su questo concentrato
Che poi si sviluppa tutto il pensiero severiniano, in queste poche righe c'é gia tutto, ma come sintesi vera, poi siccome la verità dell'essere originario è uno strutturarsi è nell'analisi (circa 50.000 pagine di concentrato e rigorismo concettuale) che lo fa.


ID67880 - 27/08/2016 20:28:27 (Dru) Qualsiasi esso sia
L'errore non può non essere errore della verità, come tale è un essente con tutte le caratteristiche i valori e la dignità di ogni essente.


ID67881 - 27/08/2016 20:29:47 (Dru) Non può non essere
L'errore o l'etica, l'errore o l'etica è, eccome, come è quell'illusione del mondo espresso da Parmenide.


ID67882 - 27/08/2016 20:30:46 (Dru) Quindi io
Non avrei mai potuto concludere come concludi tu, che se in qualche modo hai comoreso Parmenide, assolutamente ancora non hai comoreso Severino.


ID67883 - 27/08/2016 20:36:22 (Dru) Ti ho sorpreso?
No,mormai son sicuro di no, in quanto resti chiuso nelle tue posizioni.


ID67884 - 27/08/2016 21:15:24 (Dru) Un ultima cosa
Io sono un esperto di Severino non un suo sacerdote e tu non sei uncesoerto di Severino, questa la verità.


ID67885 - 28/08/2016 08:49:32 (Dru)
Sei tu che sul fondamento delle mie parole deduci del tuo e fai così (mistifichi) diventare ciò che è solo tuo anche mio. E quindi permettimi se insisto a dirti di esser un loco più rigoroso con te stesso e le tue deduzioni errate.


ID67886 - 28/08/2016 08:50:16 (Dru)
Loco è poco.


ID67887 - 28/08/2016 11:33:50 (Leretico) Il fascino
È vero, la dialettica su Severino mi affascina e questo soprattutto grazie a te. Questo l'ho sempre ammesso anche pubblicamente e qui lo sottolineo nuovamente. In merito alle tue obiezioni, le ritengo non pertinenti perché non colgono il significato profondo di quello che vado scrivendo. Ogni volta che si scrive si vuole persuadere qualcuno dei propri argomenti. Severino stesso ammette il suo nichilismo quando ai suoi studenti dice che crede di insegnare loro qualcosa e loro credono di imparare. Se scrivi contro l'etica affermando che si può uccidere, nonostante gli argomenti severiniani, lo fai con un fine volontaristico anche se pensi illudendoti di parlare in nome della verità. È questo l'atteggiamento sacerdotale di cui parlo.


ID67888 - 28/08/2016 11:59:17 (Leretico) Ossia
Non ammetti di essere nella volontà, dicendoti e dicendo agli altri invece di parlare e di scrivere in nome e per conto della verità. Proprio il contrario di quanto scrive e dice Severino. Ma anche contraddicendo il significato della parola filosofia. Così la tua esperienza, il tuo essere esperto di Severino, diventa sterile affermazione di una volontà che nasconde solo scopi di tutt'altro genere, che con la filosofia e soprattutto con quella di Severini non c'entrano nulla. Severino per te è un mezzo per dire e ottenere ben altro.


ID67889 - 28/08/2016 12:26:15 (Dru) Se scrivi contro l'etica affermando che si può uccidere
È una tua deduzione, che nulla ha a che fare con u miei scritti. Questa tua e le l'enfatizzazione degli elementi da me forniti nel "mio" logos è sorprendente e mi fa capire che non intendi davvero quegli elementi. Se l'etica è alleanza con la maggior potenza in quanto l'uomocriduce la verità ad un fatto allora uccidere, se è un fatto, è etica.


ID67890 - 28/08/2016 12:28:12 (Dru)
E le l'enfatizzazione è elementarizzazione


ID67891 - 28/08/2016 12:34:24 (Dru) Hai capito il vero sillogismo a cui sottendo l'etica?
Premessa maggiorè: etica significa alleanza con la potenza maggiore premessa minre: potenza è ciò che realizza l'irrealizzato (il fatto) conclusione o determinazione: siccome realizzare l'irrealizzato è uccidere ( in quanto per logica ciò che è irrealizzato il realizzarlo lo uccide e sempre per logica il realizzato che ancora non è realizzato per realizzarlo bisogna ucciderlo, doppia morte) allora il fatto è etico o uccidere è etica.


ID67892 - 28/08/2016 12:36:12 (Dru) Cioè Leretico
I miei sono argomenti un poco più profondi che il volerli trasformare in scaramucce tra etica e poter uccidere, ci sono ragioni ben più profonde, che se non peschi non possso farci nulla.


ID67893 - 28/08/2016 12:37:04 (Dru) Io non leggo Severino
Per adorarlo come fai tu, ma oer capirne le ragioni profonde.


ID67894 - 28/08/2016 12:39:33 (Dru) Perché questo discorso è suoeretico?
Perché tu uomo mortale non sei imoedito da questo discorso a non commettere atto impuro, ma comunque sei avvertito che la oremessa minore, nel solco della verità dell'essere, è impossibile. Quindi fai il mortale ma sappi che il ruo lensare ad un lato positivo di questo fare è in realtà solo ed unicamente negativo.


ID67895 - 28/08/2016 12:41:23 (Dru) Quando ed in quanto costruisci
Distruggi.


ID67896 - 28/08/2016 12:42:51 (Dru)
Le o sono più spesso p


ID67897 - 28/08/2016 13:04:46 (Dru) Ammetti
Le tue e solo tue sciocche deduzioni?


