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22 Febbraio 2016, 06.22

Racconti del lunedì

Trecento

di Ezio Gamberini
Cari amici lettori di ValleSabbiaNews, questo è il centocinquantesimo racconto pubblicato sul sito (il “battesimo” avvenne il 23 maggio 2011), e allora vi chiederete perché l’ho intitolato “Trecento”...

...L’idea mi è venuta una ventina di giorni fa, quando l’Europarlamento, mediante una votazione, ha RADDOPPIATO i limiti di emissioni per le autovetture. No, non è uno scherzo!

Anzi, per far maggiore chiarezza riporto l’originale comunicato stampa del direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani:
Quello che è avvenuto oggi (4 febbraio 2016) a Bruxelles è veramente assurdo e grave, è una scelta che va deliberatamente contro l’ambiente e la salute dei cittadini ed è solo a favore delle lobby automobilistiche.
Mentre gli Stati Uniti diffidano e comminano multe alle case automobilistiche che non rispettano le regole, l’Europa invece dimostra di non aver imparato nulla dalla lezione Dieselgate-Volkswagen e di non vedere l’emergenza smog che attanaglia tante città europee, autorizzando il raddoppio dei limiti delle emissioni dei veicoli.
È evidente che si ragiona in termini di condoni: come i condoni edilizi premiano i furbi che si costruiscono le case senza autorizzazione, così prevedere un raddoppio dei limiti delle emissioni per gli ossidi di azoto (NOx) dei veicoli a diesel, che ora passeranno da 80 mg/Km a oltre 160 mg/Km fino al 2021, significa premiare i furbi a discapito dell’innovazione e della qualità sulle quali le case automobilistiche dovrebbero puntare.
Per contrastare l’inquinamento atmosferico servono anche limiti delle emissioni più stringenti, controlli pubblici più efficaci per evitare che i furbi la facciano franca, e una corretta e completa informazione su inquinamento e consumi”.


Ma partiamo dall’inizio.
Il mattino, dopo aver fatto colazione e prima di partire per il lavoro con Grazia (lasciatemi aprire una parentesi: da qualche mese ho cominciato a far colazione anche a casa, mentre quando mi trovo “fuori”, per lavoro, come succedeva spesso in passato, o per diporto, come avvenuto ad esempio in occasione della gita con gli amici nei paesi dell’est di tre anni fa, le mie colazioni sono pantagrueliche, sicuramente favorite dai ricchissimi buffet offerti nei ristoranti; quella volta a Plivice, gli amici fecero sparire il panino imbottito che avevo preparato, degno di essere classificato tra i beni protetti dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, mentre andavo a prendere un bicchiere di succo, e quando tornai, li minacciai; “Fuori il panino, ho ucciso per molto meno!”), prima di partire per il lavoro, dicevo, ho l’abitudine di guardare per qualche minuto le notizie su RaiNews24, che scorrono ininterrottamente in una barra sul lato inferiore dello schermo. In particolare mi colpì questa, molto stringata:

“UE raddoppia limiti emissioni autovetture”.

Subito non ci feci caso, ma durante la giornata mi tornò in mente un paio di volte:

Ma no, mi sono sbagliato; forse stamattina, a quell’ora, ero ancora un po’ rinco…”, e quando tornai a casa, la sera, controllai sullo stesso canale: la notizia non c’era più (né fu riportata dai telegiornali serali).
Incuriosito, cercai su Internet e appresi che la notizia era vera, verissima, anche se in pratica passò inosservata.

Se è possibile “barare” in modo così semplice, perché anch’io non posso millantare trecento racconti anziché centocinquanta?
Che cosa cambia? Beh tanto per cominciare vorrebbe dire mi mancherebbero soltanto tre o quattro anni per andare in pensione, anziché otto o nove; insomma, significherebbe che ne sono trascorsi quasi altri cinque.

“Brao cuco!”, mi direbbe qualcuno: come si fa, a essere contenti che il tempo passi alla svelta? Sareste compiaciuti se all’istante vi ritrovaste sul groppone cinque anni in più?

Non so come ragionerò, trascorsi dieci o quindici anni dal momento in cui smetterò di lavorare, ma con il senno del qui, e ora, (su, troppo scontato il senno del “poi”) sono certo che non mi annoierei, con tutti gli interessi che ho al presente (la lettura, la musica, la scrittura, il voler archiviare in modo decente le migliaia di fotografie e diapositive scattate in una vita, documenti e filmati che conservo da anni, la catalogazione dei volumi, delle monete, i programmi radio preferiti che scarico tramite podcast e conservo, ecc.).

