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03 Febbraio 2019, 18.45

Blog - Maestro John

La pagella

di Maestro John
La mia attuale moglie ha confrontato le pagelle (di color verdino) di quando frequentavamo la scuola elementare. Ed ha scoperto una cosa: lei ha i voti migliori dei miei…Nooooooo! Non è possibile!

Persino in “comportamento” mi superava, io avevo Nove e lei Dieci.
Ma io lo so perché: perché era alla Scuola parificata delle Suore Orsoline, e le suore sono sempre più buone. O no? Però ho notato una cosa: i voti in ogni caso non erano altissimi, non abbondavano i dieci come adesso.

Febbraio, è tempo di scrutini, tempo di voti e di giudizi sul registro elettronico.
Docenti preoccupati, alunni preoccupati, genitori preoccupati, Dirigente preoccupati. Tutti preoccupati.

Cerco di immaginarmi i pensieri di un insegnante…
“Devo dare voti bassi, devo stare stretto, se sono “largo di maniche” poi i ragazzi ne approfittano e non mi studiano più.
Ma se poi quel ragazzo mi va in depressione? E come affrontare i genitori?
Ma se sono giusto…e poi cosa significa essere giusti? Magari do un voto basso ad un bambino che ce la mette tutta, che non vive in un ambiente tranquillo, che insomma da il meglio di quel che può dare…
Ma perché ci sono gli scrutini, poi?! Come faccio io a giudicare? Beh, io starò basso, poi magari nel secondo quadrimestre alzo i voti…
Ah bei tempi, di quando si poteva bocciare senza problemi!”


Per sorridere, ecco alcuni pensieri delle mamme…

Nervosa.- Quel disgraziato di mio figlio studia solo un’ora al giorno. Non ha mai, dico mai, aperto un libro.
L’hanno sempre promosso, ma quando andrà alle medie lo fregano. Che stress!

Amorevole.- Povero bimbo mio, non è mica colpa sua, ha sempre avuto degli insegnanti così impreparati…

Scagionante.- C’è l’insegnante di matematica che lo odia, ecco la verità!

Premurosa.- Bisogna che lo porti dal medico, è così sciupato…

Protettiva.- Gli avevamo promesso lo smartphone nuovo come regalo per la promozione, ma gliel’abbiamo comprato adesso per consolarlo un po’…

Rassegnata.- Eh pazienza, anche se alle medie verrà bocciato ripeterà, ci sono delle cose più gravi nella vita…

Papà.- L’è el tò fiöl, el capes un c…come té! Dò canàde ghé dó, alter che celulare! Se i la bocia el mande a laurà.
Mamma.- Té fa sito che te set stat bociàt dò olte!
Papà.- Ma l’era alter tempi! Ades spostet che ghò de vardà la partida…

Insomma, dubbi su dubbi, tensione su tensione.
E poi i bambini (come tutti noi, del resto) ti pare di conoscerli, ma sono dei perfetti sconosciuti. Sono un mistero, ecco quello che sono. E spesso le schede di valutazione, alias pagelle, diventano fonte di ansia, soprattutto nei bambini più sensibili e responsabili.

Una volta fioccavano le bocciature. C’erano classi delle elementari piene di ripetenti. La battuta era: “ti piaceva così tanto la scuola elementare che ti sei fatto bocciare 3 volte.” 
Voto e scuola sono una cosa sola. Difficile immaginare una scuola senza voto.
La pagella è sempre stata il foglio di carta più temuto dagli studenti, è il Paradiso dei promossi, il Purgatorio dei rimandati, l’inferno dei bocciati.

A Barbiana, ai tempi di Don Lorenzo Milani, una professoressa aveva bocciato tre dei suoi ragazzi, dicendogli “Io ho il dovere di essere giusta. A me non interessa se il padre di uno di questi ragazzi ha il conto in banca oppure se è un poveraccio. O ricco o povero, se uno merita 4 io gli metto 4. Io ho sempre agito secondo coscienza.”

E lui ha protestato: “È qui che sbaglia, perché fare parti uguali tra diseguali è la cosa più ingiusta di questo mondo. Oddio, lo sento che lei è una persona onesta, sa? Però la sua scuola no, e nemmeno i suoi esami…”

Il modo di fare scuola può aiutare o ostacolare il successo degli studenti.
Può renderli passivi o attivi, può riempire la loro testa di nozioni o sviluppare il loro senso critico e la capacità di ricerca. Il voto rischia di monopolizzare l’attenzione e l’interesse degli studenti, facendoli studiare solo per la valutazione, in una situazione di ansia e competizione.
Alla fine del percorso scolastico, uno deve diventare un cittadino: civile, rispettoso delle regole comuni e se andrà a votare deve essere libero di votare chi vuole senza aggredire nessuno se la pensa diversamente. Alla fine uno può diventare ingegnere o potare le siepi, ma alla società serve sia l’uno sia l’altro…

Vi ricordate la trasmissioneNon è mai troppo tardi”?
Era andata in onda tra il ‘60 e il ‘68, serviva per combattere l’analfabetismo e la conduceva il maestro Alberto Manzi, che riproduceva delle vere e proprie lezioni di scuola elementare.
Secondo me la dovrebbero rifare, non solo per gli stranieri, per tutti!

