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13 Aprile 2019, 07.13

Blog - Riflessi

Cattamucì

di Rhapsody
Vivo in un piccolo paese vicino alle montagne, è il solito posto dove tutti si conoscono e i ragazzi vanno ancora al parchetto a fare casino..

C’è un asilo, una scuola materna, un cimitero e due bar, di cui uno è quello dell’oratorio. Io abito in una casa abbastanza isolata vicino al bosco e i miei amici sono anche i miei vicini, non potrei chiedere di meglio, siamo cresciuti insieme e le nostre mamme si scambiano le ricette delle torte, insomma tutto nella norma.

In tutto il paese le persone sono tranquille, perlopiù vecchietti che vanno al bar e qualche novella famigliola con dei bambini, i discendenti di questo piccolo paese.
Vivono tutti sereni, suppongo, per quanto ne so lavorano tutti qui oppure nei paesi vicini, non si pongono gli stessi problemi delle persone che vivono in città.

La massima preoccupazione del mio paese è il camion dei rifiuti che passa tre volte a settimana e non raccoglie tutta l’immondizia perché non è stata correttamente divisa nei bidoncini delle case.

Quando gli operatori trovano un sacchetto dell’umido con qualche pezzo di plastica all’interno, attaccano un adesivo rosso 10x20 sul sacco con la scritta “Non correttamente smistato”. Questo è uno degli argomenti più gettonati nei bar del paese, è l’argomento che interessa e che, in un qualche modo, colpisce tutti i paesani.
Sono sempre tutti insieme, anche i vicini che litigano per tagliare la siepe in un certo senso sono uniti, non sono mai soli.

Ma c’è un uomo del mio paese che a quanto si dice è il più solo di tutti, tutti sanno chi è ma nessuno parla con lui, lo vedono sempre solo e come un gatto randagio si sfama, nelle pattumiere.

Il nuovo sistema di raccolta differenziata ha colpito anche lui che solitamente non ha dell’immondizia da buttare ma da cercare.
Probabilmente è la prima volta che tutto il paese è colpito da questo moderno cambiamento, l’immondizia accomuna tutti e anche se si vergognano spesso del loro sporco non possono fare a meno di buttarlo in strada per non accumularlo dentro casa.

Le persone aspettano solo che gli spazzini vengano a recuperare il loro fardello e lo portino a bruciare nell’inceneritore.
Chi non ha immondizia da buttare è perché la nasconde e si ritrova lui stesso a puzzare.

Il misterioso uomo solitario del mio paese si chiama Nevio, ma tutti lo chiamano Cattamucì.
Con “mucí” nel nostro dialetto s’intende il moccino, cioè lo scarto della sigaretta che una volta finita per abitudine viene buttata a terra.

Nevio per abitudine “catta su” questi scarti della società e tenta di riaccenderli per finire del tutto la paìna.
Di solito non si finiscono mai del tutto le sigarette, fumare l’ultima parte è fastidioso e malsano. L’intensità di calore in quel punto è troppo forte e dicono crei acqua nei polmoni.
Quindi, per non rischiare la vita a causa di qualche goccia d’acqua, si butta a terra il filtro e i tiri mortali che rimangono.

Probabilmente il Cattamucí
o non è informato oppure è consapevole del rischio e non gli importa, non credo abbia qualcosa da perdere se è solo al mondo. Non credo abbia un lavoro, le sue uniche occupazioni sono fumare i mozziconi che la gente lascia cadere sull’asfalto e rovistare nell’immondizia.
Ma perché fa una vita del genere? Gli basterebbe trovare un lavoro per permettersi almeno da mangiare o le sigarette, non gli scarti degli altri. Come può essere felice una persona che vive con i rifiuti degli altri, che considerazione ha di sé stesso per trattarsi così?

Si dice che viva alla fine dello sgorgo di una fogna in cemento, c’è chi dice anche che l’abbia visto entrare addirittura in un tombino come se fosse la sua porta di casa.

Ci sono tante dicerie su Cattamucì, come quella che se i bambini non mangiano tutto quello che hanno nel piatto quella bestia di barbone mai sazio entrerà dalla finestra dei bambini e gli mangerà i piedi.
Non ha senso nemmeno come storia dell’orrore, perché una persona che vive di spazzatura dovrebbe essere scontenta se gli si lascia del cibo nell’immondizia per sfamarsi?

La gente non pensa. Dice tante cose anche se paradossalmente si contraddicono, parlano senza pensare e senza sapere giusto, per dar aria alla bocca.
Ma c’è veramente qualcuno che conosce Nevio?

