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01 Maggio 2018, 08.30

Eppur si muove

La verità nell'era dell'imbecille

di Leretico
Un termine inglese, “fake news” si aggira come un fantasma tra le notizie quotidiane. È lì, quasi ogni giorno, ma sembra passare inosservato...

È comparso alla chetichella durante la campagna elettorale per le presidenziali negli Stati Uniti del 2016, quelle vinte da Trump.
Per dire meglio è comparso durante quel periodo come strumento di “disinformazione”, ossia capace di inquinare le acque, di non far percepire fino in fondo la verità.

Prima dell’avvento degli smartphones la parola “disinformazione” indicava operazioni riservate per lo più ai servizi segreti, realizzate attraverso i giornali e i telegiornali tradizionali per nascondere, occultare, trasformare attività segrete agli occhi dei nemici esterni dello Stato e spesso anche dell’opinione pubblica.

Era dunque una manipolazione specifica a difesa del potere e dei suoi “arcana”. Strumenti di tale manipolazione erano i media che allora “facevano opinione”, e sembra veramente di parlare di un’epoca molto antica.

Oggi i servizi segreti
continuano il loro mestiere nascondendo, occultando, trasformando e insomma manipolando, ma queste non sono più attività di loro esclusiva competenza. Anche il singolo individuo può influenzare il sistema e può ottenere questo risultato senza dover investire cifre astronomiche, contando solo sul fattore “rete”.

L’opinione infatti
non si forma più sui giornali tradizionali, ma sui “social”, ed è lì che hanno cominciato a comparire in modo sempre più massiccio “false notizie”, se così possiamo tradurre il termine “fake news”.

Esse giocano sul plausibile anche se sono lontane dal vero. Trovano spazio sia perché ammiccano al possibile sia perché paradossalmente sono incredibili e come tali attraggono potentemente l’attenzione. E in un mondo in cui della credibilità della fonte non importa più niente a nessuno, le “false notizie” crescono rigogliose e conquistano spazi sempre più ampi, come i rovi in primavera nei prati abbandonati.
L’obiettivo degli estensori di “fake news” è creare un’opinione falsa, quando necessario e a loro vantaggio. Tuttavia, c’è sempre un prezzo da pagare, a volte tragico.

Se ci domandassimo come sia possibile che le “false notizie” siano diventate così presenti e importanti e perché mai non si fa nulla, dal punto di vista giuridico, per arginare in modo minimamente decente il fenomeno, dovremmo allargare il raggio della nostra osservazione e notare altri fenomeni che lentamente, insieme alle “fake news”, hanno fatto la loro comparsa all’interno del nostro orizzonte.

Ci accorgeremmo che, in fondo, quelli che appaiono come fenomeni isolati sono invece tutti collegati, tutti rami di uno stesso albero.
Innanzitutto, potremmo registrare la drammatica perdita di valore, agli occhi del senso comune, di qualsiasi competenza professionale.
Prendiamo per esempio i sempre più numerosi episodi in cui i medici si trovano a discutere con pazienti arrabbiati che oppongono alle loro diagnosi quello che “dice Google”, oppure di genitori che picchiano i professori dei propri figli perché hanno osato riprenderli o giudicarli con un brutto voto. Oppure del drammatico ritorno di malattie infettive date per debellate per la falsa convinzione che le vaccinazioni si possano evitare. E si potrebbero trovare migliaia di esempi dello stesso tipo.

Guardiamo alla politica degli ultimi anni: alle elezioni stanno prevalendo coloro che dimostrano “incompetenza” e ne fanno una bandiera. Da un cotale pulpito predicano come novelli Savonarola, ritenendo corrotti i vecchi solo perché vecchi, in nome del valore del nuovo solo perché nuovo.
Per capire cosa accade dobbiamo ricordare la sconsolata constatazione di Umberto Eco che qualche anno fa disse «I social media dànno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l'invasione degli imbecilli».
Sembra che l’invasione degli imbecilli abbia avuto luogo, né Umberto Eco poteva immaginare la velocità con cui il dominio dell’imbecille ha preso campo.

