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21 Giugno 2018, 09.50

Blog - Maestro John

Radici

di John Comini
Oggi, 21 giugno, è il giorno in cui è nata mia mamma Caterina. E oggi è San Luigi Gonzaga, e Luigi è il nome di mio papà, innamorato di mia mamma 

Quando si parla di radici della nostra gente, quando si parla dei valori che ci sono stati trasmessi, quando si parla di memoria e di identità, penso a mia mamma. Lei, senza tante parole ma semplicemente vivendo, mi ha trasmesso le radici cristiane ed umane, i valori della condivisione, del rispetto degli altri, della tenerezza. Anche nelle piccole cose, che spesso appaiono insignificanti ma che contengono l’essenza di una persona.
 
Quando mia mamma è salita in Paradiso, in chiesa le avevo dedicato queste parole…
 
“Cara mamma, stamattina ho aperto il tuo testamento.

Mi hai lasciato la tua voce, che mi svegliava al mattino raccontandomi i fatti della vita e i morti di Salò.
Mi hai lasciato la scodella di caffelatte ed i tuoi occhi che mi guardavano sereni.
Mi hai lasciato il sapone che usavi per lavare le mie magliette tutte sudate quando tornavo dall’oratorio, e non mi sgridavi mai se per caso arrivavo tardi.

Mi hai lasciato le mille carezze che mi facevi.
Mi hai lasciato il fazzoletto che ti serviva per asciugarti le lacrime quando ti commuovevi o quando ridevi.
Mi hai lasciato il rosario, e le preghiere che erano il momento naturale della giornata.
Mi hai lasciato un quadretto con su scritto: “Omnia munda mundis”, tutto è puro per i puri.

Mi hai lasciato una lunga tavola alla quale sedevamo in dieci, anzi in nove perché tu eri sempre in piedi a servire tutti.
Mi hai lasciato una scatolina con alcuni piccoli, semplici giocattoli, che abbiamo usato noi, e poi i nostri figli, e poi i nipotini, ed era una scatola magica.

Mi hai lasciato il tuo sguardo con cui accoglievi ogni persona, e mai hai parlato male di qualcuno, in ognuno trovavi sempre qualcosa di buono.
Mi hai lasciato una sveglia che non guardavi perché il tuo tempo batteva al ritmo del cuore.
Mi hai lasciato le tue canzoni che cantavi mentre pulivi i vetri delle finestre.

Mi hai lasciato una porta sempre aperta, ed io sapevo che se tornavo a casa tu c’eri, sempre.
Mi hai lasciato le parole per raccontarmi le storie della vita, gli aneddoti, le barzellette, le filastrocche, l’amore per il teatro.
Mi hai lasciato lo scarso senso degli affari, perché mi dicevi: “Se fossi io in negozio, regalerei le scarpe a tutti e chiuderemmo in due giorni.” 
Mi hai lasciato l’amore per papà, a sua volta innamorato di te.

Mi hai lasciato la premurosa pazienza con il nonno Angelo e la nonna Margherita, con la zia e i nipotini.
Mi hai lasciato la fede, mi hai donato Dio.
Mi hai lasciato le trecce della mia sorellina Mariangela, che adesso puoi finalmente abbracciare, con zio Tranquillo, con Maria e suor Dina, in Paradiso.

Ciao mamma, buon viaggio.”
 
La mia amica Mari mi ha presentato una bella persona, che lavora all’Hospice. Si chiama Rizzardini Vincenza, è di Vobarno. Suo padre è nato lo stesso giorno di mia mamma. Si chiamava Piero, ma per tutti era il “Pasquì”. È nato esattamente un secolo fa, nel 1918, ed è morto nel 1987. 
Ha sposato Borra Anita di Ono Degno (Pertica Bassa), con la quale ha avuto tre figli: Agostina, Gianni e Vincenza, la più piccola. Il figlio Gianni morirà a soli 44 anni per infortunio sul lavoro mentre Raffaella, figlia di Gianni, andrà in cielo a 33 anni per problemi cardiaci. 
 
“Pasquì” era coltivatore diretto, ha vissuto sempre in montagna al monte Forametto in località Gardoncello, dove teneva le mucche, aiutato dalla moglie. I ragazzi lo aiutavano d’estate. Si lavorava sodo, ma serenamente. Fare il fieno, mungere le capre del nonno… Tutti i sabati “Pasquì” scendeva a Vobarno con il mulo a portare formaggio e burro e a fare la spesa, comprare il pane per la settimana. Certamente la vita era dura, ma immagino che la bellezza di quei prati e di quel cielo abbia lasciato un segno indelebile nell’animo di quella famiglia.
 