Quest’uomo mi sta facendo dubitare dei miei compaesani, mi sto accorgendo che sono solo dei mediocri a cui piace spettegolare su cose che in realtà non conoscono. Probabilmente è anche colpa loro se lui vive così, solo e sporco.
Preferisce vivere nell’immondizia piuttosto che avere a che fare con questa gente. In parte lo capisco ma non credo di poter davvero comprendere le sue motivazioni. Io non rinuncerei mai ad un letto caldo o ad un piatto fumante cucinato da mia madre solo perché non vado d’accordo con lei, mi basta far finta di niente e non prendermela troppo se voglio stare ancora qui.

A volte ci sono cose che non riesco a capire e questo mi da parecchio fastidio, i dubbi mi battono in testa e non riesco a pensare ad altro.
Mi sento la testa che prude, come se i pensieri diventassero concreti e premessero sul cranio come a voler uscire per forza, e premono e premono e io vorrei solo strapparmi la pelle per farli andar via.

Nevio è la causa, il povero Cattamucì, che non sa nemmeno della mia esistenza, mi sta provocando delle crisi. La sua situazione mi incuriosisce e finché non saprò il mio sonno sarà tormentato da questi pensieri.

È inutile stare ancora qui nel letto, non prenderei sonno comunque, un po’ di aria fresca non mi farebbe male anche se è notte tarda e i miei potrebbero sentirmi uscire. Ma preferisco rischiare di finire in punizione piuttosto che non avere pace.
Faccio per aprire la porta per uscire e Pruni tenta di entrare.

È una dei miei gatti, la più selvaggia, ha il pelo nero come il carbone ma liscio e morbido come un cuscino, e i suoi occhi verde foglia brillano nella notte. Non le piacciono le carezze, le evita se può, ma non sappiamo perché. È nata come un gatto di casa eppure ogni giorno sgattaiola via nel bosco dietro casa per cacciare chissà quali animaletti.
Ha scelto una vita di sopravvivenza piuttosto che vivere con le nostre coccole. Ovviamente viene a trovarci ed è spesso appollaiata sugli scalini della veranda ma principalmente si rifugia tra gli alberi ad ascoltare i rumori del sottobosco.

È un gatto domestico inutile, il suo morbido pelo è sprecato per il bosco. Nonostante ciò lei non si rende conto di cosa potrebbe ottenere stando solo con noi e fare il vero gatto di casa come il resto dei suoi fratelli. Ma perché non è come gli altri? Per lei sarebbe più facile stare su un cuscino sul divano ad ingrassare con le crocchette e il pane. Così si complica soltanto la vita.
Provo ad accarezzare Pruni e per un secondo mi sembra che stia apprezzando ma poi si allontana, poco dopo non riesco più a distinguerla dall’oscurità.

Una passeggiata mi schiarirà le idee o almeno darà un respiro ai miei pensieri.
Le luci delle case sono spente, a quest’ora staranno sicuramente dormendo tutti, tranne me. Mi piace quando c’è silenzio, mi piacerebbe anche che ci fosse buio e non che quel lampione “s’illumini d’immenso” appena ci passo sotto.

Solo il candore della luna
dovrebbe schiarire questa notte purtroppo illuminata da inutili luci artificiali.
Per una volta vorrei vedere i miliardi di stelle sulla volta celeste e sentirmi spaventosamente piccolo e grato di poter vedere gli splendori dell’universo.
Vorrei che tutto fosse chiaro e non offuscato da fitte luci.

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Commenti:

ID80378 - 13/04/2019 18:59:34 (Tc) ...
non ho ben capito se chi ha scritto,voglia parlare della differenziata del 'Cattamuci' della sua gatta o dei suoi problemi riflessivi...


ID80704 - 05/06/2019 18:19:32 (ubaldo) Così scrive Rapsody
Mi dispiace non aver continuato a scrivere il racconto, questa è solo la prima parte della storia ma per vari impegni e blocco dello scrittore non sono più riuscito ad andare avanti. Mi scuso con tutti i lettori, Cattamucì avrà una continuazione. Rapsody



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Sembra quand'ero all'oratorio C’è un posto bellissimo che si potrebbe chiamare la città dei bambini e dei ragazzi. È un posto dove fare comunità, incontrarsi, giocare, fare amicizia, costruire legami basati sulla bontà, la semplicità, la gioia, la gratuità ed il servizio agli altri.

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