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25 Novembre 2018, 14.06

Blog - Maestro John

I 60 del maestro Angelo Mora

di John Comini
Oggi compie 60 anni tondi tondi il maestro Angelo Mora. Moglie e figlie gli hanno preparato una festa a sorpresa e per l’occasione gli ho dedicato un...

...Discorso per la santificazione di Angelo Mora
(da leggersi con tono “religioso” e nel più assoluto silenzio, rotto solo da singhiozzi commossi e da lacrime di gioia a stento trattenute)
 
Fratelli e sorelle, siamo qui riuniti in questo splendido giorno per annunciare urbi et orbi (quindi anche a chi ci vede poco) la salita agli altari del carissimo Angelo Mora. In occasione della Festa di Ognissanti, il Pontefice Papa Francesco ha cannonizzato, pardòn, canonizzato un nuovo Santo, Sant’Angelo Mora.
 
Il popolo da lunga pezza lo ha acclamato “Santo subito”, e il Santo Padre, con il beneplacito di Cardinali, Vescovi, parroci, sindaci, alpini e docenti, ha deciso “motu proprio” (con la sua moto? ma non aveva la papa-mobile?) di eleggere nel cielo dei santi il carissimo Angelo Mora, giunto alla veneranda età di 60 anni. 
 
A me, Joannes Cominius Avanzorum, umile scrittoruncolo di Vallesabbianews, è stato dato l’improbo compito di vergare alcune note sulla vita del novello santo. Come ricordare il nostro collega, ma che dico collega? Il nostro amico, ma che dico amico? Il nostro fratello, ma che dico?!
 
Il caro Angelo è davvero un angelo caduto in terra. Caduto, sì… lui del resto già tempo fa era caduto dalla scala appoggiata al muro del suo giardino, e già allora non si era fatto nulla, perché la divina Provvidenza l’ha munito non di ali ma di un fisico snello e sportivo, atto alle cadute più perniciose (che c’entrano le pernici?). 
 
Angelo ha sempre fatto tutto per gli altri, senza mai pensare al denaro (anche se controllava il cedolino dello stipendio durante le ore notturne, per vedere se mancava qualche centesimo… ), senza mai avere alcun tornaconto, ma solo per essere al servizio di tutti, bambine e bambine, uomini e donne (vedi alla voce: colleghe catturate dal suo fascino da macho latino).
 
Il suo ricordo sarà per noi tutti imperituro. Ad Angelo dovremmo erigere un monumento per tutto quello che ha fatto nella sua vita. Ora che è stato fatto Santo, sarà d’uopo erigere una basilica in suo onore, o una chiesa, o una cappella, che di cappellate in gioventù ne ha fatte tante. Ma andiamo con ordine. 
 
Angelo Mora nacque nell’Anno Domini 1958 in un piccolo e ridente villaggio, Quarena di Sopraponte. Il nonno Clemente aveva combattuto durante la Prima Guerra Mondiale. Angelo ha due sorelle, Chiara e Piera, quest’ultima brava a dipingere bellissimi quadri. 
Angelo era un bambino intelligente, non amava l’ozio che, si sa, è il padre dei vizi. Correva di qua e di là pieno di meraviglia e stupore, era interessato a tutto e dava una preziosa mano alla famiglia. Fu educato secondo i principi cristiani e fin da bambino esplicò uno spirito religioso. 
 
Giocava a fare miracoli, camminando sull’acqua delle pozzanghere e buscandosi potenti raffreddori. Sosteneva di avere sempre la medesima visione: gli appariva una bella fanciulla in candide vesti che gli diceva “Sposami!”. Ma Angelo era uno spirito libero e piuttosto anarchico. 
 
Come San Francesco in gioventù, soleva frequentare pessime compagnie, con le quali faceva bagordi e schiamazzi notturni. Appassionato di musica, frequentò una scuola di musica imparando le note. Se ne stava ore ed ore a solfeggiare: Do, sol, la… Avendo una mente sia logica sia creativa, da abile ed ingegnoso artigiano costruì un paio di chitarre elettriche partendo da semplici assi di legno. 
 
Creò una band di musicisti, i mitici “Overbridge” (Sopraponte, in inglese)  tra i quali c’erano i mitici Gian Giustacchini, Giorgio Bazoli e Gerry Pasini. Parteciparono con successo a vari festival internazionali, come “Il ponticello canta” alla presenza dell’amato don Antonio Andreassi. Celeberrima (e purtroppo introvabile) la canzone da lui composta: “Io vorrei un po’ d’amore per me/ ma non c’è/ ma non c’è/ma non c’è… ”.
 Pare l’abbia cantata anche nella colonia di Magno, una notte intera, sotto le stelle, e si racconta che le stelle stessero a guardare e ad ascoltare il nostro solingo menestrello. Ma l’amore della sua vita non c’era. Del resto, il nostro caro Angelo non aveva tempo per l’innamoramento. La sua passione più grande erano i motori e le moto, una passione tanto travolgente che rischiava ogni volta di travolgere qualche incauto passante.
 
