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13 Luglio 2014, 08.06

Terza pagina

Qualcuno

di Dru
Qualcuno dice che è l'istinto a condizionare l'essere, se l'essere è ciò che, dato l'istinto, la causa, cioè la potenza, l'atto è l'essere o l'immediato

Qualcuno dice che è il cervello a condizionare l'essere, se l'essere è ciò che, dato il cervello, la causa, cioè la potenza, l'atto è l'essere o la mentalità.

Qualcuno dice che è il lavoro a condizionare l'essere, se l'essere è ciò che, dato il lavoro, la causa, cioè la potenza, l'atto è l'essere o il mondo che viviamo.

Oggi la scienza non è più epistemica, cioè oggi la scienza non è più "vera", intendendo per vera appunto l'episteme e cioè ciò che si impone incontrovertibilmente e cioè ciò che che nessuno e niente può controvertire.

Oggi la scienza è ipotetica, statistico, probabilistica e l'ente in potenza e l'ente attuale o la causa e l'effetto per quell'ente, sono "posti" in un modo, ma potrebbero essere posti diversamente: si dice che sono giustapposti e non posti incontrovertibilmente, la relazione non è vincolante.

Gli esempi che mostrano alla scienza la sua convenienza all'ipotetico, nei confronti di un atto, sono innumerevoli: basti pensare alla geometria euclidea, che ha saputo tener impegnati uomini di scienza per millenni e solo nel '600 ha ceduto la sua incontrovertibilità alla controvertibilità nel suo quinto postulato, controvertibilità che ha aperto la strada alle geometrie non euclidee, o più recentemente a Goedel che ha postulato il teorema d'incompletezza della matematica, che ammette all'infinito la contraddizione in ogni sistema matematico.

Quei "qualcuno" fin tanto che si trovano ad una cena con vino e tarallucci, durante, possono concordare le diverse opinioni e cercare anche dei punti d'appoggio per cercare un punto di vista fra i diversi punti di vista, ma sono sempre pronti a farsi la guerra solo quando uno cerca di porre il suo punto di vista.

Che le diverse materie che condizionano l'essere sopra sono tutte forze che vogliono un mondo secondo un principio che è "parte" del mondo è dato dal fatto e che si tratti di "istinto"(evoluzionismo) e che si tratti di "cervello"(fisiologia) e che si tratti di "lavoro" (Marx), queste sono tutte parti del tutto che sarebbe appunto l'atto o attualità.

Strano che queste forze che accettano la loro ineludibile controvertibilità si affannino a ricercare e im-porre un principio di quanto "siamo", se non del "tutto", almeno in "parte".

E' vero d'altra parte che le menti più illuminate della scienza non hanno questa pretesa, ma se andassero alla fonte di questa loro condizione, la condizione che "trasforma" il nesso tra causa ed effetto da incontrovertibile a controvertibile, si renderebbero subito conto che, essendo le loro delle "opinioni" e non delle "verità", queste hanno il carattere delle convinzioni mitiche e preistoriche, sono delle storie anche magari belle, ma rimangono delle storie, un poco come quella di Prometeo.

Ma allora perché credergli?
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Commenti:

ID47190 - 13/07/2014 10:05:24 (Parmenide)
Stiamo dando ragione a Vattimo?


ID47191 - 13/07/2014 10:20:19 (Dru) A Parmenide
Questa è l'evoluzione di un pensiero, il criticismo, che parte dagli scettici, passando per Kant e su appunto fino a Vattimo, ma questo, che è alimento per il "soggettivismo" è il pensiero che per lo più pervade anche la coscienza scientifica o le nuove filosofie ermeneutiche e del linguaggio, il pensiero "analitico" per intenderci o Anglosassone, che disconosce quell'evento inaudito, del Phainestai o dell'apparire come totalità che comprende le parti appunto. Che queste (le parti) siano relative a quello(il tutto) o che non lo siano non è un problema e se non è un problema allora queste non sono parti di quello. Il trascendentale viene a mancare. Ma che un trascendentale venga a mancare, è un asserito fin tanto che è un fatto, e questo pensiero lo è. Questo non significa che il trascendentale viene davvero negato, significa solo che è consentito "progettare" l'apertura di campi posizionali in cui sia


ID47192 - 13/07/2014 10:20:53 (Dru)
assente il significato "totalità".


ID47193 - 13/07/2014 10:30:48 (Dru) Scusate la fretta
Inaudito il Phainestai prima dei Greci che lo evocano come condizione ineludibile del pensiero, non è certamente inaudito oggi, oggi è così udito e assordante, pensiamo solo al Determinismo, che il Criticismo gli fa la guerra.



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