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15 Ottobre 2017, 09.45
Gavardo
Maestro John

È uno di quei giorni

di John Comini
È uno di quei giorni che ti viene addosso una grande malinconia. Pensi a Teddy (Gianfranco Tedoldi), al giorno in cui moltissima gente l’ha salutato per l’ultimo viaggio...

Mi ha commosso ascoltare il suono della pastorella durante l’elevazione. Le lacrime sono cadute in silenzio. Mi hanno fatto riflettere le belle parole dell’amico don Paolo Goffi, che ha condiviso con Teddy i giorni della giovinezza. Sul sagrato della chiesa, terminata la Messa, c’è stato un momento di una tenerezza infinita. È stato davvero emozionante quando i bravi musicisti della pastorella hanno suonato un’ultima canzone dedicata a Teddy. La canzone parlava di amicizia: tutti, familiari ed amici, eravamo lì intorno a lui. E mi piace pensare che dal cielo lui ci abbia sorriso, dietro la sua barba ed i suoi occhi ironici, libero e con la sua amata chitarra.

“È uno di quei giorni che ti prede la malinconia
che fino a sera non ti lascia più
la mia fede è troppo scossa ormai
ma prego e penso fra di me
“proviamo anche con Dio non si sa mai”
E non c’è niente di più triste in giornate come queste
che ricordare la felicità
sapendo già che è inutile ripetere chissà
domani un altro giorno si vedrà” (Vanoni)

È uno di quei giorni che cammini sulla via “romana”. Il paesaggio è stupendo, i colori dell’autunno sono davvero splendidi. E allora ti tiri un po’ su di morale, e pensi a quella mattina in cui in piazza San Bernardino hai avuto la bella sorpresa di incontrare le classi quarte di Prevalle. Erano in visita nello splendido edificio quattrocentesco del Museo Archeologico della Vallesabbia (MAVS) con i loro insegnanti: la piccola grande maestra Nadia Garau, la bionda Raffaella Polini, la dolce Giuliana Lombardi, l’english-man Andrea Barbieri e l’amico Angelo Mora, oltre alle new entry Luisella Fenoli e Carmela Mancari. Quando sono entrato nel cortiletto i bambini stavano facendo merenda. Tutti i bambini mi hanno abbracciato, stringendomi forte. “Se mi schiacciate rimango a far compagnia all’orso delle caverne!” ho detto loro. Già sono in via di estinzione anch’io!

Visitare il Museo è una bellissima esperienza: motivante, coinvolgente e soprattutto adatta ai bambini. Nadia mi ha raccontato la bella esperienza vissuta. Le brave guide hanno saputo coinvolgere i bambini, interessarli e coinvolgerli. In una giornata sono stati svolti 4 laboratori.

1) Io archeologo: dopo una conversazione sui periodi della preistoria, tutti i bambini sono stati coinvolti in un esempio di scavo archeologico: alcuni scavavano per portare alla luce dei reperti, altri segnavano la zona del ritrovamento, altri pulivano i reperti. Quindi venivano consegnati ai registratori del reperto (forma, dimensioni...) fino al ruolo dei catalogatori (che reperto è? osso, monile...)

2) Dalla terra al vaso: vista un'esposizione di vasellame i bambini hanno provato a manipolare l'argilla e con una tecnica particolare hanno costruito il loro vaso.

3) Prove di fusione: dopo un momento teorico in cui hanno visto, toccato, annusato alcuni minerali, i bambini hanno assistito alla fusione dello stagno e... ciascuno ha avuto un monile di ricordo.

4) Le palafitte del Lucone: ai bambini è stata illustrata la grande scoperta di questo sito archeologico e con un libretto strutturato hanno ricavato alcune informazioni sulla vita del periodo; infine hanno provato a utilizzare alcuni simboli delle "tavolette enigmatiche". 4

Tutto ben organizzato al costo di 6 euro per bambino + 4 euro per il pullman (di linea). “Io come insegnante sono stata molto soddisfatta dalla serietà e preparazione di tutta l'esperienza” mi ha scritto Nadia. I bambini amano la preistoria e quel mondo lontano milioni di anni. Ricordo che da bambino guardavo l’enciclopedia “Conoscere” ed ero affascinato dagli uomini primitivi e dalla loro vita per la sopravvivenza (e naturalmente dai dinosauri: ma quelli sono scomparsi prima, dicono…). A casa mia potevo leggere gli “Annali” del Museo e al campeggio si cantava la canzone dell’uomo di Cromagnon…

“Era l'alba della preistoria
mille e mille anni fa,
appariva senza gloria
un essere simile all'orangutan.
Aveva il corpo coperto di peli
l'ascia di pietra e il baston
e volea conquistare la terra.
Era l'uomo di Cromagnon”

Il Museo è nato grazie ad un gruppo di amici e alla loro grande passione per l’archeologia. Per un anno sono stato collega del maestro Simoni (vedi foto insieme ad alcuni scolari). Lo vedo spesso in giro per il paese accompagnato dalla moglie: pare che per lui il tempo non passi mai. Nella primavera del 1954 si trovava con quattro amici al "Bar Gianni" di Gavardo: lui, Alberto Grumi (mio maestro!), Alfredo Franzini, commerciante, e il bravissimo pittore Silvio Venturelli (papà del mio amico Beppe). Per  impiegare il tempo libero, invece di andare a ballare o fare una scampagnata, decisero di curiosare nelle grotte sparse sul territorio circostante il paese. Iniziarono dal “Büs del Frà”, la famosa grotta situata nel "carso di Paitone", in quel di Prevalle.  Lì, dopo varie ricerche, rinvennero un osso mascellare di bisonte. L’entusiasmo salì alle stelle e, durante le successive spedizioni, raccolsero una gran quantità di reperti ossei dell’orso speleo e di una lunga sfilza di altri animali preistorici. La famiglia Sigismondi, nel Castelletto di via Molino (vedi foto), diede loro la possibilità di conservare tutto il materiale.

