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29 Aprile 2013, 07.39
Pertica Bassa
Al museo

La Resistenza taciuta delle donne

di Marisa Viviani
Voci e musica nel Museo Museo della Resistenza e del Folklore di Pertica Bassa per celebrare in chiave femminile la Liberazione dal regime fascista

Il 25 Aprile 1945, festa nazionale che ricorda la fine del regime fascista, è stato celebrato nella zona delle Pertiche presso il Museo della Resistenza e del Folklore Valsabbino di Pertica Bassa con letture sul tema “La Resistenza taciuta”, proposte dal gruppo “A voce alta”.
L'argomento è abbastanza innovativo rispetto alla consuetudine commemorativa che normalmente ha teso nel passato ad identificare la Lotta di Liberazione dal regime e dall'occupazione nazi- fascista come un fenomeno prettamente maschile, nel quale le donne avevano rivestito un ruolo puramente sussidiario e subordinato. Gli studi attuali sul movimento resistenziale infatti, grazie all'impulso della componente femminile nel mondo culturale, sociale e politico, riconoscono oggi alle donne un ruolo determinante nella lotta di Liberazione dal nazi-fascismo.
“Le donne nella Resistenza sono ovunque. Ricoprono tutti i ruoli. Sono staffette, portaordini, infermiere, medichesse, vivandiere, sarte. Diffondono la stampa clandestina. Trasportano cartucce ed esplosivi nella borsa della spesa. Sono le animatrici degli scioperi nelle fabbriche. Hanno cura dei morti. Compongono i loro poveri corpi e li preparano alla sepoltura. Un certo numero di donne imbraccia le armi. [...] Tuttavia le donne non hanno ottenuto quei riconoscimenti che meritavano. Senza le donne non ci sarebbe stata la Resistenza.” (Arrigo Boldrini – Medaglia d'oro della Resistenza).
E' a questo motivo, il contributo fondamentale delle donne nella Resistenza e il mancato riconoscimento del loro ruolo alla fine della seconda guerra mondiale e della lotta partigiana, che il Museo della Resistenza di Pertica Bassa ha dedicato il ricordo e la riflessione nella giornata del 25 Aprile.
 
La Resistenza delle donne è restata nascosta nel cono d'ombra della grande Storia.”; hanno esordito così le componenti del gruppo A voce alta per affermare una visione finalmente veritiera del ruolo fondamentale svolto dalle donne nella lotta al nazifascismo, nella fondazione della Repubblica e nella costruzione di una società paritaria e democratica. L'art. 3 della Costituzione esemplifica il profondo significato di questa lotta: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (Art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana – 1° Gennaio 1948).
 
Attraverso letture di brani d'autore, il gruppo A voce alta ha ricordato con esempi concreti il contributo dato dalle donne durante la Resistenza, con riferimento particolare alla partecipazione delle donne valsabbine, alcune delle quali ancora testimoni viventi della situazione socio-politica del tempo, delle repressioni attuate dal regime e dagli occupanti nazisti, e delle violenze personalmente subite.
 
Sono state ricordate Carla Leali *, che diffondeva in Valle Sabbia la stampa antifascista prelevata a Brescia presso la parrocchia della Pace, curava i partigiani feriti e malati, rincuorva con la sua umanità la gente oppressa dalle intimidazioni e dalle violenze; Maddalena Flocchini “Violetta”, che nascondeva i ricercati dai nazifascisti, li confortava con il canto, e inviava loro messaggi da una parte all'altra della montagna grazie alla sua potente voce; “Sabina”, la telefonista di Vestone che comunicava in codice con la collega di Forno d'Ono per avvertire di perquisizioni e arrivo di militi per i rastrellamenti; Santa Dusi, maestrina di Presegno che riferiva ai partigiani i messaggi in codice di Radio Londra trasmessi dall'unica radio del paese presente in canonica, arrestata, picchiata a sangue, incarcerata senza mai parlare, sottoposta ad una finta fucilazione, che alla sua liberazione venne accolta dall'intero paese con il suono delle campane; il racconto drammatico della sua Resistenza è stato sottolineato dall'esecuzione di Sei minuti all'alba, la bellissima, straziante canzone di Enzo Jannacci, interpretata dal trio musicale che ha accompagnato con passione le letture e le testimonianze delle donne.
 
