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19 Marzo 2012, 16.00

Lunedì 33

Bambini, adolescenti e Internet

di Donatella Cattarelli
Bambini in rete, fra opportunità e rischi: un approccio precoce ad un mondo non sempre e solo virtuale che va monitorato con attenzione.

In occasione della Giornata Mondiale del bambino e dell’adolescente del 19 novembre 2011, la Società Italiana di Pediatria si è trovata a discutere su uno dei temi più “caldi” di questo nuovo millennio: il rapporto con il web dei nostri figli con i suoi rischi e le sue opportunità.
Oggi il web è centrale, nelle possibilità come nelle problematiche.
La Rete offre enormi opportunità di comunicazione, per i bambini sani e per i bambini malati, per i bambini protagonisti e per quelli protagonisti sì, ma di cure e terapie.
Naturalmente la Rete ha anche i suoi “effetti collaterali” e presenta dei rischi: dal furto di identità al numero eccessivo di ore trascorse sul web, quindi seduti, con tutto ciò che questo significa per l’epidemia di obesità in corso, fino ad arrivare ai drammatici casi di cronaca.
 
Una recente indagine condotta dalla rete EU Kids Online è stata realizzata su un campione di circa 25000 bambini e adolescenti di età compresa tra i 9 e i 16 anni che utilizzano Internet in 25 Paesi.
Dall’indagine è emerso che l’età media del primo utilizzo di Internet è 8 anni, che il 59% dei bambini e ragazzi hanno un profilo su social network, che il 30% dei bambini comunicano via Internet con sconosciuti e che solo il 24% dei genitori monitorano i siti visitati dai figli.
Per avere consigli e stimoli di riflessione per favorire un utilizzo consapevole e prevenire i principali rischi riporto un sunto dell’intervista, pubblicata sulla rivista Conoscere per Crescere, di Elisabetta Papuzza, psicologa, Area Minori e Nuovi Media Save the Children Italia.
 
“L’approccio al mondo dei nuovi media è oggi quanto mai precoce e spesso caratterizzato da sorprendenti abilità tecniche dei più piccoli. Un mondo di relazioni e occasioni di apprendimento ma anche di pericoli, dall’adescamento alla dipendenza, soprattutto quando il mondo virtuale prevale su quello reale.
I ragazzi di oggi nascono e crescono insieme ad Internet e al cellulare, e i nuovi media fanno parte della loro quotidianità.
Iniziano fin da bambini, magari attraverso i videogiochi online e già tra i preadolescenti questi strumenti diventano indispensabili, come un naturale prolungamento delle loro vite, in quanto soddisfano bisogni profondi e primari quali la comunicazione, la socializzazione, la conoscenza, anche l’affettività; servono per sentire gli amici, rimanere sempre in contatto, condividere emozioni e ricordi, per “flirtare”.
 
Possedere un blog personale o appartenere ad un social network contribuisce a definire la propria identità e personalità sociale; il numero di contatti su Messenger, le caratteristiche del proprio profilo personale, i gruppi di interesse a cui si è iscritti sono tutti elementi che definiscono il tipo di presenza e il proprio grado di “importanza” nella rete dei coetanei, nell’ambito di diritti umani fondamentali quali la partecipazione, il gioco, l’aggregazione, la libera espressione.
Internet permette di esplorare differenti aspetti della propria personalità, di provare emozioni e sentimenti molto forti e di sperimentare forme di partecipazione e di libertà di espressione che difficilmente il mondo adulto garantisce ai giovani negli spazi reali del vivere quotidiano.
La possibilità di far girare in Rete contenuti, prodotti attraverso cellulari o videocamere, rende la Rete ancora più interessante agli occhi dei ragazzi e consente loro di acquisire quella visibilità di cui, peraltro, sembra essi abbiano oggi incredibilmente bisogno. Il fatto di non vedersi e di non sentirsi direttamente, o di non entrare in contatto visivo, o anche di non conoscersi, abbassa la soglia di timidezze e inibizioni, per cui spesso nella comunicazione in Rete si raggiungono elevati livelli di confidenza e intimità e a volte, di seduttività, proprio perché l’altro/a può essere uno sconosciuto e come tale, liberamente immaginato e idealizzato.
 
