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09 Aprile 2018, 07.00

Racconti del lunedì

Potenza di un vanghetto

di Ezio Gamberini
Tu dalle in mano un vanghetto, due fiorellini, un metro quadrato di terra e non sai più neanche di averla. Trascorrono ore, ma lei sembra non accorgersene!...

“E’ prontaaaa!”, le urlo, ma lei non sente, o fa finta di non sentire.
 
“Ancora un minuto, e ho finito...”.
 
Il giardino è la sua passione….
 
Adesso che anche l’ultimogenita, Chiara, è andata a vivere da sola (proprio sabato sera, due giorni fa, abbiamo festeggiato con tutta la famiglia l’ingresso nella sua nuova abitazione… chissà se adesso resteremo lì come due toti: ‘toto one’ io e ‘toto two’ Grazia), forse ci resterà più tempo per “tirarci in giro” a vicenda. Lei fa lo stesso con me, quando sono al computer, magari intento a scrivere i racconti per Vallesabbianews:
 
“Dai che è pronta!”.
 
‘E’ pronta… dai che è pronta…’, sembra sempre che la nostra occupazione principale sia quella di andare a tavola.
 
Forse perché lavorando tutti i giorni e tutto il giorno, per cinque giorni la settimana ci ritroviamo a vivere tra le nostre quattro mura domestiche soltanto la sera. Il sabato invece è più rivolto alla casa, ed è di solito in questi frangenti che succede di ‘perderci’. Facciamo le prove per quando saremo pensionati. Però ci vuole ancora tanta pazienza (almeno cinque anni!).
 
Ma veniamo alla cronaca, cronaca fresca, anzi freschissima. Da ieri la nostra vita è cambiata, perché per la prima volta, dopo più di trent’anni, domenica mattina ci siamo alzati da soli, senza alcun figlio che dormiva in un’altra camera. In realtà io mi sono alzato un’oretta prima, così mi è venuto in mente di andare a svegliare Grazia portandole il caffè a letto, evento che non si è mai verificato in trentasette anni di matrimonio. Non ci vuole molto: metti la capsula nella macchinetta, e fa tutto da sola. Il profumo è invitante, salgo le scale, entro in camera e glielo porgo:
 
“Ecco il caffè per la mia Regina!”.
 
Strabuzza gli occhi, è quasi incredula, non mi chiede cosa abbia bevuto a colazione, né se abbia assunto roba “buna buna”, ma semplicemente mi da un bacio, e io come uno scemo mi commuovo…
 
Ci sembrerà incredibile, fra qualche anno, abituati come siamo da un’eternità all’attuale ritmo frenetico, poterci alzare senza frenesie, far colazione insieme, con calma, e progettare la giornata. Personalmente non vedo l’ora di poter sfruttare appieno le potenzialità di MLOL, Media Library On Line, il cui accesso, tramite internet, offre agli abbonati della biblioteca la possibilità di accedere a una miriade di quotidiani, settimanali, riviste di ogni genere italiane e internazionali, oltre a strumenti multimediali interessantissimi e accattivanti.
 
E poi vorrò scannerizzare le migliaia di foto e diapositive che possiedo, riversare in digitale le innumerevoli cassette VHS che riguardano la famiglia o altri avvenimenti che voglio assolutamente salvare, prima, spero, che sia troppo tardi. 
 
Potremo visitare con calma le città, i musei, le località che abbiamo già cominciato a segnare su un’agenda, insieme con Grazia, ma speriamo anche di avere la voglia e la forza di fare qualcosa di buono per gli altri.
 
E infine leggerò, leggerò, leggerò tutto quello che mi piace, e anche quello che mi piace di meno, ma che ritengo assolutamente da conoscere.
Ma neanche Grazia scherza, perché sul suo recente Kobo (lettore e-book di ultima generazione, mentre il mio è un vecchio ‘trattore’ Trekstor) ho caricato una valanga di titoli, che legge con molta foga.
 
Fino a quando, presumibilmente, tutti questi progetti saranno stravolti (ci auguriamo) dall’arrivo di tanti nipotini.
 
Forse è un po’ di senilità incipiente che mi spinge a leggere qualcosa di strano, che fino a poco tempo fa non mi sarei neppure sognato di affrontare; è stato così che ho letto d’un fiato “Il mio ricordo degli eterni”, che il maggior filosofo italiano vivente, tra l’altro bresciano, Emanuele Severino, ha scritto nel 2011 alla bella età di ottantadue anni (e continua a scrivere: l’ultimo volume è “Dispute sulla verità e la morte” del 2018, scritto a ottantanove anni!). E mi è venuta la voglia di leggere il suo capolavoro, che proprio quest’anno compie sessant’anni: “La struttura originaria”, anche se so già che ci sarà da “spaccarsi la testa”, come ha affermato in passato il cardinale Angelo Scola, conversando con lui in occasione di un dibattito pubblico.
 
Così come la lettura su una rivista di un articolo che parlava della battaglia di Ciro il Giovane, che condusse alla vittoria un esercito di diecimila mercenari greci contro l’imperatore persiano, il fratello Artaserse II, mi ha spinto a interessarmi del capolavoro del generale di questo esercito, Senofonte: “Anabasi”, che racconta in modo mirabile e appassionante la ritirata dell’esercito dei diecimila, che pur vincitori, in seguito alla morte di Ciro, dovettero ripiegare e ritirarsi sulle coste del Mar Nero, che raggiunsero tra mille difficoltà soltanto l’anno successivo, dopo aver perso quasi millecinquecento soldati.
 
Credo che non ci si debba porre dei pregiudizi, e anche il timore di non comprendere, deve essere affrontato con una buona dose di pazienza e tranquillità, oltre che di perseveranza; quelle che, insomma, dovrebbero essere molto più disponibili con l’affievolirsi d’impegni inderogabili e obblighi  precisi ed imprescindibili.
 
Alla fine, dateci un vanghetto e una connessione wi-fi, così Grazia e il sottoscritto non saprete più neanche di averli.
 
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