E ancora Elsa Pelizzari “Gloria” di Roè Volciano staffetta a soli quindici anni, arrestata per trasporto d'armi a seguito della delazione di un doppiogiochista, malmenata dalle SS e caricata su un cammion per essere deportata, e fatta fuggire dall'autista impietosito per la sua giovane età; Maria Boschi “Stella” di Barghe, staffetta anch'essa insieme a Gloria, che si prese cura nel cimitero dei corpi dei nove giovani ribelli della VII Brigata Matteotti massacrati il 5 marzo 1945 a Cesane di Provaglio Val Sabbia dai fascisti; del fazzoletto con cui Stella deterse il sangue e la terra che ricopriva i visi degli uccisi una metà è conservata oggi nel Museo della Resistenza di Pertica Bassa insieme ad un pezzo del salice crivellato dalle pallottole contro cui furono ammassati i poveri ragazzi, e l'altra metà venne suddivisa in nove parti per i famigliari delle vittime.
 
E tante altre ancora, note e sconosciute, protagoniste di atti eroici come le 2900 donne cadute in combattimento o fucilate, o semplici portatrici di gesti dettati dalla sola umanità e da un antifascismo di fatto che nasceva dal rifiuto della sopraffazione e della violenza, senza alcuna mediazione della politica o dell'ideologia; è su questa ossatura portante costituita dai valori umani e dalla forza morale delle donne che si potè innestare il movimento resistenziale della lotta partigiana.
 
La Resistenza delle donne ebbe prevalentemente una connotazione non militare; la maggior parte di esse non volle imbracciare le armi, simbolo di guerra e potere maschile violentemente esercitato, ma espressero la loro opposizione al regime con i valori della sensibilità femminile, il rispetto e l'aiuto per la vita dei figli, dei padri, delle genti che soffrivano, che non escludevano il coraggio, la forza d'animo e la determinazione, ma anzi li esaltavano.
 
Quando si lavavano i panni alla fontana, tutte le donne sapevano che quelli non erano soltanto gli indumenti dei famigliari, ma anche quelli dei partigiani nascosti in montagna, ma nessuna faceva domande o parlava; quando si stendevano le lenzuola come segnale di pericolo, tante più lenzuola tanto maggiore il pericolo di rastrellamenti; quando si chiamavano a squarciagola le capre su per i pendii con nomi convenuti per avvertire gli uomini nascosti; quando si metteva fuori dalla porta di notte il cesto delle patate perché i partigiani potessero trovare da mangiare; quando si nascondevano i ricercati, o i malati, o i feriti e si assistevano, curavano, proteggevano; quando si portava cibo, vestiti, medicine nelle baite dove si nascondevano i ribelli; in tutte quelle situazioni le donne lavoravano e si esponevano per salvaguardare la vita dei resistenti, eroi, coraggiosi e temerari sì, ma semplicemente uomini, figli, fratelli e padri nella vita di tutti.
 
Alla fine della guerra e del regime, a questa Resistenza quotidiana, tenace, sofferta non giunse il giusto, onorevole riconoscimento; poche furono le onorificenze ufficiali attribuite a donne distintesi per atti di particolare valore, ma alla vastissima schiera delle rappresentanti di un eroismo schivo e silenzioso seppur determinante non pervenne la dovuta legittimazione, stima e merito dovuti dalla comunità nazionale e in particolare dal movimento resistenziale.
 
Alle donne combattenti o coinvolte in prima linea nella lotta di Liberazione fu spesso impedito o sconsigliato di presenziare alle sfilate, alle cerimonie, alle manifestazioni pubbliche in cui gli uomini erano presenti come i veri artifici e protagonisti della lotta al regime.
Molte donne non si presentarono così a ritirare le onorificenze, rientrarono nel mondo casalingo loro riservato dalla cultura maschilista, dominante anche nell'area politica della sinistra, che vedeva la donna come un'appendice subordinata, al massimo decorativa e certamente utilitaristica, ai veri valori e interessi maschili autodeterminati, al cui spirito l'art. 3 della Costituzione evidentemente appariva ancora completamente estraneo.
 
A molte donne fu addirittura riservata una pubblica disapprovazione per aver trascurato la famiglia, per essersi esposte a pericoli o aver inseguito idee estranee alla missione femminile che le vedeva angeli del focolare, docili interpreti di valori domestici e religiosi, ubbidienti esecutrici della volontà di padri, fratelli o mariti, maschi insomma titolari della scelta e della vita delle donne; in alcuni casi le donne furono assimilate a svergognate puttane, che in montagna andavano per civettare o per mettersi in mostra, tradendo il loro ruolo di depositarie delle virtù domestiche.
 
