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Valerio Corradi, sociologo territorialista, nell'ambito di progetti europei, nazionali e locali si occupa di modelli di sviluppo locale; innovazione organizzativa e formazione al lavoro; buone pratiche di qualità della vita e bilanci di sostenibilità sociale.  

Tra le sue pubblicazioni:
Per uno sviluppo locale sostenibile (Milano, 2009);
Le incerte vie della sostenibilità (Milano 2011);
Nuove società urbane (Milano, 2013);
Solo chi sogna può volare (Mantova, 2016)
Il blog si propone di riflettere su alcuni temi emergenti che rendono evidente l’intreccio tra spazio dei flussi e spazio dei luoghi ovvero tra globalismo e localismo.
In un quadro segnato da crescenti squilibri sociali, effetti ecologici negativi, crisi di sviluppo, ma anche da nuove opportunità di “crescita” e da forme sociali emergenti diventa fondamentale saper coniugare l’azione locale con un modo di pensare globale.

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09 Ottobre 2017, 16.53

Blog - Glocal

Cucire la speranza nel mondo

di Valerio Corradi
Si terrà a Brescia il 1° Festival della Missione. Riportiamo le riflessioni su Africa, missioni e migrazioni di sr Rosemary Nyirumbe, nota religiosa ugandese

Uno degli ospiti del Festival della Missione (Brescia, 12-15 ottobre) sarà suor Rosemary Nyirumbe, religiosa ugandese, della Congregazione delle Suore del Sacro Cuore di Gesù.
Ostetrica, laureata e con master in etica dello sviluppo, si dedica da anni alle vittime delle violenze dell’Lra, milizia che dal 1987 semina morte in Africa centrale, in particolare le ragazze sequestrate e fatte schiave sessuali o trasformate in baby soldatesse.

Riprendiamo alcuni passaggi di una recente intervista che la missionaria (autrice del libro “Cucire la speranza”) ha rilasciato agli organizzatori del Festival (Fonte: www.festivaldellamissione.it).

Il titolo del Festival sarà “Mission is possible”. La sua storia è una bella dimostrazione che niente è impossibile a Dio. Che cosa le dà la forza per fare tutto ciò che ha fatto per le persone più fragili e indifese?

Ciò che mi dà l’energia e la forza per continuare quanto sto operando è la mia fede, la mia comunità religiosa e le mie consorelle che lavorano insieme a me. Ho buoni amici che mi camminano accanto e continuano a incoraggiarmi.

Ci sono momenti di gioia e di scoraggiamento, ma una volta che questa situazione è condivisa con altri, diventa un pilastro di forza che mi spinge ad andare avanti con determinazione. In secondo luogo, mi sento sempre molto più fortunata delle persone con cui opero perché proveniamo dalla medesima situazione caratterizzata da conflitti. […]

Tutti i diversi scenari a cui sono scampata mi hanno insegnato a vivere la mia vita per queste persone che hanno bisogno di sapere che la vita può essere cambiata in meglio. Devono sapere che il loro futuro non può essere determinato dalla situazione dolorosa che hanno vissuto”


Quale futuro vede per l’Africa, continente giovane, con grandi potenzialità, ma con  problemi cronici come le  violenze etniche, la corruzione, gli squilibri economici?

“[…] La popolazione africana può avere un domani migliore se tutti cominciamo a concentrarci sulle piccole cose che sono di solito trascurate ma sono ciò di cui la gente ha bisogno per cambiare la propria vita.
Questo richiede il coinvolgimento di tutti perché l'Africa è parte di una grande umanità.

Quando l’intero continente africano attraversa conflitti e guerre, tutti noi dobbiamo porci delle domande e cercare risposte.
Quali sono le cause di questi conflitti? Che ruolo abbiamo noi? Come si perpetua la situazione sfavorevole in Africa? Come possiamo fermarla?

Per chiunque non abbia idea di cosa significa vivere in mezzo a una guerra, queste domande sembrano banali e possiamo anche facilmente concludere che i governi africani dovrebbero dare una risposta a tutte questi quesiti.
Chi risponde così non fa altro che riecheggiare la risposta di Caino nella Bibbia, ossia che non siamo noi i custodi dei nostri fratelli.

Se ci rendessimo conto di quanto siamo coinvolti direttamente o indirettamente nei conflitti, di quanto siamo implicati nel creare povertà e instabilità, potremmo solo provare a stare insieme per cercare la formula adatta a trasformare in meglio la situazione”

 
In Italia si parla molto di migrazioni e molte persone vorrebbero chiudere le porte a chi arriva dall’Africa, in fuga da guerre e carestie. Quali sono le responsabilità di noi europei?

“[…] Quando i migranti vengono accolti, i paesi ospitanti devono cercare una soluzione a lungo termine e preparare queste persone a tornare a casa un giorno. C'è bisogno di trovare quindi una soluzione immediata e una duratura. Dobbiamo dare a queste persone la possibilità di imparare a provvedere se stessi e alle loro famiglie per offrire loro un futuro.

Non c’è motivo di rifiutare le persone che sono costrette a lasciare i loro paesi di origine per salvarsi raggiungendo Europa.
È ingiusto chiudere le porte alle persone che hanno bisogno di sicurezza mentre fuggono dai loro paesi. In Uganda stiamo accogliendo tanti rifugiati dal Sud Sudan e la gente è pronta a condividere con loro quel poco di cui dispongono in questo momento di emergenza. Credo che l’Europa e l’Italia abbiano maggiori possibilità di accogliere le persone che fuggono.

Se è vero che il dibattito in Europa porta alcuni ad affermare che gli stranieri dovrebbero essere aiutati nel loro paese di origine, e io sono pienamente d’accordo,  deve essere vero anche che dovrebbero essere attuate soluzioni concrete per migliorare le condizioni di vita nei paesi di provenienza. […]

Dov’è la radice di tutti i problemi in Africa? Le persone continueranno a fuggire dai loro paesi, a meno che non si agisca alla radice del problema".


Qui il programma completo del Festival

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