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Giulietta e Romeo

Giulietta e Romeo

di Graziella Martinelli





23 Aprile 2018, 08.50

Racconti del lunedì

La sindrome di Capitan Uncino

di Ezio Gamberini
Grazia una mattina mi fa vedere il braccio sinistro. Lo alza, solleva la manica e, sorridendo sorniona, si batte sul polso, dove dovrebbe esserci l’orologio, ma non c’è!…

Siamo al lavoro, ma l’ha lasciato a casa. Ultimamente lo faccio spesso anch’io, specialmente il pomeriggio: ci sembra di essere meno assillati, e forse ci sentiamo più liberi, anche se le incombenze e gli orari devono comunque essere rispettati.
 
Alla fine della seconda settimana di “solitudine” (dopo che l’ultimogenita è andata a vivere da sola), ‘Toto One’ e ‘Toto Two’, cioè lo scrivente e la sua gentile consorte, hanno reagito positivamente alla nuova realtà. Con entusiasmo stiamo studiando nuove soluzioni per risistemare oggetti e arredamento che meglio si confacciano alle nostre esigenze.

L’improvvisa esplosione della primavera, poi, procura sensazioni e aspettative meravigliose: una sera, terminato il lavoro, prima di tornare a casa ci siamo fermati in serra e abbiamo acquistato numerose piantine di basilico e peperoncino, timo e origano, erba cipollina, oltre a qualche fiorellino allegro e colorato.
 
Niente cena, io ho vangato e poi Grazia si è messa all’opera, con il vanghetto in mano: per fortuna poco dopo le nove il buio era pesto, perché altrimenti sarebbe ancora lì!
 
L’ultimo libro che ho letto è l’autobiografia di Piero Angela: “Il mio lungo viaggio – 90 anni di storie vissute”. Ammiro quest’uomo per la sua storia, la perseveranza dimostrata per raggiungere i suoi obiettivi. Ma soprattutto ho apprezzato, in questa testimonianza in cui si è raccontato senza risparmio, il suo essere un uomo retto e con la “schiena diritta”.

Uno degli episodi più gustosi del volume narra di quando il grande giornalista, fermo a un semaforo, osservò una signora che gettò sull’asfalto un cartoccio di avanzi, dal finestrino della sua autovettura. Il finestrino era ancora aperto e senza pensarci troppo, con estrema sollecitudine, lui lo raccolse e lo rigettò in macchina dicendole:
 
“Signora, ha perso qualcosa!”, ricevendone in cambio un “Maleducato!”.
 
Qualche giorno fa ho assistito a una sua intervista, su Rai Uno, e l’ultima domanda che gli ha rivolto la giovane intervistatrice è stata, più o meno:
 
“Alla fine, ci può rivelare le tre cose più importati per invecchiare bene?”.
Il popolare personaggio ha risposto, con un sorriso:
“Ne basta una: gli affetti famigliari!”.
 
Piero Angela non si è mai laureato, da giovane, perché poco dopo aver iniziato ingegneria fu assunto alla RAI e per alcuni anni operò come corrispondente da Parigi. 
 
Si rifarà in seguito, quando Università prestigiose di tutto il mondo gli conferiranno dieci (Dieci!) lauree honoris causa, per la sua straordinaria attività di divulgatore nei campi più svariati.
 
So che più di una laurea conta come si vive, e soprattutto cosa si è, più che quanto si ha. Ma pensando ai nostri tre figli, all’affetto che ci hanno sempre riservato (e naturalmente al nostro nei confronti loro, di nostra nuora e del fidanzato di Chiara, che consideriamo figli nostri), e vederli tutti e tre laureati, sereni e impegnati nella costruzione della loro vita, sta appagando Grazia e me in un modo assolutamente straordinario.
 
Male faremmo a considerare terminato il nostro compito di genitori, ma resta la consapevolezza di aver percorso il pezzo più lungo della strada. L’amico don Gianfranco, missionario in Albania, per qualche giorno in Italia, con il quale abbiamo trascorso l’intero sabato, insieme agli amici (mamma mia che divertita!), mi ha detto:
 
“Ma come, cosa farai fra cinque anni, quando sarai in pensione?”, sottintendendo: “Come passerai le giornate?” .
“Don Gianfranco – gli ho risposto – con tutto quello che ho in testa, non saranno abbastanza ventiquattro ore ogni giorno!”.
Sognare non costa nulla, e i sogni a volte si avverano: Grazia ha sempre desiderato frequentare Medicina, io voglio imparare a suonare il pianoforte, la batteria e almeno tre lingue. E poi vorremmo riuscire a fare qualcosa di buono per gli altri; il tutto corroborato dagli affetti famigliari e quello, non meno prezioso, degli amici.
 
E magari, finalmente, riuscirò a non saltare neppure un Lunedì, nella pubblicazione dei “Racconti” su Vallesabbianews!
 
 
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