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Colori a Malaga

Colori a Malaga

di A.S.



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24 Settembre 2017, 10.00
Gavardo
Maestro John

Ma il cielo è sempre più blu

di John Comini
Ci sono in giro delle strane persone. Camminano in parte a te, vanno in auto come te. Alcune le conosci, ma la maggior parte ti sono anonime

Hanno idee politiche diverse, tifano per squadre diverse. Alcune vanno in chiesa, altre no. Ma tutte queste persone hanno una cosa in comune: aiutano le altre persone. E lo fanno gratis! Possibile?! Sì perché donano il loro sangue e aiutano a salvare persone che hanno avuto incidenti o problemi di salute. E le salvano senza conoscerle!

Come l’altro giorno, al Policlinico di Milano. C’è una mamma, una signora sudamericana. Aspetta una bambina, ma i medici hanno scoperto un grave problema. Questa mamma ha un sangue rarissimo, un sangue che può sviluppare anticorpi, che distruggono i globuli rossi del feto. Questa povera mamma si è sentita dire che stava, di fatto, uccidendo la sua bambina, mentre la faceva crescere dentro la sua pancia. Oh no! La soluzione sarebbe fare delle trasfusioni direttamente in utero, ma il sangue della madre è molto raro e ci sono pochissime probabilità di trovare un donatore compatibile. Si fanno controlli incrociati. Si trova un donatore.  Di lui non si sa nulla. Ma si sa che dona regolarmente il suo sangue. È l’unico, in tutta Italia, l’unico donatore del sangue necessario a salvare la vita della bambina. Due trasfusioni in utero l’hanno salvata. Adesso è nata, bella come il sole. Adesso è a casa, con la sua mamma. Grazie a quella persona sconosciuta. Se non è amore questo…

“Quando credi d'essere sola su un atollo in mezzo al mare
quando soffia la tempesta e hai paura di annegare
chiama, chiama piano sai che non sarò lontano
chiama, tu, chiama piano
ed arriverò io in un attimo, quell'attimo anche mio…
Quando crolla il tuo universo tra le righe di un giornale
quando tutto intorno è perso e hai finito di sperare
chiama, chiama piano sai che non sarò lontano…”
(Bertoli e Concato)

Ho avuto la straordinaria fortuna di conoscere molte persone iscritte all’Avis. Ma vi voglio parlare di due persone meravigliose, che ora sono in cielo ma che sono rimaste nel cuore di tutti noi: Renato Paganelli e Cesare Goffi.

È impossibile raccontare Renato Paganelli, uomo di speranza. Sposato con Lina, ha dedicato tutta la sua vita sia al lavoro presso il Lanificio di Gavardo sia al volontariato. Cofondatore della sezione Avis di Gavardo, animatore dell’Associazione volontari ambulanza di Valle Sabbia, era sempre presente dove c’era bisogno di dare una mano.
Una persona umile e profondissima, che quando mi incontrava mi accoglieva con un sorriso e voleva sapere come andavano gli spettacoli del Teatro Poetico Gavardo. Quando in chiesa passava per i banchi a raccogliere le offerte, mi si accostava e a bassa voce mi chiedeva sorridendo “Dove siete con gli spettacoli? E con la Paola Rizzi? E con il Deni?” Io lo informavo velocemente e lui passava oltre, sorridendo. Renato l’ho conosciuto poco, ma tanto basta per considerarlo un vero maestro di vita.

Per fortuna c’è un libro, “Il dono” (Liberedizioni), nel quale la sua testimonianza è raccolta da Marcello Zane, che ricorda la sua profonda umanità: “Renato è stato davvero un uomo speciale, dotato di quei talenti oggi scomparsi, certamente in disuso nella comunità: la umana pazienza, il silenzio dell’ascolto e la volontà del sereno confronto, la forza della presenza in prima persona, senza deleghe. L’esortare tutti all’impegno della mitezza e della costanza, per un’operosa concordia. Mancherà quel suo rapporto esemplare vissuto tra vita, comunità e speranza, quel suo essere un «politico» nel senso pieno dell’abusato termine. Una «politica» mite - la sua - non perché ignorante la dimensione dei partiti e del potere (è stato consigliere comunale e militante della sezione Dc), ma perché ne riconosceva il limite - oggi puntualmente travalicato - che non le consentiva di essere invasiva di sfere che non le appartengono, di restare ancorata ai bisogni della comunità nelle scelte e nelle iniziative…

Una Gavardo conosciuta, amata e vissuta con quei suoi disarmanti occhi azzurri, con la capacità di commuoversi e di piangere, di arrabbiature presto svanite, di puntuali interventi critici, comunque collaborativi. Così, caro Renato, ricordo la tua presenza gavardese, il tuo sostegno alla mia famiglia. Per le piccole cose che ti hanno reso prezioso, per le grandi energie che hanno creato un tessuto associazionistico vivo. Lo hai scritto: «Come cittadino, ho sempre sentito la responsabilità di verificare se di fronte alla sete di valori assoluti sono stato capace di presentare nella mia vita e nelle mie parole, nelle mie azioni, un’immagine non del tutto deformata ma una testimonianza concreta dei valori in cui ho sempre creduto». Lo hai fatto, sempre, con coerenza e sincerità: e così è dolce, prezioso e duraturo, il tuo ricordo.