Vincenza ha trovato una struggente lettera scritta durante la guerra dal padre alpino ad Anita, la sua innamorata: è datata 9/09/43…
 
“Invio a te questa mia lettera.
A me pare di essere al sollievo d’ogni tristezza quando rivolgo le mie parole a te mio caro amore. La notte è fonda, tutto è tetro nell’oscurità. Sono solo nella mia misera tenduccia, un piccolo lume la rischiara. Piove a dirotto, il mormorio dei ruscelli che lungo il loro corso scorrono proseguendo la pietosa valle si fa udire come un lamento. 

A pochi passi c’è un piccolo cimitero dove giacciono tanti miei compagni di cui la vita fu troncata sul fior della gioventù. Le granate cadono, la mitragliatrice canta sibilando pallottole roventi.

Ognuno invoca il buon Dio, chiama il solo nome della persona che più di tutte si sente presente: il bel titolo di mamma. Mia cara Anita ho assistito alla morte di un mio caro amico. Tutto ci eravamo confidati e anche lui non solo amava i genitori, ma un altro cuore invocava, il cuore che lui stesso pregava e per il suo ritorno.

Mio unico amore sono lontano, ma più che la mia lontananza ignoro il tuo nome.
Penso che anche te sarai triste pensando a chi vive lontano. Non rattristarti il mio pensiero è sempre a te. Sono fiero di compiere il mio dovere e se Dio mi chiamasse con Lui spegnendo la mia esistenza sarò ben lieto di morire invocando il tuo bel nome.”
 
Vincenza ricorda con infinita dolcezza il papà, che la teneva in braccio e le trasmetteva con semplicità un amore profondo per lei e la famiglia. Vincenza ieri notte non riusciva a dormire, e allora ha dedicato a suo padre queste commoventi parole…
 
“Auguri papà per il tuo 100° compleanno!

Auguri anche se non possiamo festeggiare alla tua presenza fisica perché ci hai lasciato da molti anni. Ma la Vita va celebrata ogni giorno per chi c'è e per chi continua a vivere in noi. Quindi:

- a te che ci hai generato, che ci hai insegnato con l'esempio a vivere onestamente, con impegno e coerenza, nel rispetto di sé e degli altri accettando ciò che la Vita ha in serbo per noi

- a te che sei stato un buon padre autorevole ed affettuoso

- a te che con il tuo lavoro semplice e duro ci hai fatto crescere a contatto con la natura  dandoci così la possibilità di conoscerne e rispettarne le regole

- a te che non hai mai dimenticato di ringraziare Dio ogni giorno, per quanto ti è stato concesso, anche solo con il segno della Croce e con parole tue (non certo perché non sapessi bene le Preghiere classiche)

- a te che come Alpino reduce da anni di guerra, ci hai parlato di quell’esperienza solo per i suoi pochi lati positivi (riconducibili ai sentimenti umani sperimentati quali la fratellanza, l’amicizia, la condivisione e il senso dell'appartenenza alla Patria) e quasi mai di quell’orribile, fredda, indescrivibile inumana violenza che ti ha certamente segnato indelebilmente e che hai saputo celare nel silenzio e dietro a qualche improvvisa lacrima al solo nominarla 

- a te che mi chiamavi "bastian contrario" senza realizzare che l’anticonformismo me lo hai geneticamente trasmesso tu

- a te che da lassù, vicino alla tua Anita, a Gianni e Raffaella e a tutti gli altri familiari ed amici, potrai sicuramente brindare… 
 
Tantissimi auguri

Noi, nel Ringraziare Dio per avertici concesso e nell'attesa di riabbracciarti, cerchiamo di seguire il tuo esempio ed i tuoi insegnamenti.”
 
Penso alla storia della nostra gente, alle radici che ci sono state trasmesse, penso che certi valori vanno vissuti sempre, anche in questi tempi difficili.
 
“La casa sul confine dei ricordi, 
la stessa sempre, come tu la sai 
e tu ricerchi là le tue radici 
se vuoi capire l’anima che hai…
risposta ad ogni cosa non capita…

E te li senti dentro quei legami, 
i riti antichi e i miti del passato 
La casa è come un punto di memoria, 
le tue radici danno la saggezza 
e proprio questa è forse la risposta 
e provi un grande senso di dolcezza…” (Francesco Guccini)
 
“Vi sono due cose durevoli che possiamo sperare di lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali.”
 
Ci sentiamo domenica prossima, a Dio piacendo, 
 Maestro John
 
Nelle foto:
- Mia mamma Catina
- Piero detto “Pasquì” alla mungitura
- La croce al merito di guerra
- Album di ricordi della famiglia Rizzardini (il signor Piero è in alto al centro, sotto c’è la foto della moglie) 
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Commenti:

ID76648 - 21/06/2018 23:21:20 (Iva) sempre bravissimo MAESTRO
COMPLIMENTI BRAVO MAESTRO, SEMPRE RACCONTI COMMOVENTI. GRAZIE PER LE SUE LETTERE.



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