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Nuvole al tramonto

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05 Novembre 2017, 09.05
Gavardo Salò
Maestro John

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di John Comini
Mio fratello Dino, 75 anni, ha ricevuto il premio Gasparo da Salò per le mille attività nelle quali si è impegnato...

Quando lavoravo in negozio con lui, ricordo che andava in giro con la 127 rossa e l’altoparlante per annunciare la famosa “Bisagoga”. Nella sala dei Provveditori del Palazzo comunale di Salò, dove è avvenuta la premiazione, la mia bella nipote Mariangela ha letto la storia della mia famiglia (qualche parolina ce l’ho messa pure io…)

I bisnonni
Sfogliando l’album dei ricordi della mia famiglia, alla prima pagina c’è una data: il 1901. A Salò c’era stato il terremoto e il mio bisnonno, Comini Angelo, classe 1882, dalla zona della Volta di Brescia arriva a Salò per lavorare alla ricostruzione.

Infatti lavora come cementista e sposa Margherita Raggi (classe 1884), proveniente da una numerosa famiglia di ortolani nei pressi di Campoverde. Il bisnonno realizzava lavandini, vasche e gradini di cemento. Era un vero artista, e molte ville patrizie che si affacciano sul lago conservano i vasi finemente lavorati dal mio bisnonno. Peccato che a tale abilità creativa non corrispondesse lo stesso talento nel farsi pagare, tant’è che la famiglia si trovava quasi sempre in difficoltà finanziarie e dovette ricorrere a prestiti da parte dei fratelli della bisnonna.

I miei bisnonni ebbero 5 figli: mio nonno Luigi (del 1913), poi Vittorio (commendatore e figura poliedrica di Salò), Francesco (morto per tifo a soli 9 anni), Tranquillo (divenuto poi sacerdote presso i Giuseppini di Asti e per più di vent’anni missionario in Perù), Giulia e Fausto. La mia bisnonna Margherita leggeva molto: sapeva a memoria brani dei Promessi Sposi, ma la sua lettura preferita erano i necrologi del Giornale di Brescia.

I nonni
La famiglia era di modeste condizioni, come quasi tutte a quel tempo. Avevano fatto ben 11 traslochi, e siccome in casa “ghe n’era mai gì che chönta dù”, dovevano andare dal salumiere e farsi segnare la spesa sul “libretto”. Spesso mandavano Fausto, il più piccolino, ed il salumiere gli diceva “La prossima volta manda la mamma che devo parlarle.” E allora il nonno Luigi, che aveva 9 anni e frequentava la 4^ elementare, un giorno è uscito dalla scuola di Via Brunati a Salò ed ha incontrato uno zio che l’ha portato a lavorare nell’ortaglia. E non era un lavoro semplice, e doveva dormire là lontano da casa, ed è stato strappato ai giochi dei bambini per aiutare la famiglia.

Proseguirà gli studi in gioventù, quando studierà disegno alla Scuola libera di istruzione Romualdo Turrini promossa e finanziata dalla Società di Mutuo Soccorso. Acquisirà anche nozioni di tedesco e francese dalla mamma del senatore Fabiano De Zan, che allora insegnava presso la Giovane Salò. La conoscenza delle lingue straniere si rivelerà preziosa durante la prigionia. Nel 1935 viene arruolato nel genio militare e destinato in Abissinia, dove per un caso fortuito riesce ad evitare di essere ucciso. Terminato il servizio militare, visto che a casa la precaria situazione economica perdurava, rimane a lavorare in Africa presso il genio civile.

Il bisnonno Angelo, forse toccato dalla tragedia del Titanic, si era convinto dell’idea di realizzare un’imbarcazione in cemento, altrettanto inaffondabile. Con l’aiuto dell’ingegnere Serri, che al tempo insegnava presso l’istituto tecnico di Salò, si impegnò per molti mesi nell’impresa. Inevitabilmente trascurava il proprio lavoro, fondamentale per il sostentamento della famiglia. Riesce infine a dare forma al proprio sogno. Ma il risultato, visto il materiale in cui viene realizzata la barca –il cemento appunto- si rivela un fallimento perché troppo pesante e probabilmente per calcoli errati. Il nonno Luigi è così costretto a rimanere in Abissinia per tre anni e due mesi, facendo enormi sacrifici, dormendo sotto una tenda e inviando regolarmente il proprio stipendio a casa.