A questa Resistenza Taciuta la pubblicistica riserva oggi finalmente l'interesse e l'approfondimento mancato nel passato; studi e ricerche approfondite vengono dedicate alla conoscenza di questa storia scomparsa nell'ombra del non detto, del non voluto, del colpevole silenzio, e tardivamente, forse, renderanno giustizia al grande cuore delle donne tradito dalla mediocrità di una società e di una politica incapaci, se non ostili al riconoscimento dell'uguaglianza e dei diritti delle donne, spesso delle loro superiori capacità. Al Museo della Resistenza e del Folklore Valsabbino di Pertica Bassa va dunque il merito di aver dato voce a questa Resistenza Taciuta.
 
La scelta dei brani e la lettura sono state effettuate dal gruppo A voce alta, formato da Alessandra Sabaini, Annarosa Pelizzari, Antonella Pialorsi, Laura Gottardi, Laura Griggi, Marilde Scalmana, Marina Marchesi e Simona Brambilla; il gruppo è nato da Cèchilegge, un corso di lettura organizzato due anni or sono dalla Comunità Montana di Valle Sabbia, su sollecitazione della Biblioteca di Vestone e degli Assessorati alla Cultura; coinvolto in un ciclo di letture, il gruppo ha tenuto l'8 marzo una lettura per la Festa della Donna e si prepara ad un prossimo incontro il 5 maggio sul tema del lavoro.
 
Ha accompagnato musicalmente il gruppo A voce alta un trio composto da Mauro Bacchetti (fisarmonica e chitarra), Mario Cappa (percussioni e armonica) e dal giovanissimo Wasim Essbai (chitarra); musiche originali e scelta dei brani di Mauro Bacchetti, animatore e riferimento del trio, che ironicamente viene definito Uno e Trino, senza offesa per più alti detentori dell'attributo.
 
Alle interpreti del gruppo A voce alta, ai musicisti del trio, agli organizzatori della manifestazione, va il plauso e il ringraziamento del numeroso e attento pubblico e delle donne in particolare.
 
 
Foto di Luciano Saia
 
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Commenti:

ID31390 - 29/04/2013 13:23:24 (Giacomino) Parole giuste, doverose quelle di Marisa Viviani
che rendono giustizia alla partecipazione delle donne nella resistenza, non imbracciarono le armi ma furono parte attiva al fianco delle formazioni partigiane come collaboratrici insostituibili. Sarebbe davvero ora che si squarciassero certi veli conservati per decenni e si parlasse delle donne della resistenza. Nella casa della mia famiglia si conservava il documento che il gen. inglese Alexander aveva stilato in riconoscimento ai partigiani della resistenza, in casa mia erano stati consegnati due di questi riconoscimenti uno a mia zia che aveva partecipato come supporto alle formazioni partigiane per tutto il periodo della resistenza.


ID31391 - 29/04/2013 14:22:07 (sonia.c) dietro ad un grande uomo..c'è sempre una grande donna....
da .la danza delle grandi madri di Clarissa Pinkola Estès..in tutte le donne,sopratutto in età matura,alberga una forzza sotterranea e invisibile che si esprime attraverso intuizioni


ID31392 - 29/04/2013 14:30:55 (sonia.c) continua
inuizioni improvvise,espolosioni di energia,acute percezioni,slanci appassionati;un impulso travolgente e inesauribile che le spinge ostinatamente verso la salvezza,verso la ricostruzione di qualsiasi identità spezzata..come un grande albero che minacciato dalle intemperie ,dalle malattie ,aggredito dalla furia dell'uomo,non muore mai, ma miracolosamente e con pazienza continua a nutrirsi attraverso le proprie radici,si rigenera e rinasce per mantenere il proprio spirito vitale cosi da poter generare nuovi germogli cui affidare questa eredità inestimabile.viva le donne partigiane sempre e comunque..


ID31412 - 29/04/2013 19:19:56 (Giacomino) Cribbio! Sonia
per poco non mi spaventi.


ID31413 - 29/04/2013 19:25:58 (sonia.c) e perchè?
hai paura che mi iscrivo agli alpini?nooooooo sono troppo pacifista1 ma partigian della vita si! baciiiiii


ID31414 - 29/04/2013 19:32:04 (sonia.c) e certo che non era farina del mio sacco..
magari sapessi scrivere cosi...però questi "concetti" sono dentro di mè,solo non li so esprimere!


ID31417 - 29/04/2013 20:51:55 (Giacomino) Ti sai esprimere benissimo
e saresti un ottima collaboratrice nel gruppo alpini.


ID31422 - 29/04/2013 23:37:02 (sonia.c) si ! gli alpini sono speciali!
ovunque vadano ,portano amore,solidarietà ,allegria!!...ribaci!



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