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28 Ottobre 2019, 06.04

Racconti del lunedì

Il mitico «Gerosa»

di Ezio Gamberini
“Ma sì, portalo pure a fare un giro, va’”, mi disse il signor Renato, suo papà. Così infilai il piccolo Luca nella cesta davanti al manubrio, ingranai la prima e diedi una brusca "sgasata" al mitico Gerosa!...

Non so se la richiesta fosse partita dal genitore, piuttosto che dal bimbetto; sta di fatto che da quel momento i rispettivi Angeli Custode dei due sciagurati sul Gerosa, protagonisti di questa storia, uno diciassette anni e l’altro sei, dovettero fare degli straordinari davvero esorbitanti fino alla fine dell’estate.

Il più vecchio ero io. Nel periodo delle superiori, in estate, mi dedicai a un mestiere che reputo tra i più affascinanti e antichi nella storia dell’uomo: fare il pane! Dà una soddisfazione enorme. E poi bisogna pure consegnarlo a domicilio, per chi lo desidera.

Nell’estate del primo anno lavorai presso un fornaio del paese che riforniva anche numerosi camping e altre attività sul lago di Garda, e la sua produzione era quasi completamente industriale.
Ricordo ancora oggi la fragranza e la bontà del mitico “maggiolino”, cavallo di battaglia della ditta, gustato non appena sfornato!
In quella prima stagione il mio orario di lavoro era dalla mezzanotte alle sei del mattino, per sei giorni la settimana, e mi occupai esclusivamente della produzione in laboratorio.

Il secondo anno fui invece interpellato da un altro fornaio, il signor Renato, che accanto alla panetteria aveva anche un negozio di alimentari, gestito da sua moglie, la signora Antonia, e il loro piccolo si chiamava Luca.
Conservo di quella famiglia un piacevolissimo ricordo. L’orario di lavoro era dalle tre di notte fino a mezzogiorno, e alternavo il lavoro in laboratorio al recapito del pane a domicilio.

Fu così che, per la prima volta, salii in sella al "Gerosa", un "cinquantino" di cilindrata, ma davvero tosto e robustissimo, sul quale si caricavano due ceste colme di sacchetti di pane, una davanti al manubrio e una dietro la sella.
Il primo giro di consegne durava soltanto una mezz’oretta e doveva essere effettuato entro le cinque e mezza; bisognava rifornire gli operai che andavano al lavoro entro le sei, che facevano il primo turno in “ferriera”, o comunque quelli che lo volevano consegnato molto presto, mentre gli altri cinque giri li eseguivo dalle nove in poi, fino a mezzogiorno.

Ma soltanto in teoria,
perché dopo aver imparato bene i giri, annotati scrupolosamente su un librettino dalla copertina rossa che mi portai appresso soltanto per i primi giorni, viaggiavo come un siluro, e finivo anche un’ora prima.
Era in questi frangenti che caricavo il piccolo Luca nella cesta, e lo portavo a fare un giretto, dopo avergli raccomandato di non muoversi e restare avvinghiato ai bordi della cesta con tutte le sue forze.

Mamma mia che incoscienza!
Niente casco, nessuna sicurezza…
A pensarci oggi mi si drizzano in piedi i capelli, considerando i pericoli corsi a quel tempo! Eh sì, i nostri due Angeli Custode, alla fine di quella stagione, furono pre-pensionati per lavoro ultra-usurante!

Ah, il piccolo Luca, chissà se è stato in queste occasioni, intrufolato nella cesta dell'arrembante Gerosa, che gli è nata la passione per la moto, il fascino della velocità, l’attrazione per la spericolatezza, con le curve affrontate passando a un millimetro dai cordoli dei marciapiedi, oppure sfrecciando come razzi nelle viuzze del paese.
Dopo quelle esperienze, io non sono mai più salito su una moto, invece Luca…

Luca Pedersoli ha soltanto diciassette anni quando comincia a vincere titoli regionali nella specialità “Enduro”, e a ventuno il campionato nazionale in questa categoria.
A venticinque anni passa dalle due alle quattro ruote e inizia a primeggiare immediatamente, vincendo il “Trofeo Fiat 500” nella categoria debuttanti. Gareggerà in ogni parte d’Europa e del mondo, partecipando a mondiali di rally e conquistando vari titoli e piazzamenti ai campionati nazionali ed europei di rally.
L’ultimo, in ordine cronologico: primo classificato al Campionato italiano WRC 2019.

Di quel periodo mi resta impresso innanzitutto il divertimento che provavo nel guidare il “mitico” Gerosa per qualche ora ogni giorno, ma anche la soddisfazione nel lavorare la pasta del pane, plasmata partendo da ingredienti semplicissimi come acqua e farina, per poi scoprire all'uscita dal forno una prelibatezza fragrante e profumata sotto svariate forme; una vera magia!

Uno dei primi giorni in forneria, la seconda stagione, presi in mano un pugno di pasta, modellai un salsicciotto lungo una ventina di centimetri, sotto gli occhi del signor Renato (io mi rivolgevo a lui sempre in questo modo, ma si arrabbiava moltissimo: "Qui non c'è nessun signore!", mi diceva), lo ripiegai su se stesso, dandogli un colpetto deciso con il palmo della mano, e trasformai l’originario salsicciotto in un perfetto pane “Alpino”, con il cornetto a punta realizzato come da manuale.

Il mio principale strabuzzò gli occhi, meravigliato
:
“Ma... ma... tu hai già lavorato la pasta del pane!”.

Era successo l'anno precedente, al mio primo anno di "panettiere", e quel riconoscimento fu per me una gratificazione enorme!
E fui soddisfatto anche del compenso che ricevetti in quel periodo. Mi tolsi molte soddisfazioni, e potei acquistare dischi e libri, oltre ad un paio di potenti casse acustiche che applicai al mio piccolo mangiacassette, facendolo diventare una bomba che sparava decibel a più non posso.

Ma la gradevole sensazione che desidero rievocare in questa occasione, e che ancora oggi mi procura un’immensa emozione, è il ricordo dell'irresistibile brezza che lambiva il mio volto e scompigliava i capelli (che allora possedevo!), mentre sfrecciavo all’alba con il “mio” Gerosa sulle strade deserte del paese.

A quell'età vedi il mondo sempre a colori, nulla ti fa paura, neppure la morte, e certe mattine, osservando il sole che spuntava in un cielo incredibilmente terso, mi sentivo in sintonia con il mondo intero, anzi, percepivo la presenza dell' "Assoluto", e talvolta parlavo con Dio...

Certi stupori non si possono trasmettere
, men che meno su carta, ma sono persuaso che aver fatto il “panettiere” per qualche stagione estiva sia stata una delle cose più belle della vita mia, assai determinante per la mia crescita, e ha tracciato un'impronta decisiva su ciò che sono oggi, alla soglia dei terzi "anta".

Ezio Gamberini

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