Quando il nonno Luigi è tornato a casa si è innamorato della nonna Caterina Bergomi. Raccontano che da ragazza fosse molto bella, come un’attrice del cinema. Era stata scelta per fare i giochi ginnici dinanzi al Duce, a Roma. Poiché anche la sua famiglia non navigava in buone acque, lavorava come addetta all’uccelliera presso il famoso dottor Antonio Duse. Raccontava che a volte riceveva le telefonate di D’Annunzio, paziente del dottore. La nonna Caterina detta Catina era figlia della Checa (Francesca) che, rimasta prematuramente vedova del mio bisnonno Secondo (da qui il nome di mio papà), per mantenere la famiglia si recava al lago con la sua carriola e la “scagna” per lavare i panni dei benestanti salodiani. Abitava in Fossa, dove un tempo c’era il Teatro Vecchio. È curioso ricordare un buffo aneddoto su di lei. Quando si recava al lago in San Bernardino, vicino alla Canottieri, partendo da casa portava con sé le quattro galline che teneva gelosamente sull’antana (il solaio). Un giorno, tornando a casa, si accorse di averle dimenticate al lago. Agitatissima, ritornò correndo alla spiaggia per recuperarle e con grandissima meraviglia le trovò che tornavano sol solette a casa.

Quando Luigi e Catina si sono sposati, sono andati in viaggio di nozze a Venezia, ma vedevano già partire i treni pieni di soldati, e la guerra stava arrivando…

Nel 1939 il nonno viene richiamato per la campagna di Francia, poi spedito in Albania e infine in Grancia. Ma nel 1943, dopo il fatidico 8 settembre, viene fatto prigioniero dalle truppe tedesche. Sarebbe destinato a lavorare in miniera in un campo di lavoro in Polonia, ma fortunatamente grazie alle conoscenze della lingua tedesca acquisite alla Giovane Salò gli viene conferito il ruolo di interprete tra i prigionieri ed i soldati tedeschi. Poi si è fatto spedire un vocabolario tedesco-italiano da casa. I libri a volte salvano la vita.

E quando sono arrivati i russi ed hanno liberato il campo, il nonno Luigi si è fatto tutta la strada dalla Polonia all’Italia a piedi, attraverso un viaggio avventuroso e pieno di insidie, passando per l’Austria. Raccontava che un giorno aveva visto fuori da una canonica austriaca un bel paio di scarpe e le ha prese (qualcuno dice sorridendo che lì sono iniziate le Calzature Comini). Ma erano passati molti giorni, e non era ancora arrivato a casa. E allora tutti i giorni la bisnonna Francesca lo aspettava alla fermata del tram. Un po’ alla volta tutti tornavano, ma mio nonno no. Ma Francesca aspettava sempre, e nessuno aveva il coraggio di dirle niente. Perché tanti non erano più tornati, perché la guerra è una cosa brutta e cattiva. E la guerra ormai era finita, ma la mia bisnonna Francesca aspettava sempre alla fermata del tram. Finché un giorno è sceso dal tram uno così magro, ma così magro, ma l’ha riconosciuto subito che era il suo Luigi, e allora Francesca ha attraversato la Fossa camminando verso casa, e non aveva parole, e il cuore le tremava dall’emozione, e mio nonno dietro, e camminavano senza dirsi niente. E ancora adesso mi emoziono ad immaginare la felicità della nonna Catina quando ha visto entrare in casa il suo Luigi. Era un bel giorno di settembre del ’45.

Nel 2012, su interessamento della famiglia, al nonno Luigi verrà concessa la medaglia d’onore dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Dal matrimonio tra il nonno Luigi e la nonna Catina sono nati mio zio Franco (nel ’41), mio papà Dino (nel ’42) e mia zia Rita (nel ’43). Dopo la fine della guerra arriverà poi Mariangela (di cui porto il nome) che morirà di difterite nell’aprile del ’51, a soli 4 anni e mezzo. La nonna Catina raccontava che ogni giorno c’era un funeralino, passava una bara bianca e la gente si levava il cappello. Quando la loro Mariangela si è ammalata, hanno chiamato il dottore, ma era alle prime armi e ha sbagliato la diagnosi. E quando Mariangela è morta all’Ospedale di Salò, il nonno l’ha portata a casa in braccio, e sembrava che passasse un angelo. La nonna Catina sembrava impazzire dal dolore. Stava tutto il giorno nella camera, dove aveva dormito la sua bambina, non mangiava mai, piangeva e basta. A Mariangela hanno tagliato le trecce bionde, e la mia nonna le teneva in mano come un rosario.  Al prete che cercava di consolarla, mia nonna diceva “Perché el Signur el fa mörer i pitì? Perché el m’ha mia töt sé mé?” Mia nonna ha sempre detto che è stata salvata dalla fede. Poi nel ’52 è nato mio zio Giovanni (detto John) a cui diceva: “Te set nasit che töcc i piansìa”. Successivamente nel ’54 è nata la zia Valentina. Il 1° maggio del 1946 il nonno Luigi apre un negozio di scarpe in via Quarena a Gavardo, in società con Michele Contarelli. Nel 1951 scioglie la società e inizia a lavorare con il fratello Fausto, che aprirà un negozio di scarpe a Desenzano dove andrà a lavorare anche mio papà. Fausto sarà anche Presidente dell’Associazione commercianti e della Casa di Riposo di Desenzano.

