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01 Ottobre 2014, 07.32

Terza pagina

Il narcisista

di Dru
Qualcuno di importante, per me, mi ha stimolato a considerare il narcisismo del nostro tempo, che ci riduce non a ciò che sentiamo di essere, ma a ciò che vorremmo per sempre essere

La società dell'immagine crea tutti i giorni dei mostri, persone che vendono la propria anima per un pugno di buoni scatti.
Alexander Lowen, psichiatra americano scomparso di recente, sostiene che il narcisismo, carattere individuale, può rendere una cultura folle.

«Nella introduzione al suo saggio 'Il narcisismo, l’identità rinnegata' Lowen definisce il narcisismo una patologia che si connota come l’estremizzazione di anteporre carriera, ricchezza materiale, frenesia produttiva, ricerca del successo professionale a tutti i costi, sacrificando su questo altare sentimenti, relazioni autentiche, accettazione del limite.»

Ora, se il folle è colui che ha perso il contatto con la propria realtà culturale, è difficile pensare che una cultura sia folle, folle è appunto l'individuo che ha perso il contatto con tale cultura.
Invece per Lowen queste due dimensioni, quella individuale o particolare del narcisista e quella universale della cultura si corrispondono e l'una modella l'altra.

Lowen in quel saggio dice che
:
«il narcisismo altro non è che un eccessivo investimento sulla propria immagine, a spese del “sé”.
I narcisisti sono più preoccupati di come appaiono che non di cosa sentono, richiudendo in sé i sentimenti, le emozioni, vendendole come “punti deboli”, e considerando autentica minaccia tutto ciò che mette in discussione la propria immagine e il proprio equilibrio.
La proliferazione delle cose materiali diventa la misura del progresso del vivere, l’uomo viene messo in contrapposizione con la donna, il dipendente al datore di lavoro, individuo alla comunità.
Quando la ricchezza occupa una posizione più alta della saggezza, quando la notorietà è più ammirata della dignità, quando il successo è più ammirato del rispetto di sé, vuol dire che la cultura stessa sopravvaluta l’immagine e deve quindi essere ritenuta “narcisista”.

Se questa era la patologia che ha “infettato” (ed era già ben visibile) negli anni ottanta la cultura del nostro tempo, ciò ha anche fatto sì che noi oggi non la riconosciamo più come tale. Il comportamento individuale narcisistico altro non è che la perfetta coerenza (e non già la distonia) con il modello culturale, dal che paradossalmente è “anormale” l’individuo “non narcisista”.
Il narcisismo dell’individuo corrisponde a quello della cultura. Noi modelliamo la cultura secondo la nostra immagine e a nostra volta siamo modellati dalla cultura.»

Quest'analisi sul narcisismo proietta, all'interno della cultura, una dinamica di interscambio, riducendo a normali certi atteggiamenti ritenuti un tempo folli da una cultura spinta a seguire questi contenuti e non intenta a cancellarli, ma perché?

Da un punto di vista filosofico questo si spiega con la dynamis, o capacità di esser o di non essere, di produrre o di non produrre, appartenendo anche all'essenza dell'Eros platonico, che è la potenza di condurre al di fuori della caverna l'uomo dell'ignoranza e dell'impotenza, rendendolo immortale.

L'immagine per il narcisista assume in sé tutta la potenza necessaria, come quell'aspetto sempre salvo e sempre nuovo che respinge via ciò che è inutile e vecchio, come volontà di possedere il più possibile e magari per sempre ciò che non permane immutabilmente, ma che è crescita infinita della capacità di produrre.

La domanda che il mio interlocutore mi poneva
è questa: può essere folle una cultura.
Certo che se la follia definita sopra fosse quel comportamento che allontana  da sé i paradigmi di una cultura, allora la risposta sarebbe negativa, no, non può una cultura essere folle.
Ma una cultura e la cultura in genere è folle perché vuole l'impossibile, questa é la follia, la follia é volere l'impossibile.

Rispondo a questo punto che certo una cultura può essere folle.

L'immagine ha fatto diventare altro le cose vecchie, le ha fatte diventare cose nuove, annientandole in quanto vecchie.
L'immagine ha annientato anche la morte e il dolore.
L'immagine annienta la morte e il dolore ma non sa che l'essenza della morte e del dolore é la fede nell'annientamento delle cose.

L'immagine del narcisista "che chiede trionfante alla morte dove sia il suo pungiglione, parla con quel pungiglione conficcato nella lingua".


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