Il dramma non sta solo nella voglia di “incapacità” (o di imbecillità) al potere, già di per sé foriera di tristi presagi, ma nella distruttività che è insita nelle condizioni contingenti venutesi a creare.
Quando l’orda di imbecilli lasciati a scorrazzare liberamente nelle vie del web, gli odiatori via tastiera, i bestemmiatori “webeti” si accaniscono contro un singolo individuo, l’effetto della loro “calunnia”, rinforzato esponenzialmente dalla rete, diventa micidiale. Un peso enorme si abbatte sul malcapitato, tanto più pesante quanto maggiore è la sua notorietà pubblica. Non è raro che si arrivi al dramma fatale.

Di queste cose sapevano già i nostri avi, a cui potremmo chiedere soccorso e indicazioni per affrontare in qualche modo le barbarie del nostro tempo.

Di quelle del suo tempo se ne preoccupava certamente Botticelli, il quale nella seconda parte della sua vita artistica, intorno alla fine del Quattrocento, influenzato dalle infuocate prediche di Girolamo Savonarola, cominciò a inserire nelle sue opere argomenti allegorici, a redarguire la penuria morale che lo circondava in quegli anni.

Dovete sapere che tra i miti più interessanti, ripresi nel periodo dell’Umanesimo del Quattrocento, ci fu quello delle “orecchie d’asino” di Re Mida, guadagnate dal Re per non aver “saputo ascoltare” e giudicare bene la soavità delle note della cetra di Apollo.

Sul monte Tmolo, si era svolta una gara musicale tra Apollo, con la sua cetra, e il dio Pan che suonava divinamente, appunto, il flauto.
Tmolo, dio della montagna omonima e giudice della gara, dichiarò Apollo vincitore e persino Pan, suo avversario, si inchinò a quella musica sublime. Non altrettanto Re Mida che, avendo assistito alla gara, osò criticare la giusta decisione di Tmolo. Per questa superbia Re Mida fu punito con due belle orecchie d’asino, per essersi arrogato il diritto di giudicare pur essendo incapace di vero ascolto.

Il mito di Re Mida, pessimo giudice, fu soggetto reso immortale da Botticelli nel suo quadro “La Calunnia” (1497). E si potrebbe confermare l’attualità di quest’opera pensando al modernissimo meccanismo stritolatore della calunnia comminata via social-media, una tipologia terribile di “falsa notizia”.

Protagonista dell’opera di Botticelli, si diceva, è re Mida nelle vesti di cattivo giudice. Siede all’estrema destra della rappresentazione. Lo adulano due donne tentatrici, che gli sussurrano qualcosa all’orecchio (d’asino): sono Ignoranza e Sospetto. Andando da destra a sinistra si scorgono via via altre figure allegoriche: c’è un uomo con cappuccio nero che si rivolge direttamente al Re sopravanzando tutti: si tratta del Livore, ossia di quello che oggi chiamiamo Rancore; quest’ultimo tiene per il braccio una giovane donna, la Calunnia, attorniata da Insidia e Frode che le stanno nel frattempo acconciando i capelli.

La Calunnia stringe in una mano una fiaccola senza fiamma, che simboleggia la falsa conoscenza, mentre con l’altra mano trascina per i capelli il calunniato. Quest’ultimo supplica, con le mani giunte, il giudice Re affinché comprenda la verità della situazione e della sua condizione.
Ovviamente il Re non può capire, le orecchie d’asino glielo impediscono, e i vari sentimenti negativi che fanno a gara quasi spintonandosi per conquistare la sua attenzione, gli impediscono di scorgere più in là la figura di una misteriosa donna anziana vestita di nero.

Questa donna rappresenta il Rimorso. Non guarda in direzione del Re, ma verso l’ultima figura del quadro, posta alla estrema sinistra della rappresentazione: una bellissima donna, nuda, dipinta nel gesto di indicare il cielo, unica fonte di giustizia e di verità. La donna rappresenta allegoricamente la “nuda veritas” e sta quasi nascosta accanto ad una colonna.

La sequenza di figure che Botticelli mette in scena può essere raccontata come una storia di oggi, in cui Re Mida è il simbolo di ognuno di quegli stolti, vittime delle proprie passioni e sentimenti volgari, che prestano fede a “false notizie” della rete, giudicando senza essere capaci di “vero ascolto”. Peggio è il calunniatore, che armato di falsa conoscenza e di rancore, scatena gli imbecilli che imperversano nel web contro vittime innocenti, che inutilmente chiedono clemenza.