ID67898 - 28/08/2016 13:10:17 (Dru) Attento a questo doppio non senso del senso del sillogismo mortale
In quanto è impossibile la premessa minore sul senso vero dell'essere che non può non essere , anche la relazione defli elementicdella premessa maffiore vengono ad essere surrettiziamente veri, cioè veri solo nella configurazione del mortale. Ma fin tanto che non si coglie l'errore non della coerenza, ma della verità della premessa minore (ecco qui l'immutabile verità che non permtte la verità del sillogismo) allora il sillogismo non solo è vero, ma è la verità della inseità della potenza.


ID67899 - 28/08/2016 13:13:13 (Dru) Quindi il sillogismo è coerente
Ma è negazione della verità e qui di non vero.


ID67900 - 28/08/2016 13:16:42 (Dru) Adesso te l'ho
spiegata in logica e nessun testo di Severino riporta e riporterà queste parole e questo sillogismo, perché questa è vera comprensione severiniana non sacerdozio.


ID67901 - 28/08/2016 13:23:58 (Dru) Ora tu credi che anche dire
Che il sillogismo non regge sia na volontà. Ma sai perché lo credi? Perché non hai compreso l'immutabile verità della negazione della negazione della verità di quel sillogismo. E io non posso con nessuna parola impedirti di dubitare, se la tua intuizione della verità si ferma un pocomprima della mia nessuna mia parola potrà farti fare un solo passo in avanti.


ID67902 - 28/08/2016 13:26:00 (Dru) Né voglio
Farlo.


ID67903 - 28/08/2016 13:30:10 (Dru) Quindi il titolo sarebbe dovuto essere
Contro me stesso.


ID67904 - 28/08/2016 13:42:17 (Dru) Il dire non toglie nulla alla verità
È la verità che toglie il dire. Certo che dire è volontà come negazione della verità, ma nel dire, in quanto appunto negazione della verità, ci sta la verità, anche se come voluta negata o negata, si che è autonegantesi. Che la negazione della verità sia contraddittoria non lo é perché contraddittoria, in quanto si chiede appunto, perché non debbo esser contraddittorio se lo voglio essere. La negazione della verità non può stare, cioè non può esser contraddittoria in quanto per esser negazione deve apparire in sé la verità dell'essere. Comprì?


ID67905 - 28/08/2016 13:44:19 (Dru)
Cioè l'essere incontraddittorio, che non è non essere, in quanto , altrimenti non potremmo dire perchè non essere contraddittori? Per dirlo, per esserlo, dobbiamo per forza, la vera forza, esser incontraddittori. Il vero immutabile.


ID67906 - 28/08/2016 13:48:59 (Dru)
A me piace la filosofia pura, non la poesia, ma non disprezzo i poeti, figuriamoci, anzi... Credo che con la vecchiaia, alla fatica razionale e logica della filosofia prenderà il posto la poesia. È un sentire. Però la poesia è un ritornar bambini e io considero che su un bilione di uomini uno ha negato veramente la poesia, cioè ha fatto filosofia, io mi sento un privilegiato a comprenderne il senso.


ID67911 - 28/08/2016 22:24:12 (Leretico) Commenti non pertinenti, ma...
I tuoi numerosissimi commenti, che già di per sè significano ipertrofia e mancanza di sintesi, non sono pertinenti, ossia si allontano dal senso ultimo del mio articolo, ma raggiungono ciò nonostante un risultato: confermano che la mia critica è fondata. Ossia che quando scrivi pensi di avere in mano la verità è quindi, cosa ovvia per te, gli altri sono degli stupidi, quando va bene. Ma la verità non ha bisogno di intermediari e le tue reazioni non pertinenti denunciano l'incapacità di approfondire ciò che ritieni di aver invece compreso e dominato. Tutta la filosofia severiniana, i temi a cui accenni anche qui sopra mi sono chiarissimi e conosciuti. È proprio per questo che ho scritto il mio articolo, perché mi sono chiarissimi anche se tu vorresti far passare il contrario. Eviti di affrontare il vero cuore del mio scritto con una serie di argomenti che con esso non c'entrano. Ma negare in questo modo non


ID67912 - 28/08/2016 22:29:25 (Leretico) continua
serve a nulla. Meglio sarebbe meditare.


ID67914 - 29/08/2016 06:55:12 (Dru)
Pofff, pofff, pofff, tu invece mostri di non possederla, vero? Un poco meno di ipocrisia e un poco più di impegno a concentrarti su quello che scrivo, senza cercar di trova per forza parole che non trovi per negarne l'importanza e può d'arsi che parleremo ancora di cose importanti insieme, altrimenti, già scritto sopra, pazienza. Se vuoi mostrare quello che nessuno qui ti nega continua, se intendi tirar fuori la questione del nichilismo individuale fai pure, ma io l'aritmetica di base l'ho imoarata all'asilo e ora non ho voglia di parlar della somma. Nei miei lunghi commeti c'é materia per la comorensione di quanto vorresti negare ma non trovi parole adatte per farlo, medita ragazzo, medita.


ID67915 - 29/08/2016 06:57:09 (Dru) Id67904
medita. Ma per riempir di contenuto le parole, prima bisogna studiare.


ID67916 - 29/08/2016 07:20:15 (Dru) Sulla sintesi che mi interessa
In quanto la vedo come arma potentissima della modernità, che si pascià di questa sintesi, o di chi è riflessivo e non parla, riconosco alla sintesi un aspetto davvero potente in chi ha l'analisi, come quei pittori astratti che per mostrar di saper disegnare confrontano i loro "orrendi quadri" con produzioni giovanili sublimi. Ma invocare la sintesi per moda, ma dir di esser pittori perché si è fatto qualche scarabocchio... Embeh lascio ai lettori l'ardua sentenza.



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