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24 Novembre 2012, 08.12

Terza pagina

Da Vanvera a Zonzo

di LoStraniero
Lettore, tu sei un tipo curioso, altrimenti non saresti qui a leggere queste righe. Allora approfitto per raccontarti un sogno che ho fatto qualche notte fa. Uno dei pochi che sono riuscito a ricordare...

Ero prigioniero della “Struttura”. Condividevo una cella con un uomo anziano con una lunga barba bianca. Uno studioso che possedeva numerosi libri che gli avevano concesso di leggere.
Quest’uomo, una specie di abate Faria del Conte di Montecristo, aveva da qualche tempo escogitato un piano perfetto per la fuga dalla “Struttura”.
Non l’aveva mai attuato perché, diceva, era troppo vecchio e anche se fosse riuscito a evadere, non sapeva poi, dove andare. Così questo piano di fuga l’ho attuato io.
 
Mi sono ritrovato, di notte inoltrata, quasi mattina, in una strada buia, in aperta campagna.
Procedevo adagio lungo il bordo destro della strada. A un certo punto i fari di una macchina hanno illuminato una pietra miliare che recava la scritta “Zonzo km …”. Non sono riuscito a leggere il numero.
Oddio, pensai, sono incappato in un’altra struttura. Allora lasciai la strada per vagabondare per campi gerbidi e incolti che costeggiavano a distesa la strada che stavo percorrendo.
Faceva freddo, avevo le scarpe bagnate d’acquazza.
 
Un chiarore pallido tingeva tutto l’est. Una luce tremula di stelle lontane occhieggiava dall’alto di un livido e incerto orizzonte. Era tenue, fioca, flebile come i ricordi di una patria lontana che ormai non c’è più.
Mi svegliai con i piedi freddi di guazza, con il ricordo dell’ossessionante “Struttura” e di quel tremolare di stelle morenti.
 
“Vaghe stelle dell’Orsa”, “stelle sperdute nella luce dell’alba” cosa mi volevate dire? Non capisco il vostro messaggio perché non conosco il vostro linguaggio. Forse anche voi, come la patria perduta, non ci siete più. Forse è solo la vostra luce che fende inutilmente tutto il vuoto di questo universo.
 
Il mio compagno di cella, tra le tante cose, ne disse una che trovai alquanto strana.
La realtà del mondo che noi percepiamo, disse, è diversa a seconda della lingua che parliamo. Il credere che gli uomini posseggano una struttura logica comune che agisca a priori e indipendentemente dalla comunicazione linguistica è sbagliata. Poiché gli schemi linguistici sono molti, molte sono le concezioni del mondo.
Noi osserviamo il fluire degli eventi e organizziamo la nostra conoscenza, ma questo non significa che il mondo sia fatto così.
Siamo noi a stabilire, tramite la lingua materna, che le cose stiano così.
 
Se questo è vero, allora questo discorso, questa nuova relatività sono sconvolgenti.
 
Lettore, poiché io sono uno straniero, il mondo che vedo io è diverso da quello che vedi tu.
Tu potresti vedere dettagli di una realtà che io non percepisco e viceversa.
Tu, io e altri siamo come le parole che compongono una frase. Per capire il senso del discorso occorre innanzitutto conoscere il significato delle singole parole. Poi occorre capire come le parole sono correlate, e cioè la struttura che le lega. Alla fine il senso del discorso è uguale alla somma dei significati delle singole parole o non è forse qualcosa di più?
 
Già Aristotele riteneva che il logos fosse un’unità con attributi suoi propri, distinti da quelli delle singole parole: isolando i nomi dal nesso, l’unità del discorso viene meno.
E’ dunque la struttura che conferisce il significato alle parole, oppure sono queste che determinano il senso del discorso?
Il percorso per comprendere enunciati nuovi è quello che procede dal basso verso l’alto (bottom-up) o è quello che procede dall’alto verso il basso (top-down)?
Alcuni enunciati possono essere compresi solamente se si percorrono tutte e due le strade. Questa affermazione sembra una contraddizione, ma non è così.
 
Bisogna considerare che il nostro pensiero agisce per opposti.
Noi pensiamo in termini di bianco e nero, di giorno e notte, di caldo e freddo, di vita e morte, di essere e divenire.
Anche in fisica ci siamo costruiti opposti del genere che si rivelano però inadeguati di fronte ad alcune relazioni espresse nelle formule della fisica teorica. L’antitesi tra moto e quiete è priva di significato nella teoria della relatività. L’antitesi tra massa ed energia è superata dalla legge di conservazione di Einstein.
Corpuscoli e onde sono legittimi e complementari della realtà fisica che va descritta ora in un modo, ora nell’altro.
Il problema del corpo e della mente è di natura simile poiché sono aspetti differenti di una stessa realtà. E’ dunque il nostro modo di pensare che ci conduce a contraddizioni che in realtà non esistono.
 
Lettore, dicevo dianzi che tu, io e altri siamo come le parole di una frase.
E’ il significato di tutti noi che forma quello del discorso, oppure è la sua struttura (vale a dire i legami, le relazioni tra gli elementi) che determina il nostro significato?
E che succede quando la struttura prevale sugli elementi forzando il loro significato?
Oppure quando prescinde addirittura dagli elementi?
Occorrerebbe fare una cosa che neppure i governi riescono a fare: cambiare la struttura. Tutti lo dicono, ma nessuno lo fa.
 
Allora preferisco vagare per campi gerbidi con i piedi freddi di guazza.
 
