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06 Gennaio 2015, 06.14

Lettere

Pino Daniele, tra Napoli e il Blues

di Ziggy
Caro direttore, data la sua scomparsa, ho sentito il bisogno di scrivere queste righe su Pino Daniele, musicista che ho amato senza mezze misure. Me le pubblica?

Oggi abbiamo appreso la notizia della morte di Pino Daniele.
Oggi io, di origini napoletane, ho sperimentato personalmente, forse per la prima volta, cosa significa perdere un punto di riferimento musicale e, vorrei dire, culturale.

La carriera di Pino era partita, si dice, rubando la sua prima chitarra e acquisendo una tecnica superiore da autodidatta.
Aveva, nei primi anni '70, partecipato ad alcune iniziative che avrebbero determinato la rinascita del "sound" napoletano, partendo dalla band "Napoli Centrale" fondata dal napoletano di colore James Senese.

Intorno a Pino, che tra la seconda metà degli anni settanta e i primi anni ottanta scriveva i suoi album migliori, si coagulavamo i migliori talenti musicali partenopei: Lo stesso Senese, Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo,Tony Esposito tra gli altri.

Ho sempre amato il Pino Daniele di quegli anni, quello che "incazzato" denunciava gli inciuci dei politici in "'na tazzulella e cafè" o metteva a nudo temi sociali, come quello dei "transgender", si direbbe oggi, con "chillo é nu buon guaglione".

Pino Daniele é stato a mio avviso uno dei pochi musicisti, se non l'unico, a creare una sintesi, un ponte musicale, tra la tradizione melodica napoletana, e il blues/jazz squisitamente americano: si ascoltino a tale proposito pezzi come "A me me piace o' Blues" o "Tutta 'nata storia".

Il suo virtuosismo tecnico - é stato considerato per decenni uno dei migliori chitarristi al mondo - si è integrato alla sua profonda "napoletanità", creando album incredibilmente caldi e soul come, ad esempio, "Nero a metà", forse il suo lavoro musicale più roboante.
Il suo "standing" musicale é stato riconosciuto e apprezzato a livello internazionale: note sono state le sue collaborazioni con importanti artisti d'oltreoceano, uno su tutti il grande Pat Metheny.

Negli ultimi dieci - quindici anni, la sua vena artistica si era spostata su colori più melodici e forse, secondo chi scrive, più popolari; da segnalare in questo ambito le collaborazioni con artisti di grande audience come, tra gli altri, Eros Ramazzotti e Laura Pausini.

Il mio gusto personale non mi ha permesso di apprezzare appieno tali collaborazioni.
Mi ero ripromesso invece di andare a seguire la recente "reunion" della band originale di "Nero a metà", che aveva già prodotto ottimi concerti in Italia alla fine del 2014: non mi perdonerò mai di avere esitato.

Ziggy










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Commenti:

ID53356 - 06/01/2015 09:33:32 (Leretico) Il mio Pino Daniele
Pino Daniele è da sempre un punto di riferimento. La sua musica, sia quella degli anni "70 e "80 che quella "diversa" degli anni "90 ha accompagnato la mia gioventù, la costruzione della mia visione del mondo. Anch'io mi rammarico per non essere andato a Verona il 1° settembre al suo concerto, sono andato a molti altri suoi e ad alcuni insieme a te, Ziggy. Mi sono sentinto molto triste ieri alla notizia della morte di Pino, insieme a lui mi sembra di aver perduto un pezzo della mia vita. Ho perso la poesia e la musica di chi non accetta le ingiustizie e sceglie di parlarne, di smascherarle, di puntare il dito contro il potere, contro il malaffare, contro chi fa finta di niente. Non mi dimentico di chi sono e da dove vengo. Non mi dimentico dell'anima, quella della canzone più bella di Pino Daniele intitolata semplicemente "Anima", che cantò anche a Brescia al Palatenda,come allora si chiamava, dopo l'operazione al cuore.