I ragazzi tendono a percepire la rete come uno spazio molto privato e non si rendono conto che invece “navigare” significa frequentare una piazza virtuale di relazioni e contatti, e tutto questo non dovrebbe rimanere totalmente estraneo alla vista degli adulti di riferimento, così come sarebbe opportuno che ogni genitore sia al corrente delle persone che i propri figli frequentano di solito e di come trascorrono il proprio tempo.
Tra i principali pericoli ci sono l’esposizione a contenuti violenti e non adatti, i videogiochi diseducativi, il contatto con adulti sconosciuti (adescamento), pubblicità ingannevoli, scorrette informazioni su ricerche scolastiche, diete, l’acquisizione (download) di musica o film coperti dal diritto d’autore, molestie o maltrattamenti da coetanei (cyber-bullismo), l’uso eccessivo di Internet/cellulare (dipendenza), la mancata tutela della propria privacy.
 
I genitori devono prima di tutto assicurarsi che l’utilizzo di tali strumenti tecnologici, nell’economia della giornata dei propri figli, non prevalga a scapito di spazi di aggregazione concreti, di attività sociali, ricreative, sportive.
Non deve tanto preoccupare il fatto che i bambini e ragazzi usino Internet e cellulari, quanto piuttosto come li utilizzano, per soddisfare quali bisogni e in che misura rispetto al resto del loro tempo, delle loro relazioni sociali, delle loro attività.
È importante capire se ne fanno un utilizzo integrativo oppure sostitutivo, cioè se Internet è l’unico modo per stare insieme agli altri e condividere emozioni, oppure se i nostri figli hanno una vita sociale, se si sanno rapportare adeguatamente agli altri in una relazione diretta, se nel loro tempo libero riescono ad incontrarsi con gli amici, a fare sport, a curare interessi ed hobby, a studiare secondo le loro capacità, in quanto per crescere è necessario sviluppare relazioni significative con persone vere, a cui legarsi affettivamente e apprendere e sperimentarsi concretamente all’interno di situazioni reali.
 
Il ruolo degli adulti in questo campo è cruciale.
Per un genitore questo significa occuparsi dell’educazione sentimentale dei propri figli anche rispetto ad Internet, per aiutarli a capire, ad esempio, quando si subisce il fascino di un incontro in Rete, o ci si sente offesi per il comportamento online di qualche amico, o turbati dalla visione di certe immagini, o influenzati da certe informazioni o opinioni.
L’utilizzo dei filtri parentali di controllo deve essere concordato e condiviso con i figli, oltre che monitorato nel tempo da parte dei genitori, con il corretto grado di attenzione rispetto alla crescita e all’età e mai considerato unico strumento di prevenzione.
Può essere utile scrivere insieme un regolamento e apporlo vicino al computer, come anche stilare un patto simile riguardo al cellulare e/o a eventuali videogiochi.
 
Tale accordo può riguardare i tempi dell’utilizzo e il rispetto degli spazi e dei momenti propri e altrui (l’impatto sui pasti in famiglia, sullo studio, sul riposo, sulla vita sociale, ecc.).
Le regole possono inoltre riguardare il contenuto dei videogiochi, dei siti visitati; si può per esempio stabilire che certi siti non possono essere visti, oppure solo in nostra presenza e riflettere insieme sulla natura dei contatti che il proprio figlio intrattiene in Rete o via SMS.”
Le riflessioni che possono derivare dalla lettura di questa intervista non ci devono tuttavia far dimenticare la meravigliosa opportunità offerta dal web: alfabetizzare tutti i bambini al web vuol dire aprire loro le porte del mondo.

Dr.ssa Donatella Cattarelli
Direttore Unità Operativa Pediatria e Neonatologia
Ospedale di Gavardo
Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda
 
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