Quel bravissimo maestro si rifiutò di redigere le appena introdotte "schede di valutazione", che la riforma della scuola aveva messo al posto della pagella.
“Non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perché il ragazzo cambia, è in movimento; se il prossimo anno uno legge il giudizio che ho dato quest'anno, l’abbiamo bollato per i prossimi anni”.

La "disobbedienza" gli costò la sospensione dall’insegnamento e dalla paga. Alla fine, su pressione del Ministero della Pubblica Istruzione, Manzi si mostrò disponibile a redigere una valutazione riepilogativa uguale per tutti tramite un timbro: “Fa quel che può, quel che non può non fa”.
Il Ministero si mostrò contrario alla valutazione timbrata, al che Manzi ribatté: «Non c'è problema, posso scriverlo anche a penna». Che lezione di vita! Che grande maestro!

Fino al 1977 c’erano i voti, poi sono arrivati i giudizi analitici poi quelli sintetici con le lettere A,B,C,D,E, poi con ottimo, distinto, buono, sufficiente, insufficiente, poi c’è stato il Portfolio, quindi la scheda, adesso…
Insomma, è difficile catalogare, incasellare, giudicare…

Una delle cose più difficili è l’auto-valutazione. E non solo a scuola, anche nella vita.
Una volta andavo agli esercizi spirituali, con tanto di esame di coscienza. Un sacerdote esponeva alcune domande a noi, raccolti in meditazione…
“Ho bestemmiato? Ho parlato male con qualcuno? Ho rispettato gli amici oppure ho dato calci e pugni? Ho ubbidito ai genitori? Aiuto in casa quando mamma e papà me lo chiedono? Seguo con attenzione le lezioni a scuola? Studio con impegno? Dico parolacce? Ho il coraggio di dire sempre la verità? Prego tutte le mattine e tutte le sere? La Santa Messa è solo un passatempo o cerco di seguirla meglio che posso? Al catechismo partecipo attivamente o disturbo?  Voglio bene a tutti o solo a chi mi è simpatico?  Ho mai rubato o preso qualcosa di nascosto?  So perdonare un amico che si è comportato male con me o mi vendico? Ho fatto qualche fioretto?”

Io facevo qualche fioretto, così guadagnavo i timbri per andare al cinema a vedere i cowboy che ammazzavano gli indiani…Mi sa tanto che un giorno dovrò purgare quei fioretti…

Tutti ci sentiamo migliori degli altri e li giudichiamo, dall’alto del nostro orgoglio.
Tutti abbiamo il nostro personale libro degli errori, ma ce lo teniamo nascosto in fondo al cuore e continuiamo a sbagliare, tradendo prima di tutto noi stessi.

E tutti abbiamo sentito di quel ragazzino annegato insieme ad altri mille nel naufragio del 18 aprile 2015.
Veniva dal Mali, uno degli stati più poveri della Terra (dove molti volontari gavardesi si danno da fare secondo il progetto “La scuola è pane”).
Non si portava dietro nulla, quel ragazzino, solo una pagella, ripiegata con cura, che nascondeva sotto la cucitura della giacca.

In quel foglio c’era il senso della sua vita. 
Ha attraversato a piedi migliaia di chilometri, è arrivato in Libia (dove chissà cosa ha sopportato), poi finalmente è salito su un grosso peschereccio diretto in Italia. Ma poi, non si sa come, forse per una collisione o per un’onda troppo alta, il barcone è andato a fondo. Quando tempo dopo i suoi poveri resti sono stati recuperati, dentro una cucitura della giacca è stato trovato quel pezzo di carta ripiegato attentamente con scritto “bollettino scolastico” in francese.

Era la sua pagella, con scritte in arabo e in francese: matematica, scienze …
Quel ragazzo considerava la sua pagella il suo lasciapassare, la sua pagella testimoniava i suoi sforzi, la sua capacità, la sua voglia di trovare un angolo di pace nel mondo.
La pagella era l’unica raccomandazione che lui possedeva. Sicuramente sarebbe diventato un bravo cittadino…

E noi che ogni giorno su internet vediamo ragazzi che fanno i bulli, lanciano sedie o insultano i professori, forse dovremmo continuare a credere nella scuola come strumento di riscatto, come luogo di speranza, per  aiutare ogni bambino a cercare il proprio posto nel mondo.

Ho conosciuto insegnanti che nel piccolo, senza clamore, creano un meraviglioso contatto con i bambini, sono loro vicini nelle piccole grandi cose di ogni giorno.
Sono maestre e maestri che pensano che tutto ciò che passa attraverso il bambino prima passa nel suo cuore. A loro do un voto in pagella: 10 e lode!
E ancora una volta, addio, caro Dirigente Dal Savio!

Ci sentiamo la settimana prossima, a Dio piacendo
maestro John

Nelle foto:
1) Ragazzi del ’41 (c’è anche il mio caro cognato Sergio)
2 )All’asilo con la Madre Rosa
3) I bambini del ‘70 (foto Buccella datami da mia sorella Rita)
4) Il mio caro Dirigente Alfonso Dal Savio con la moglie (grazie alla mia bella collega Franca Filisina).

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