ID53358 - 06/01/2015 09:44:20 (Leretico) continua
La morte è una fine, ma Pino Daniele ci lascia indubbiamente tutto se stesso con la sua musica. Certo il cambio di registro è stato per lui notevole, ma credo non abbia mai tradito la sua musica, il suo virtuosismo, il pensiero che la sua forma di espressione potesse arrivare in ogni cuore sia parlando di ingiustizia che parlando d'amore. In questi giorni mi sento in lutto, sono addolorato perché devo abbandonare un sogno e una speranza che da quando ero adolescente mi ha accompagnato nel mio viaggio. E' un addio in solitudine che non volevo proprio dare.


ID53359 - 06/01/2015 10:54:28 (Ziggy) Ziggy
Pino stato davvero l'artista capace di creare un ponte vero tra la grande tradizione melodica napoletana e la linea pop/rock/blues anglosassone. E si badi... dico tradizione napoletana, ma dovrei dire italiana... anche perch, giusto per essere diplomatici, la musica italiana in realt non esiste: esiste la grande canzone napoletana tradizionale, sulla quale si sono innestate grandi individualit, come De Andr ad esempio, che pure in pi di un pezzo ha dichiarato, per cos dire, la sua formazione, innestando reminiscenze melodiche napoletane.Anche la lingua usata da Pino nei primi album, una sorta di "grammelot", per dirla alla Fo, che mette insieme napoletano, inglese e italiano e che riesce a lavorare su pi livelli si comprensione, dove i "gap" culturali vengono poi "ricuciti" dalla melodia.


ID53360 - 06/01/2015 10:55:29 (Ziggy) Ziggy
Questo "polimorfismo" di Pino Daniele ha fatto s che lui sia stato uno dei pochi artisti italiani "pop" invitati ad eventi come i jazz festival internazionali e in grado di portare avanti collaborazioni con mostri sacri stranieri.


ID53362 - 06/01/2015 11:54:24 (Venturellimario)
Peccato servissero i sottotitoli per capirci qualcosa, peccato perché la parte musicale era bella


ID53368 - 06/01/2015 19:32:51 (Tc) ...
Dispiace anche a me se pur non era tra i miei artisti preferiti ho goduto di alcune sue belle canzoni,nonostante alcune fossero difficili da capire...ma la ritmica e' sempre stata da professionista...ora fara' compagnia all'altro Pino sempre morto pure lui di infarto proprio poco tempo fa...


ID53380 - 07/01/2015 10:59:39 (sonia.c) a meno che,non si conocano tute le lingue del mondo..
una traduzione è ,spesso,necessaria.il napoletano NON è un dialetto,ma una lingua riconosciuta.io non capisco bene neanche il dialetto bresciano. ma,anche se scrivo malissimo l'italiano,lo comprendo. sopratutto il messaggio-significato. ad esempio,come la "divisione" espressa da ventu,non aiuti la comprensione. non è che certa gente non capisce il napoletano:non capisce "l'esperanto emotivo" della musica che unisce.. (appunto)o forse capiscono anche troppo bene. capiscono che ,certa gente,attraverso la musica ,parla il linguaggio dell'amore! forse,è questo che dà fastidio. è questa la lingua sconosciuta oggi.una lingua che si stà poertando "scentemente" all'estinzione.


ID53402 - 07/01/2015 19:41:08 (DOXAL)
Ringrazio Ziggy per questo bellissimo articolo e l'Eretico per il contributo dato con i suoi commenti. Condivido parola per parola tutto quello che e' stato detto, compreso il rammarico di essere mancato all'appuntamento di settembre all'Arena di Verona. Mi consola il fatto di aver assistito a diversi suoi concerti tra cui uno memorabile a Napoli nel 1982 quando fu affiancato da una band stellare (Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Mel Collins, Alfonso Johnson...). Per quanto riguarda la questione linguistica, da napoletano dico che al di la' dell'intelligibilita' di quello che dicono le sue canzoni, basterebbe godere non solo della musica, ma della musicalita' della lingua napoletana che riesce a sposare il Blues in maniera sorprendente. Mi si passi l'accostamento forse iperbolico, ma noi tutti possiamo apprezzare una qualsiasi aria del "Flauto magico" di Mozart anche senza capirne esattamente il significato. Ancora grazie!



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