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07 Gennaio 2019, 08.00

Blog - Racconti del lunedì

La scuola materna San Giorgio

di Ezio Gamberini
“Dai, smettila di fare lo stupidino e fai il bravo!”, mi disse Grazia quando eravamo alla scuola materna San Giorgio, entrambi cinquenni, facendomi vedere come si dovevano incollare i chicchi di riso sul cartoncino… 

Siccome Grazia era una bambina brava, buona, gentile e paziente, mentre io già allora ero un terremoto perenne, suor Guglielmina mi aveva obbligato a sedere accanto a lei, così con mansuetudine mi avrebbe guidato nell’incredibile impresa di maneggiare chicchi di riso da incollare su un cartoncino, una sorta di mosaico ante litteram, per poi colorarli con perizia al fine di ottenere un “lavoretto” con i fiocchi!
 
Non ci credete? Chiedete, chiedete pure a Grazia, vi do l’indirizzo: grazia.cady@migliormoglieviventedieziogambero.com. Vi confermerà l’assoluta veridicità delle mie affermazioni.
 
Ma, dico io, suor Guglielmina non poteva farsi i cavoli suoi in quella stagione scolastica del 1965? Evidentemente però il nostro destino era segnato, perché poi ci siamo persi per qualche tempo, ma a diciassette anni ci siamo ritrovati, e l’avventura continua tuttora; insomma, per spiegarci, è un po’ come i film di “Ritorno al futuro”: “To be continued!”.
 
La scuola materna San Giorgio… 
 
Ci furono anni, nella prima metà del ‘900, in cui i bambini ospitati erano trecento! Questa istituzione ha servito la nostra comunità per più di un secolo, in ogni periodo e in qualunque condizione, e la stragrande maggioranza dei vobarnesi, dopo averne vissuta l’esperienza in prima persona, non può che riservarle gratitudine, oltre a un’indelebile caro ricordo.
 
Poi i tempi sono cambiati e le iscrizioni si sono ridotte anno dopo anno: troppa la differenza con le rette di altre scuole, e nonostante lo sforzo enorme di persone generose che da anni prestano il loro servizio silenziosamente e gratuitamente, di questo passo la chiusura appare inevitabile.
 
Sarebbe facile cercare di risolvere il problema, come avviene magicamente in un accattivante spot pubblicitario, prendendo in mano il cellulare e dire a voce alta: 
 
“Ok Google, trova una soluzione per non chiudere la scuola materna!”
 
La cosa è complicata e non può essere soltanto un singolo soggetto, o un’unica istituzione, a sanare una situazione a dir poco drammatica per la futura sopravvivenza della scuola materna San Giorgio di Vobarno.
 
E non dovrebbero essere soltanto le famiglie dei piccoli ospiti a sostenere il peso maggiore, dovuto alla sensibilissima differenza delle rette tra le varie scuole, ma anzi queste disuguaglianze dovrebbero essere ridotte attraverso l’intervento della comunità intera, dell’amministrazione comunale, che da sempre eroga un corposo contributo annuale alle scuole paritarie, ma con la quale sarebbe interessante concordare ulteriori e proficue sinergie, della parrocchia, che è proprietaria dell’immobile, ma soprattutto, a mio parere, è importante iniziare a immaginare la possibilità, per tutte le scuole materne paritarie della zona, di consorziarsi per ridurre i costi di gestione, utilizzare il personale in modo più razionale, flessibile ed efficace, valutare l’opportunità di proporre nuove offerte educative e formative, per essere in grado di occupare gli spazi in tutta la loro potenzialità.
 
E perché, ci si può lecitamente chiedere, tutti questi “soggetti” dovrebbero occuparsi della sopravvivenza della scuola materna San Giorgio e impedirne la scomparsa?
 
Perché impegnarsi per conservare e tramandare le migliori tradizioni, specialmente quelle radicate profondamente nella storia, contribuisce a mantenere l’identità non solo famigliare, ma soprattutto collettiva, rafforza il senso di appartenenza a un paese e a una comunità di persone che vivono nello stesso luogo; perché per più di un secolo questa realtà è stata a nostra diposizione e ci ha accompagnato, noi, i nostri trisavoli, bisnonni, nonni, padri, i nostri figli e i figli dei nostri figli… perché il fine dell’uomo non è soltanto occuparsi di numeri e bilanci da far quadrare, faccenda che comunque è ovvia e indispensabile; noi siamo fatti anche di cuore, sentimenti, ricordi, emozioni, speranze, e più s’invecchia, maggiore è la percezione che queste ultime contino più dei primi, e per concludere, perché se la scuola materna San Giorgio fosse costretta a chiudere i battenti, ne sono certo, alla fine saremmo tutti, indistintamente, sconfitti, più poveri e delusi.
 
Nella prima fotografia io sono seduto sulla panchina, al centro (ho le ginocchia unite, composto, sembro un angioletto…), mentre nella seconda Grazia (com’è carina, eh?) è la prima seduta in basso a destra.
In entrambe le foto è presente Suor Irene.
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