Il 30 settembre 1956 fu inaugurato il Museo paleontologico del Gruppo Grotte alla presenza delle maggiori autorità del settore. La fama del Gruppo incominciò a diffondersi e molti contadini che, durante il loro lavoro, trovavano resti di ogni tipo li consegnavano a Simoni, responsabile del Museo. Dalla paleontologia gli interessi si allargarono alla preistoria e alla storia romana; tutti i siti che avevano fama di nascondere reperti furono indagati, a cominciare dal campo Lugone di Salò, dove si rinvenne una tomba romana con l’intero corredo. Fra le tante imprese vi fu l’eccezionale recupero di una piroga preistorica scavata in un tronco, presso la zona ex-lacustre del Lucone di Polpenazze.  C’è persino la copertina della “Domenica del Corriere” del 5 settembre 1965 dedicata alla scoperta della piroga, non so se mi spiego! L’entusiasmo del maestro Simoni fu contagioso al punto che in centinaia di persone nacque l’amore per l’archeologia e il desiderio di partecipare a questa attività di ricerca.

Il maestro Simoni mi perdonerà se ora scrivo alcune battute per far sorridere i bambini. Ma so che anche lui apprezza l’umorismo (ricordo le sue battute salaci quando ero nella Commissione della Biblioteca, in tempi quasi…preistorici).

“Il Big Bang avvenne 16 miliardi di anni fa, più precisamente il 12 aprile alle 3 del pomeriggio. Pioveva, ma i pianeti avevano deciso di andare ugualmente a fare due passi.
Prima della preistoria ogni cosa era messa lì a casaccio, non per cattiveria, ma perché non c’era bisogno di fare i mestieri visto che nessuno sarebbe andato a controllare.
L’homo habilis imparò subito a scheggiare la pietra, inventando così la ghiaia.
L’uomo di Pechino, così detto perché sembra che se ne siano trovate tracce fossili nell’elenco telefonico di quella città (pare che si sia estinto insieme ai gettoni)
Tra le prove dell’uso del fuoco, accanto ad alcuni scheletri fu trovato un accendino d’oro.
L’uomo cacciatore, mentre andava a caccia la donna cucinava e faceva l’amore col vicino di caverna
C’era anche l’uomo pescatore e l’uomo disoccupato
C’erano bianchi e mulatti e asiatici nel mondo, interisti e milanisti in Lombardia.
Prima del linguaggio l’uomo conobbe la scrittura, ma per poter capire ciò che scriveva dovette aspettare di cominciare a parlare.
Le grotte erano umide e lontane dai centri commerciali
Le prime casette a schiera furono le palafitte: se uno arrivava dopo che la passerella era stata tolta doveva aspettare la mattina dopo quando riapriva il centro storico.
Dopo il nomadismo i nostri antenati si fermarono: all’uomo venne la pancia, alla donna la cellulite
Inventarono il fuoco ma non lo seppe mai nessuno perché non avevano l’ufficio stampa
Per stabilire l’età di un fossile è come con tua zia: le chiedi l’età e la moltiplichi per 3,14
Se esiste la vita sugli altri pianeti, è intelligente? Certo, visto che non si sono mai fatti vivi.”

Il Museo Archeologico della Valle Sabbia rappresenta, per quantità e qualità dei reperti conservati, un unicum di assoluta eccezionalità per la provincia bresciana e non solo. La cosa bella è che ci sono sempre molte iniziative per favorire la fruizione dei tesori ospitati nel museo, dalla “cena preistorica” (per scoprire come e cosa mangiavano i nostri antenati) alla magica “notte al museo” dove si può scorgere l’Ursus Spelaeus che si aggira nell’oscurità tra le sale… Mama mia che póra!

È uno di quei giorni
che cammini vicino al ponte di Villanuova e ti incuriosisce un foglio che svolazza appeso ad una cancellata. È attaccato ad un pezzo di corda, e con grande sorpresa vi trovi scritta una poesia di Mariangela Gualtieri. C’è ancora qualcuno che crede nella forza della poesia. Forse si può ancora sperare.

“Forse non sai quel che darei
perché tu sia felice…
piangi lacrime di aria, lacrime invisibili
che solamente gli angeli san portar via…
Ma cambierà stagione, ci saranno nuove rose
e ci sarà dentro te e al di là dell’orizzonte
una piccola poesia ci sarà
forse esiste già al di là dell’orizzonte
una poesia anche per te…” (canzone di Elisa)

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo

maestro John Comini
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ID73769 - 15/10/2017 18:22:25 (Iva) Franco Tedoldi
Resterai sempre nei nostri cuori e nei nostri pensieri.Iva Benetelli



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12/11/2017 09:32:00
Lasciatemi cantare Abbiamo sempre cantato. Quelli della mia generazione, intendo. In chiesa, all’oratorio, a scuola, in colonia, in campeggio, al mare o in montagna, in pullman o camminando. Sarà stato che la guerra era finita da poco, sarà stato che la gente ricominciava a credere nel futuro, che c’era in giro un’aria di speranza.

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