Nel 1958 il negozio di Gavardo si trasferisce in Piazza Marconi, dove era stato costruito il cosiddetto “grattacielo” accanto al fiume. Qualche anno più tardi, Luigi decide di dividersi dal fratello per proseguire coadiuvato dai figli Franco e Dino. È il 15 giugno 1965 quando il negozio “Calzature Comini” di Salò viene aperto nell’odierno locale di via San Carlo. Nel novembre 1963 Luigi cessa la propria attività affidando il negozio di Gavardo al figlio Franco e quello di Salò a mio papà.

Da ricordare che mio nonno Luigi viene eletto a Salò nel primo consiglio comunale del dopoguerra, come sindaco c’era il dottor Sbarbari. Per qualche mese, nonostante la fatidica 3^ elementare ma grazie alle sue capacità, ricopre anche la carica di assessore alla pubblica istruzione. Da una ricerca fatta sfogliando il libro del dottor Bellucci, emerge che i componenti della famiglia Comini sono stati i più numerosi ad essere eletti nei consigli comunali del dopoguerra. Il primo è stato mio nonno Luigi, poi suo fratello, lo zio Vittorio, a seguire i miei cugini Emilio, Paolo e Gualtiero, infine mio fratello Alberto.

Tanti ricordano il nonno Luigi, in età avanzata, arrivare sulla corriera da Gavardo a Salò con un pacco di scarpe legato con lo spago, per poi ritornare, sempre con il suo pacco di scarpe. La SIA gli aveva regalato l’abbandonamento di un anno per i suoi 40 anni di viaggi in corriera. Ringrazio il Signore per avermi donato mio nonno Luigi. Un nonno che ha vissuto sempre per la famiglia e che come la nonna Catina ha trasmesso una fede piena d’amore. Un nonno che ha allargato la famiglia ai bisnonni Angelo, Margherita ed alla zia Giulia, e la casa a Gavardo era sempre aperta a chiunque avesse bisogno di affetto. I miei nonni sono stati per me l’esempio dell’amore vero. Adesso sono da qualche parte del cielo, e da lassù ci stanno sorridendo.

Il papà
Mio papà Dino è sposato dal 1968 con mia mamma Camilla Smalsi, proveniente da Rezzato e seconda di cinque sorelle. Dopo il primogenito Marco, arrivano nell’ordine Alberto (’72), la sottoscritta Mariangela (’75) e infine Paolo (’80). Marco dal 1999 gestisce personalmente il negozio di calzature che mio papà Dino aveva aperto in via San Carlo. Alberto e Paolo lavorano in banca (BTL e UBI). Io invece sono insegnante di Lettere presso la scuola media di Roè Volciano. Papà Dino e mamma Camilla sono felici nonni di 5 nipotini: Francesco, Caterina, Nicola, Giovanni e Giacomo.

Alla fine ci sono i ringraziamenti. Da parte mia, posso solo ringraziare tutte le persone che mi hanno regalato l’amore, e ringraziare la vita, che mi ha dato tanto (anche mia moglie, ma per vivere con lei il premio lo merito io!)

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato due occhi che quando li apro
chiaramente vedo il nero e il bianco,
chiaramente vedo il cielo alto brillare al fondo,
nella moltitudine la donna che amo.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato l’udito così certo e chiaro
sento notti e giorni grilli e canarini
turbini martelli e lunghi pianti di cani
e la voce tenera della mia amata
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il passo dei miei piedi stanchi
con loro ho attraversato città e pozze di fango
lunghe spiagge vuote valli e poi alte montagne
e la tua casa la tua strada il tuo cortile…
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
del mio cuore in petto il battito chiaro
quando guardo il frutto della mente umana
quando vedo la distanza tra il bene e il male
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari
Grazie alla vita che mi ha dato tanto
mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto
così io distinguo la buona o brutta sorte
così le sensazioni che fanno il mio canto
grazie alla vita che mi ha dato tanto
(Gabriella Ferri e Violetta Parra)

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo

maestro John Comini

PS.- Nella prima foto ci sono, da sinistra: Dino, Mariangela (che adesso è un angelo in cielo), mia mamma, Rita, il papà e Franco.
Nella seconda foto la famiglia Comini con i nonni e gli zii Fausto, Vittorio e la moglie Rina, Tranquillo e Giulia. Ci sono alcuni miei cugini, tra ii quali in fondo col cappellino alla marinara c’è la mia simpatica cugina Anita (ora abita a Sarezzo) con la mia dolcissima Dina che diventerà suora (ora abita in Paradiso). Io e mia sorella Valentina non ci siamo ancora, ma arriveremo prima o poi…e come se arriveremo!


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Commenti:

ID74007 - 05/11/2017 18:28:44 (alfo70) sig
Anche noi a Gavardo abbiamo un degno rappresentante della famiglia Comini. Assessore Daniele Comini di Gavardo



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