La verità agli occhi di queste persone rimane nascosta, latente; perché ignoranza, falsità e sospetto hanno buon gioco ad offuscare le loro deboli menti. Perché incapaci di equilibrio e di approfondimento, mancano anche di quel minimo che usualmente distingue la civiltà dalla barbarie.
Questo è il prezzo che dobbiamo pagare per quella libertà a cui non facciamo corrispondere alcuna responsabilità. Nell’era dell’imbecille purtroppo non c’è ragione che tenga, non c’è diritto né verità.

In foto: il dipinto "La Calunni" di Sandro Botticelli, conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze


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Commenti:

ID75967 - 01/05/2018 14:30:54 (olati) olati
Complimenti all'analisi precisa e reale della vera realta 'pericolosa che puo' produrre il Web. L'articolo meriterebbe anche un'ampio spazio su mquotidiani molto diffusi..GRazie e complimenti a L'Eretico .olati


ID75974 - 02/05/2018 21:27:14 (Dru)
La verità nell’era dell’mbecille è essere imbecilli e in pericolo stanno gli intelligenti, sicché i veri imbecilli risultano essere intelligenti.


ID76032 - 11/05/2018 07:47:43 (Pseudosofos) Grazie
Nel primo libro della Retorica Aristotele afferma che colui che ama il vero è simile a colui che sa distinguere le opinioni autorevoli. È probabile che nel mondo in cui ogni opinione pare altrettanto autorevole, cioè fondamentalmente considerata insignificante, anche solo comprendere la differenza fra intelligenza e imbecillità sia una titanica impresa. Grazia a te, Leretico.


ID76035 - 11/05/2018 09:55:56 (Pseudosofos) Suggerimento
Sulla distinzione fra intelligenza e imbecillità mi permetto di suggerire questa considerazione. Mi ritengo imbecille ogni volta che fingo di conoscere ciò che no so per far cedere che abbia ragione. Mi ritengo intelligente ogni volta che mi accorgo di non conoscere qualcosa che mi appare come vero. Che ne pensi Leretico?


ID76037 - 11/05/2018 10:38:05 (Leretico) Proprio così
Associo l’imbecillità soprattutto alla superbia di credere di sapere imponendo questo peedo-sapere agli altri. È l’imbecillità del potere che non esita a condannare perché il suo scopo prescinde dalla verità. Ma è anche quella del chi crede di aver capito e con questo si dota di senso di superiorità con cui disprezzare il mondo. Tutti siamo stati a volte in queste condizioni, compreso me evidentemente, ma cerco sempre di evitare il comportamento di Re Mida, quando riesco. Occorre uno sforzo, pensiero, umiltà che viene dalla ragione, studio. Altrimenti il rischio è di non poter riconoscere le situazioni, le contingenze. C’è dunque una gradazione di imbecillità: al culmine il potere che stritola l’uomo, dall’altro lato gli stupidi che solo per aver letto un concetto credono di aver capito il mondo.


ID76040 - 11/05/2018 14:15:45 (Pseudosofos) Richiesta a Dru
Caro Dru, non sono riuscito a comprendere il tuo aforisma. Che cosa significa per te essere intelligente o imbecille. Quando ti sentì nell’una o nell’altra di queste condizioni? Hai una visione diversa da quella di Leretico che ti va di condividere? A me piacerebbe conoscere ciò che pensi, se ti va.


ID76201 - 31/05/2018 23:09:33 (Dru) Ciao Pseudosofos, scusa il ritardo..
“Che cosa significa” significa dir cosa di cosa o identità del dire e del detto, delle parole e del contenuto di quelle, l’essere.. “cosa significa imbecille” (e non per me) significa anche “cosa è imbecille”. Dicevo dell’identità sopra, allora “cosa è imbecille è l’imbecille della cosa”. Cosa qui dunque va saputo? Va saputo cosa intendiamo Cosa... dunque se per Cosa intendiamo “l’esser nulla” o follia, allora è imbecille chi non è folle o è intelligente, se per ntelligente si intende appunto l’identità e non la contraddizione o follia: nella follia dunque l’imbecille è intelligente e l’intelligente è imbecille... chiedimi oltre se non ti è sufficiente


ID76202 - 01/06/2018 06:38:06 (Dru) Non capire il pericolo significa non comprendere i significati
Dunque affermare semplicemente che in pericolo si è per l'imbecillità presuppone quanto ho scritto il suo significato, altrimenti si resta imbecilli, e basta.


