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22 Agosto 2017, 10.08
Garda
Fra storia e leggenda

A Tignale rivive il mito del bandito Zanzanù

di Alfredo Cadenelli
A 400 anni esatti dal giorno della sua uccisione sulle montagne di Tignale, la comunitá gardesana ricorda la figura del Bandito del Lago con una rappresentazione teatrale e un’interessante pubblicazione

17 agosto 1617: sulle montagne sopra Tignale drappelli di uomini armati inseguono uno sparuto gruppo di banditi che, all’alba, ha sequestrato un ricco possidente locale.
A capo dei fuorilegge c'è Giovanni Beatrice, detto Zuanne Zanon o più semplicemente Zanzanù, originario di Gargnano, noto bandito che, nei quindici anni precedenti, è stato protagonista di innumerevoli fatti di sangue avvenuti nell’Alto Garda bresciano, assoggettato al dominio della Serenissima Repubblica di Venezia.
La sanguinosa battaglia si conclude al tramonto, lasciando sul campo i corpi esanimi di cinque uomini di Tignale, dei banditi e del loro capo Zanzanù.

L’episodio storico sarebbe forse caduto nell’oblio se gli stessi tignalesi non avessero deciso di tramandarlo, attribuendo ad esso i caratteri del miracolo: poco dopo l’accaduto infatti, i notabili del piccolo centro gardesano commissionarono al pittore Giovanni Andrea Bertanza la realizzazione di un ex-voto, un quadro con cui ringraziare la Madonna di Montecastello per l’epica vittoria contro i banditi.
L’opera, ancor oggi visibile nel suggestivo santuario a picco sul lago, rappresenta con piglio quasi documentaristico le diverse fasi del combattimento, dall’assedio dei banditi alla loro disperata fuga ed uccisione nella Valle del Monible.
Ma la Storia, si sa, è spesso beffarda e, se l’intento dei tignalesi era quello di tramandare ai posteri la memoria della loro epica vittoria sui banditi, il quadro in realtá mantenne vivo il ricordo e alimentò il mito attorno alla leggendaria figura del loro acerrimo nemico, il bandito Zanzanù.

La scorsa settimana, a 400 anni esatti da quella eroica e tragica giornata d’estate, la comunità di Tignale ha deciso di farne memoria, avvalendosi anche della preziosa collaborazione del professor Claudio Povolo, docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Il docente, già autore dell’interessante volume “Zanzanù. Il bandito del lago (1576-1617)”, ha curato per il Comune di Tignale un’agile pubblicazione dal titolo: “Giovanni Beatrice detto Zanzanù, storia e mito di un fuorilegge”.
Nelle cinquanta pagine sono narrate sinteticamente, ma con precisione e passione, le vicende che portarono il giovane Giovanni Beatrice a trasformarsi nell’imprendibile bandito Zanzanù, dal primo bando alla morte sui monti di Tignale quel fatidico 17 agosto.
Il volume è corredato da documentazione storica e preziose fotografie tra cui, a doppia pagina, una riproduzione del magnifico ex-voto di Montecastello.

Gli studi del professor Povolo hanno fornito anche lo spunto per la realizzazione di alcuni spettacoli teatrali che narrassero, da differenti angolazioni e punti di vista, la vicenda del leggendario bandito.
La Compagnia L’Archibugio di Vicenza da 7 anni cura tali rappresentazioni e, gli scorsi 17 e 18 agosto, ha portato in scena “Zanzanù. La battaglia di Tignale” nella suggestiva cornice del Santuario di Montecastello di Tignale.
Un foltissimo pubblico ha seguito gli attori fra cortili, balconate e cripte del santuario mariano, lasciandosi rapire dal racconto epico degli ultimi giorni di vita del fuorilegge narrata attraverso le voci di diversi personaggi: il pittore Bertanza, la moglie, i magistrati veneziani, Zanzanù stesso e un suo compagno bandito, interpretato da un bravo Giovanni Florio, anche regista e autore del testo dello spettacolo.

Iniziative come questa forniscono occasioni interessanti per scoprire episodi storici, aneddoti, curiosità grandi e piccole che si nascondono nelle nostre chiese, negli edifici storici, tre gli anfratti delle meravigliose montagne che coronano lo specchio del Benaco.
E magari qualcuno, incuriosito, metterà anche gli scarponi ai piedi per dirigersi verso la Valvestino e scovare la mitica grotta dove i banditi trovarono spesso rifugio durante le loro scorribande, passata alla storia con il nome di Cùel Zanzanù!

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