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24 Luglio 2017, 06.56

Racconti del lunedì

Un merlo impertinente

di Ezio Gamberini
Da anni e annorum tutte le mattine mi sveglio almeno mezz’ora prima del necessario. “Bello scemo”, diranno i miei due lettori di ValleSabbiaNews. Ehhh, laciatemi spiegare…

Quando ero studente, tutte le mattine la mamma doveva chiamarmi almeno dodici o tredici volte per svegliarmi, e lo faceva ogni volta sempre dolcemente, invece di prendermi a calci in culo o gettarmi addosso un secchio di acqua gelata, come mi sarei meritato.
Poi finalmente mi alzavo, in centottanta secondi mi lavavo e mi vestivo, bevevo il caffè e volavo verso il pullman che agguantavo all’ultimo secondo.

Col tempo, “maturando”, per utilizzare un bonario eufemismo, ho decisamente cambiato abitudini e prerogative. 

Adesso mi piace fare le cose con molta calma, il mattino, e la prima, anche in ordine cronologico, consiste nell’impiego del rasoio elettrico.
Terminata l’operazione, apro la finestra e appoggio i gomiti sul davanzale, sistemo il mento sulle mani aperte e per qualche minuto osservo lo spicchio di giardino che mi si presenta davanti, mentre affido al Padreterno i miei cari e la giornata che sta per iniziare. 

In estate tutto è verde e fiorito, i melograni si stanno ingrossando a vista d’occhio, la salvia, il prezzemolo e il basilico sono sfacciatamente rigogliosi, così come le piantine dei peperoncini piccanti; la rucola è come sempre abbondantissima, il gelsomino si arrampica che è un piacere e le ortensie sono una meraviglia. 
E poco dopo, come ogni giorno, arriva lui, il padrone assoluto del giardino: è un grosso merlo dal becco giallo, tirato a lucido, che mi guarda con aria strafottente e sembra dirmi:

“Beh, che vuoi? Fila, questo è il mio regno”, e zampetta impettito spostandosi dalle ortensie alla pianta di alloro fino al boschetto di rosmarino, privilegiando il terreno smosso: è di una sfrontatezza unica e non ha paura di nulla, neanche di me, e neppure di Grazia!

Frega tanto al merlo dello spread, del buco nell’ozono, del Grande Fratello o di Master Chef, del Premio Strega, delle prossime elezioni o delle beghe tra Renzi, Berlusconi e Grillo… frega tanto a lui. Lui continua a smuovere la terra, alla ricerca di succulente prelibatezze.

Ma una mattina, aperte le imposte, osservo con stupore che in mezzo al prato il merlo è riverso su un fianco e il becco è spalancato in quella che appare una tetra postura conseguente all’agonia. E’ fermo, immobile già da qualche secondo e lo guardo attentamente ancora per mezzo minuto, senza che riveli segni di vita.

“Oddio, è morto stecchito! Hai visto cosa succede a far troppo il bullo?”, penso tra me, e corro nell’altra stanza per uscire in giardino.
Faccio un passo nella sua direzione, ma all’improvviso si rialza, si da una scrollatina, insomma, una “spulinada”, si volta e mi guarda per qualche istante, poi ricomincia a saltellare e si avvia nuovamente alla ricerca di cibo.

E’ sempre lui, irriverente come non mai.
Glielo si legge sul muso: frega tanto al merlo della Belen, dell’iceberg grande come la Liguria che si è staccato dalla piattaforma antartica e ora vaga senza meta, di Trump e di Putin, della legge elettorale che finalmente garantisca la governabilità o l’ennesima riforma delle pensioni oppure dell’Austria che vuol chiudere le frontiere…

Lui si accontenta di qualche lombrico estratto dal terreno, che tamburella incessantemente col suo poderoso becco giallo, e il giorno dopo è ancora lì, spudorato come non mai, che mi guarda dritto negli occhi con aria di sfida, e ricomincia a tastare le zolle, come se fosse la replica della stessa rappresentazione, riproposta all’infinito.

Mah!

Che abbia ragione il merlo? 
 
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