LoStraniero
 
Con questa faccia da straniero
ho attraversato la mia vita
senza sapere dove andar
                          (G. Moustaki)
 
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Commenti:

ID25250 - 24/11/2012 09:05:40 (Dru) Quando ero piccolo...
...era ricorsivo in me un sogno: io che scappavo da casa e vagavo prima per campi e poi su per ripide montagne e mi sentivo davvero libero e sereno solo quando "mi" percepivo ormai sicuro e al riparo da occhi indiscreti, credo che quegli occhi dovessero essere quelli dei miei genitori, perché ero troppo piccolo per conoscerne di altri. Anche il sogno è una struttura e tutti bene o male ne facciamo. Il tavolo è tavolo per quasi tutti al mondo, i capelli sono capelli per tutti. quando Lostraniero dice... il mondo che vedo io è diverso dal mondo che vedi tu... deve tener conto di quel tavolo e di quei capelli e credere di poter percepire dettagli di una realtà diversa è un illusione poichè di realtà ve n'è una e una sola, certo tu Lostraniero potrai sempre dire di aver visto un tavolo tutto d'oro con 5 gambe , ma nel momento stesso che lo dirai, allora anche io l'avrò visto. Nessun uomo sarà mai veramente


ID25251 - 24/11/2012 09:10:08 (Dru)
sorpreso da quello che un altro uomo gli dice e gli racconta di aver visto, poiché quello che dice e racconta di aver visto è già da sempre una e una sola realtà per tutti.Si, i bambini sono quelli che più di tutti si sorprendono, infante significa senza parola, la parola in questo principio di realtà unica ha un determinante ruolo.


ID25253 - 24/11/2012 09:53:55 (Aldo Vaglia)
In bilico tra la volonta' di uscire dal sogno o di rimanerci. A volte i sogni sono talmente belli che si vorrebbe durassero a lungo, altre volte si tira un sospiro di sollievo quando ci si sveglia e si puo' dire era solo un sogno. In fondo lo straniero che con volonta' e' uscito dal sogno conclude che forse era meglio restarci. Cio' che racconta e' la metafora della vita: in bilico tra domande senza risposta, tra realta' e sogno, rinchiusi in una struttura in una confusione di linguaggi dove il non capirsi non si sa se derivi dalle parole o dal senso che ogni esperienza da ad esse e al loro mettersi in fila. Se fossimo dei naviganti in una tempesta saremmo indecisi se fuggire alla ricerca dell'isola che non c' o mettersi alla cappa ed aspettare che il mare ritorni tranquillo.


ID25261 - 24/11/2012 12:06:50 (Dru) Sorpresa
Si siamo stupiti e sorpresi delle novità che appaiono all'orizzonte del nostro essere, ma appaiono e non possono che apparire, appaiono come da sempre nel loro apparire. Anche della sorpresa ci sorprendiamo e anche della sorpresa della sorpresa, con un regresso ad infinitum, "ciò che non esiste" è il contenuto della contraddizione, rifletteteci, poichè il "ciò" esiste, eccome.


ID25347 - 25/11/2012 20:40:38 (LoStraniero) A proposito di tavoli
Un giorno, a un pranzo, capitai, seduto a un tavolo, con un giovanotto che era figlio di un falegname. Questo signore seppe dirmi vita, morte e miracoli di quel tavolo: tipo di legno, tipo di lavorazione, colore, stile, forme e via dicendo. Mi rivelò particolari che mai avrei potuto rilevare da solo. Certo che per entrambi si trattava di un tavolo, ma lui ci vide cose che io non ero riuscito a percepire. Come mai? Per ragioni culturali e di linguaggio evidentemente. Gli animali per esempio, del mondo che li circonda, vedono solo alcune cose essenziali che servono per la loro sopravvivenza: il resto non esiste. La percezione dell'uomo è determinata dal suo bagaglio psicofisico. La concettualizzazione è legata alla cultura e ai simboli determinati da fattori linguistici e della struttura del linguaggio.


ID25349 - 25/11/2012 21:13:45 (Dru) Assolutamente si
Ma non credere di aver visto tutto quello che il giovane ti diceva e nel dire ti faceva vedere, aveva come bagaglio e esprimeva di quel tavolo, ma questo non significa affatto che lui è immerso in una realtà diversa dalla tua, questo vuol significare che ciò che conosci tu dell'unica realtà possibile lui conosce altre parti, come se lui stesse dietro una grande torre e la mirasse e tu di fronte quella torre che è la realtà, il linguaggio serve perché tu e lui vi capiate intorno alla torre per dire si questa è la torre di Babele, anche se di quella torre uno vede il fronte e l'altro il dietro, poiché siete obbligati per la posizione in cui state(il vostro io),se poi il linguaggio è diverso e non vi capite affatto, questo non muta la realtà della torre.Esiste una realtà e noi cerchiamo incessantemente di comprenderla, la realtà è verità, verità che dice del destino che


ID25350 - 25/11/2012 21:21:18 (Dru)
è l'apparire dell'esser se dell'essente, se non la comprendiamo per l'intero è solo perché ne siamo una parte, se poi ci rifiutiamo di comprenderla per nulla, come accade in tempo di volontà annientante, il nostro tempo, è solo per volontà appunto, ma subito, nel giorno della festa, anche se la festa è quella sbiadita delle serate passate all'ascolto della banda rock o del sabato sera passato al cinema, questa realtà ritorna a galla con tutta la sua potenza e ci dice che da sempre siamo parte di un tutto ed è per questo che dobbiamo gioire come infatti nel giorno della festa spontaneamente facciamo.


ID25352 - 25/11/2012 21:36:41 (Dru)
http://archiviostorico.corriere.it/2011/maggio/30/Natura_fede_secondo_Malick_film_co_9_110530041.shtml



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