“Metti in circolo il tuo amore
come quando dici "perché no?"
metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti "non lo so"
(Ligabue)

Don Andrea Persavalli (70 anni di sacerdozio… ben portati!) ha scritto su “Il Ponte”: “Renato ciao, durante la partecipazione alla santa messa dei tuoi funerali, assorto in preghiera, con il volto di Gesù riflesso nella tua vita, mi sono chiesto: dove hai preso renato, tanta forza, energia, fulgore per compiere opere così meravigliose nella tua vita? Una folgorazione la risposta: la santa messa. Per te e per le tue opere di carità la fonte cui hai attinto a piene mani è stata la Santa Messa: nelle letture meditate, pregate in Gesù eucarestia…Portavi la Santa Messa col cuore di Gesù nelle tue opere di misericordia. Innanzi tutto nella tua famiglia, alla Santa Messa eri presente con la tua Lina… Che incanto la Santa Messa in montagna col volto e la voce di Dio nello splendore del creato, panorama d’incanto, ed è lì dove sono nate Avis e Avulss. Tutti insieme abbiamo dialogato, vissuto. Poi tu ti sei dedicato particolarmente all’Avis, Cecilia all’Avulss. Ma tutti insieme con Gesù eravamo un cuor solo ed un’anima sola nell’amplesso delle vette, incanto splendente dell’amore del Padre…Gesù noi lo vediamo nel povero, nel malato, nel vecchio, in carcere. Ed anche l’autoambulanza viaggia sulle nostre strade diffondendo l’amore divino. Le opere di carità devono profumare di Cristo.”

In questa notte di venerdì
perché non dormi perché sei qui
perché non parti per un week-end
che ti riporti dentro di te
Cosa ti manca cosa non hai
cos’è che insegui se non lo sai
se la tua corsa finisse qui
forse sarebbe meglio cosi
Ma se afferri un'idea
che ti apre una via
e la tieni con te o ne segui la scia
risalendo vedrai quanti cadono giù
e per loro tu poi fare di più
In questa barca persa nel blu
noi siamo solo dei marinai
tutti sommersi non solo tu
nelle bufere dei nostri guai
Perché la guerra la carestia
non sono scene viste in TV
e non puoi dire lascia che sia
perché ne avresti un po’ colpa anche tu.
Si può dare di più perché è dentro di noi
si può dare di più senza essere eroi
come fare non so non lo sai neanche tu
ma di certo si può...dare di più
(Tozzi – Morandi - Ruggeri)

Stavo scrivendo dell’amico Cesare Goffi, ma mia moglie mi ha detto che l’articolo è troppo lungo. Allora ne parlerò la settimana prossima. Rischierei di non pranzare (anche se oggi mangio il buonissimo spiedo dell’Isaia Cavagnini, ho prenotato all’Oratorio…).
In compenso ho messo la foto di Renato Paganelli al Cineforum, scattata da Cesare. Nell’altra è insieme ad un’altra persona straordinaria, Antonio Abastanotti, marito della bella Maria. È grazie a lui che ho trovato la fotografia di gruppo, con tante persone amanti della natura e del Creato.

Era l’anno 1946, quando un gruppo di ragazzi (compreso Antonio) organizzò il “Gruppo della Montagna Achille Ratti di Gavardo” (dal nome di Papa Pio XI°, amante della natura). L’assemblea nomina presidente Terzio Ferretti, vice presidente Gabriele Codurri, segretario Rino Simoni e cassiere Renato Paganelli.  Il motto era “In montibus vita”. A questo proposito mi viene in mente quando salivo in Tesio, nelle estati torride, ed incontravo per caso Renato ed i suoi occhi azzurri. Con lui era facile parlare, ti metteva a tuo agio. L’argomento era la politica nazionale e locale, con i suoi fasti ed i suoi nefasti. Renato, anche nella visione critica, aveva sempre parole dolci, gentili, mai arrabbiate. Come un maestro paziente che educa i discepoli un po’ monelli, come un padre forte e buono che spera che il figlio si comporti bene. Renato trovava sempre qualcosa di positivo in ogni persona.

In questo momento ci sono persone che pensano solo a lanciare missili. Ma ci sono anche migliaia di altre persone che pensano ad aiutare gli altri: chi donando sangue, chi donando un po’ di tempo per stare in compagnia, chi regalando anche solo un abbraccio o un sorriso. E a queste persone non possiamo che essere riconoscenti.

Grazie Renato, la tua vita è stata davvero un dono. Sono le persone come te che non mi fanno perdere la speranza.

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo

maestro John






 

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