C’è il detto: “Donne e motori, gioie e dolori”. Ma le donne non erano ancora presenti nella vita del nostro Angelo, e certamente fu il periodo più felice della sua vita (questa la capiscono solo gli uomini… ). In oratorio era sempre disponibile ed aperto al dialogo con tutti, aveva intessuto un’affinità profonda e sincera con Clemente Mora, che poi farà il muratore: avevano davvero cementato un’amicizia fraterna. Ma Angelo appena poteva correva a modificare il motore di qualche moto (in effetti, modificare il motore delle donne è un po’ più difficile… ). 
 
Aveva elaborato il motore di un Enduro, con il quale correva tra monti e valli accoppando galline e conigli e coprendosi di fango, per la gioia della mamma che poi doveva lavare tutto e mettere nel mastello direttamente anche il nostro centauro. Quando pioveva il motore si inceppava, ma il nostro pilota, armato di santa pazienza, si fermava, e sotto l’acqua lo aggiustava calmo e placido al passaggio, e poi ripartiva con grande entusiasmo e poca miscela. 
 
Alcune testimonianze narrano che abbia lavorato un po’ dal mio cognato Giovanni degli Avanzi, come muratore, un po’ dal Pedrotti e poi in un sacchettificio di Caino. Si racconta (ma forse è una leggenda) che quando tornava a casa, il nostro motorista scendesse le Coste di Sant’Eusebio a velocità pazzesca, dicono a 120 km orari…
 
Quando passava, la gente si buttava nei fossi e gridava: “Passa l’Angelo Mora! Ria el matt de Quarena!”. Un testimone che preferisce restare anonimo (dirò solo che tiene una bottega di cornici in piazza De’ Medici a Gavardo) sostiene che un giorno il nostro Angelo abbia comprato una Escort (parlo di macchina, chissà cosa avranno pensato i peccatori impenitenti… ) e con quella facesse le Coste a razzo.
 
Ogni giorno faceva un nuovo record di salita sulle coste di Sant’Eusebio, e pare che una volta abbia capottato: ma questo lo dicono solo le malelingue. Un giorno era in ritardo, e si trovò davanti una gazzella dei carabinieri. Ora, sappiamo tutti che lo spirito italico diventa pecorone quando ci sono le forze dell’ordine: tutti si mettono in colonna dietro, con riverenza e rispetto del codice della strada. 
 
Ma il nostro Angelo, essendo diverso dagli altri, cosa ha fatto? Ha sorpassato a tutta velocità i caramba! Immaginiamo la scena, con i due militari dell’Arma a chiedersi: “Marescià, che minchia fa quel matto?” “Appuntato, non lo vedi? Trattasi dell’Angelo Mora, quel pazzo di Quarena! Lascialo andare… ”. Il nostro Angelo però, al rientro a casa, venne chiamato in caserma per una lavata di capo. Ma qui avvenne il miracolo: tanto fece e tanto disse, con gli occhi umidi di pianto, con lo sguardo angelicato e la voce suadente, che il nostro Angelo convertì i carabinieri e si fece annullare la multa. 
 
Qualcuno sostiene che quella sera Angelo abbia visto splendere nel cielo una stella cometa che gli indicava la via maestra. Così diventò maestro. Insegnò in Degagna: quale mirabile occasione per fare curve e controcurve come in un rally!
Il sottoscritto scrivano gavardese (ma nativo di Salò) incontrò il caro Angelo nella scuola di Goglione. Qui c’era un “Savio” Dirigente, di cui fece il vicario. Poi questi andò in pensione e giunse una “Papa”(tutte le strade portano al Paradiso), che in un famoso discorso al Collegio dei docenti esclamò: “So bene che questo è un anno faticoso e per certi versi anche di passaggio,consideriamo che questo è l’anno zero, dall’anno prossimo però… ”.

Al che Santa Flavia Gosetti, patrona degli addetti della Segreteria e del Protocollo, le mormorò: “Ma dirigente, se questo è l’anno zero, quello dello scorso anno come lo classifichiamo, l’anno meno uno?” Ma la Divina Dirigente esclamò: “Siate comprensivi… ”.

I vecchi docenti con la Riforma Fornero non potevano mai andare in pensione. Chi insegnava con sulla cattedra una scorta di pannoloni, chi girava per i corridoi con il bastone, chi con la dentiera, i maschi con il pappagallo sempre a portata diciamo di mano, sgridati dal bidello Pietro che gridava “Non si corre in bagno!”. 
 