E’ curioso come i ragionamenti possano variare al mutare della situazione in cui ci si trova, pur non modificandosi l’essenza delle cose. Ad esempio, quando ci rechiamo al lavoro in una giornata in cui vien da dire: “Oggi sarebbe proprio una giornata da trascorrere all’aperto...”, sarà così anche quando ne avremo l’effettiva possibilità di godercela, oppure l’evento non sarà più percepito con le stesse prerogative?

Quando diciamo: “Ah, in pensione potremo andare a passeggiare a metà mattina, dopo aver riposato e fatta colazione, senza fretta…”, si potrebbe restare sconcertati, se invece in quel tempo non fossimo capaci di poltrire a letto, a colazione ingollassimo a malapena una tazzina di caffè e poi non avessimo alcuna voglia di muoverci da casa.

Mah…

Siamo volubili, e mutevoli: ogni lustro si cambia gusto.
A me ad esempio, per suffragare quest’affermazione, sono venuti a piacere i mandaranci (o clementine che dir si voglia) all’età di cinquantacinque anni, quando fino a quel momento non ne avevo mai assaggiati. Ne mangio tre o quattro per volta, e mi pare di non aver mai assaggiato nulla di più gustoso.

Da bambino ero assolutamente convinto che nel momento in cui mi fossi sposato e avessi avuto dei figli (ah, il senso di famiglia che mi hanno trasmesso i miei, non li ringrazierò mai abbastanza!), avrei riservato una stanza della nostra casa per l’esclusivo utilizzo di un’enorme pista delle macchinine, per cui provavo una passione smisurata.
Poi il giorno per sposarsi e avere dei figli arrivò e mi venne da ridere, ripensando a quel desiderio di fanciullo, quando eravamo Grazia, io e i nostri tre figli con due sole camere e un bagno, e lottavamo contro il tempo per uscire da casa per andare a scuola e al lavoro.
Ma anche in quei momenti non smettevo di sognare e cocciutamente, ad esempio, conservavo bicchieri, bottiglie, lattine e sottobicchieri della birra perché un giorno avrei ornato la mia taverna.
Beh, quattordici anni fa questo sogno si è avverato, ed effettivamente ancora oggi questi oggetti abbelliscono la parte superiore della vecchia cucina che abbiamo montato nella nostra taverna.

E i sogni di oggi? Li ho, li ho, ma permettetemi di tenerli per me, almeno per ora. Ve ne parlerò fra una ventina di anni…

Ho voluto menzionare un esempio di legge assurda e incomprensibile, ma bisogna anche riconoscere che, talvolta, le sorprese positive non mancano. Mi riferisco alla legge denominata “Dopo di noi”, che finalmente darà una speranza a tutti quei genitori angosciati per il futuro dei loro figli disabili, una volta restati soli:

“Le norme sul ‘dopo di noi’ stanno per diventare realtà. La Camera dei deputati ha approvato la legge che istituisce nuove misure in fatto di assistenza verso le persone disabili prive di sostegno familiare… La legge mira fra l’altro a promuovere la permanenza dei disabili in strutture residenziali e case famiglia. (Famiglia Cristiana n. 7 del 14 febbraio 2016 pag, 15)”.

Mi accorgo di aver divagato, ma oggi che festeggio il “trecentesimo” (pardon, centocinquantesimo) racconto, me lo posso permettere.
Anzi, esprimo un ultimo desiderio, che mi auguro possa avverarsi entro qualche anno: non vedo l’ora di poter insegnare un po’ di parolacce ai miei futuri nipotini, e il massimo della gioia lo raggiungerò quando mi chiederanno:

“Nonno, andiamo in giro a combinare qualche guaio?”.

Ma ora non è il tempo, anzi, ancora “Ha da passà ‘a nuttata”.

Anzi, per riportarmi alla realtà, è sufficiente ricordare quello che è successo l’altro giorno quando, dopo essere rientrato dal giardino per raccogliere rosmarino, salvia e alloro per preparare lo stracotto e aver lasciato in cucina le orme delle ciabatte infangate, che mi ero scordato di cambiare con quelle che utilizzo solitamente per l’esterno, ho dovuto subire “l’ira funesta della Cadenellide Grazia”, con buona pace di Omero.
Ma il fato ha voluto che potessi subito riscattarmi, perché quando la sunnominata mi ha visto salire in camera e mi ha chiesto:
Stai salendo? Puoi guardare per favore se ho lasciato il cellulare sul mobile dell’atrio?”, dopo essere sceso, sono tornato in cucina e le ho risposto amabilmente:

“Si, il cellulare era sul mobile”, lasciandolo ovviamente dov’era.

E per festeggiare questo “trecentesimo” può bastare.

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