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Giuliana Franchini, psicologa psicoterapeuta infantile, autrice di libri sulla relazione educativa e favole per aiutare i bambini a crescere bene.
Giuseppe Maiolo,  psicoanalista junghiano, scrittore e giornalista, si occupa di formazione dei genitori e di clinica dell’adolescente.
Officina del Benessere, Puegnago tel. 0365 651827


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21 Marzo 2016, 08.50

Genitori & Figli

Prostituzione minorile

di Giuseppe Maiolo
Sono emerse nei giorni scorsi azioni di adescamento on line di minori. Solo in questi casi si parla dei rischi che corrono i minori sulla rete. Cosa fanno e cosa devono fare gli adulti di riferimento?

Emerse nei giorni scorsi azioni di adescamento on line di minori finiti poi nel giro della prostituzione minorile, i giornali hanno giustamente riferito con dovizia di particolari di insospettati professionisti, per la gran parte bresciani, ma uno anche della provincia di Bolzano, i quali per lungo tempo hanno pagato prestazioni sessuali a ragazzi minorenni.        

Sui rischi che i minori corrono in rete non si parla mai abbastanza o se ne parla quando accadono fatti del genere. Personalmente ritengo sia la sfida educativa dei prossimi anni a cui dobbiamo prepararci.
Ne parlo in continuazione ai diretti interessati, ai minori andando nelle scuole, ma anche ai genitori e agli insegnanti. Sostengo dovunque che, per vincere la nuova sfida educativa che vede il rischio continuo di dipendenza dai Social o quello dell’adescamento da parte di pedofili oppure del Cyberbullismo (altra piaga in espansione), vi è l’urgenza che gli adulti di riferimento, quelli che hanno in carico il progetto educativo, devono conoscere e valorizzare le enormi potenzialità delle nuove tecnologie, ma anche sapere quali pericoli si corrono ed educare prestissimo i minori al loro corretto utilizzo.

Pochi, pochissimi, sono gli adulti che accompagnano i figli a conoscere i vari dispositivi con cui già da bambini interagiscono facilmente.
Nessuno mostra loro con coerenza come ci si deve comportare in rete e perché bisogna fare attenzione a postare foto personali. 
Così i minori imparano ad arrangiarsi, si abituano a non dire quello che fanno quando navigano e a nascondere le loro esperienze negative. Molti dei genitori che incontro non conoscono nemmeno il  significato di parole come ad esempio sexting o grooming. 
Molti illusoriamente credono di tenere sotto controllo i figli guardando la cronologia dei siti o si illudono di sapere i loro contatti per il semplice fatto di far parte della loro lista di amici su un Social.

In realtà tutto è molto più complesso.
Ad esempio un’assidua frequenza sul web porta un bambino a confondere il mondo virtuale con quello reale e a non vedere alcuna differenza nel passare dall’uno all’altro. Tutto poi, ma proprio tutto, è a portata di un click. 

Il sesso è a disposizione di ognuno nella sua infinita gamma di rappresentazioni.
Entri in chat erotiche e menti sulla tua data di nascita, conosci le fantasie, i desideri o le perversioni degli altri che facilmente possono far presa sulla pulsante sessualità degli adolescenti quando ancora però non sei attrezzato psicologicamente.

La pornografia dilaga in rete tra i giovani e di solito gli adulti di riferimento non ne sanno nulla.
I genitori conoscono poco o nulla della sessualità dei figli, non sanno i loro pensieri, le loro fantasie e soprattutto non hanno idea di cosa fanno quando navigano in rete, nell’isolamento della loro camera.
Ho chiesto recentemente a due genitori di una dodicenne vittima per un paio di anni di un pedofilo che l’aveva adescata in rete e aveva chiesto e ottenuto pose sessuali e filmati hard, che cosa pensassero di lei. Mi hanno risposto che non avrebbero mai immaginato che sapesse già tutte quelle cose.

Non serve però incolpare esclusivamente la tecnologia digitale o demonizzarla.
Viviamo un tempo in cui la sessualizzazione diffusa della società ha portato alla scomparsa del concetto di infanzia e sul piano della sessualità tutto avviene in maniera anticipata. Urge invece dire “Basta!” allo stupore dei genitori che non vedono come sono realmente i loro figli.

Basta non saper cosa fare e cosa dire.
C’è il bisogno urgente di predisporre progetti di intervento per la  scuola e la famiglia che diano strumenti di autodifesa ai minori ma anche  nuove attrezzature educative agli educatori.

Giuseppe Maiolo
www.officina-benessere.it


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