Angelo insegnava Religione: entrava in classe accompagnato dalla fedele chitarra e incantava gli scolari con radiose canzoni e bellissimi racconti. Inoltre, essendo appassionato di tradizioni locali e avendole vissute fin da bambino, creava progetti alla scoperta delle radici, visita alle chiese ed ai monumenti del luogo, interviste ai reduci della guerra. Dopo le visite al Buco del Frate, il nostrousciva dalla grotta rincuorandosi con ettolitri di vino, tra lo stupore degli stessi alpini.
 
Sì, perché Angelo pareva il dottor Jekyll e mister Hyde. Di giorno era disponibile e spargeva religione ed ecumenismo a piene mani, la sera andava per monti e grotte carsiche sbevazzando vino rosso e mangiando pane e salamine in compagnia di strane creature con la piuma sul cappello.
 
Sant’Angelo era felice di stare con quei simpatici e baldi alpini, con i quali cantava inni piuttosto arditi. Ma poi in quaresima si affrancava dai peccati facendo penitenza e bevendo solo birra alla spina. 
 
I docenti di Goglione utilizzavano ancora materiale cartaceo, non conoscevano il progresso e non sapevano che esistevano tablet e registri elettronici. Quando videro per la prima volta una LIM, alcune maestre si genuflettero e si misero ad adorarla, come il popolo eletto nel deserto adorò il vitello d’oro. 
 
Quando arrivò il registro elettronico, dalla mattina alla sera tutti i docenti andavano avanti e indietro per i corridoi, salivano e scendevano le scale, alla ricerca di una connessione. C’era chi riusciva a collegarsi ma lo teneva in gran segreto manco fosse il terzo segreto di Fatima, c’era chi era poco connesso, c’era chi era alla disperata ricerca di una password  e regalava caffè o thè oppure si concedeva per un’ora di compresenza in cambio di una connessione, c’era chi aveva la LIM e non la dava a nessuno, ed esclamava con aria superiore: “La Lim è mia e la gestisco io!”.
 
Certe maestre già con ON e OFF facevano fatica. Alla fine avevano trovato la soluzione: ONniziato, OFFinito. 
 
Angelo ebbe pietà della decadenza tecnologica dell’istituto. Essendo esperto in computer, ogni tanto l’Angelo digitale svolazzava nell’aere, indicando la retta via dell’informatizzazione e delle nuove tecnologie. Esclamava a gran voce: “Gloria a Google e a Bill Gates, gloria a Internet nell’alto dei satelliti. Convertitevi, o peccatori che ancora usate il cartaceo, connettetevi!”.
 
Angelo era anche esperto di sicurezza dell’ambiente di lavoro, girava con il foglio per l’evacuazione a portata di mano… Entrava in classe ed a bassa voce mi diceva: “Scusa maestro John, puoi uscire un attimo? Alle 9.30 ci sarà la prova di evacuazione, ma non dirlo a nessuno… ”. Talvolta qualche maestra, al triplice suono della campanella per l’emergenza, era sorpresa in bagno, proprio nel momento della sua “evacuazione”…
 
Angelo mi era da sprone negli spettacoli finali, con quasi 400 alunni in scena e un migliaio di spettatori sugli spalti, illuminati dalle luci della sacra Famiglia Landi. 
 
Gli alpini e la protezione civile erano coinvolti, e alle 7 del mattino si mangiava pane, mortadella, gorgonzola e alici annaffiate da freschissimo vino bianco, che poi mi capitava di far partire le musiche e le musiche non andavano, e “schìsa e schìsa e schìsa… nient de fà!”…ma avevo dimenticato di inserire il CD…
 
Narra la leggenda che Angelo, in un momento di ebbrezza, abbia chiesto alla sua attuale moglie di sposarlo: la sventurata rispose. Ebbero due splendide fanciulle (Valeria e Federica), che educarono in grazia, saggezza e spirito di-vino. Si dedicò a opere filantropiche e di carità, radunando anime perse in pizzeria, dove leniva le sofferenze dei derelitti con bevute di grappa e balli sul tavolo. Fece parte anche del coro “La Fornasina”, dove espletò la sua bravura musicale e, dopo le prove, la sua abilità nel vuotare i bicchieri.
 
Ed ora concludo questo inno. Angelo (tra 100 anni) volerà in Paradiso, dove potrò incontrarlo e cantare con lui dinanzi al vin santo. Io infatti, peccatore incallito, andrò in Paradiso perché Dio è Juventino…
 
Ed ora concludo il discorso alzando il bicchiere e brindando al mio caro amico Angelo. Tanti auguri, Angelo, e grazie per quello che fai e che farai per la nostra comunità! Sei una bellissima persona!
 
Spero mi perdonerai per tutte le sciocchezze che ho scritto, ma era solo per dirti che ti voglio bene e che sono stato fortunato ad incontrarti nella mia vita.
 
E qui ti saluto e mi firmo: San John martire (della moglie)
 
Nelle foto:
- Angelo sulla vetta
- Con la moglie e le due bambine
- Con le figlie più grandi (per non parlar del cane)
- Il piccolo Angelo con mamma e papà
 
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