ID76203 - 01/06/2018 06:41:43 (Dru) adesso guardiamo in faccia l'imbecille
Hai parlato di Aristotele e ti sei riferito ad un passo della sua Retorica: "Chi ama il vero è colui che sa..", ecco, questa affermazione dall'apparente ovvietà in Verità nasconde insidie di pensiero che al disattento ascoltatore di Aristotele non appaiono.


ID76204 - 01/06/2018 06:43:47 (Dru) " Chi ama il Vero" cosa significa per Aristotele?
sifnifica (è) chi riconosce l'identità tra le parole dette e il contenuto delle stesse.


ID76205 - 01/06/2018 06:49:56 (Dru) riconoscere è sapere?
il problema sembrerebbe già risolto, ma ti dicevo le insidie si nascondono tra il semplice o quanto a prima vista così appare.. In logica se devo riconoscere significa (è) non so, infatti colui che "deve" riconoscerr è nell'imbarazzo di non sapere e non di sapere "ciò" a cui si avvicina per riconoscere. Problema che lo stesso Aristotele ha sondato nei mini dettagli con la sua Logica..


ID76206 - 01/06/2018 06:53:21 (Dru) Dunque.. e per la Logica
"chi ama il vero" è l'imbecille cioè colui che in origine non sa, altrimenti non avrebbe in sé questa Volontà, semplicemente lo sarebbe, sarebbe il sapere..


ID76207 - 01/06/2018 06:56:13 (Dru) i problemi sembrerebbero risolti per l'identità imbecille e sapere
Premesso che dunque ho qui dato degli imbecilli a color che devono sapere è dunque lo vogliono, mi scuseranno infatti tutti coloro da Aristotele in poi, non è in Verità finita qui, poiché Aristotele si è chiesto come fa un imbecille a "diventare" sapiente. È se lo ha chiesto per l'intera sua vita.


ID76208 - 01/06/2018 07:00:13 (Dru) abbiamo dunque constatato che il Sapiente è l'imbecille e l'imbecille è sapiente.
no? aspetto osservazioni su questi punti basilari per comprendere e non solo tesi che violentano il sapere, come si fa qui con questo...


ID76212 - 01/06/2018 15:12:52 (Dru) ma mi chiedevi anche..che cosa significa "per me" essere intelligente
significa riconoscere la vera identità.


ID76213 - 01/06/2018 15:14:18 (Dru) ma mi chiedevi anche..che cosa significa "per me" essere imbecilli
significa riconoscere la vera identità


ID76214 - 01/06/2018 15:15:24 (Dru) Quando mi sento nell'una o nell'altra condizione?
Quando riconosco la vera identità..


ID76215 - 01/06/2018 15:16:25 (Dru) la visione
la visione è sempre qualcosa di diverso per ognuno, è impossibile il contrario...


ID76216 - 01/06/2018 15:26:00 (Dru) Perché? seguirmi e concentrati
"io guardo il Lago d'Idro" non è e non sarà mai "tu guardi il Lago d'idro". Allo sciocco appaiono due visioni dello stesso, al sapiente appaiono due visioni differenti..


ID76219 - 01/06/2018 18:27:22 (Pseudosofos) Grazie Dru
Caro Dru, grazie della condivisione. Hai un modo molto complesso di esporre ciò che pensi. Ci rifletto su un poco e poi ti dirò che ne penso. Ogni visione è originariamente un punto di vista. Ma la con-di-visione, cioè il mettere insieme (con) due o più (di) visioni soggettive può essere il modo di far venire a galla la verità del dia-logos. Sono contento di questo spazio. Grazie anche a chi lo permette.


ID76231 - 03/06/2018 18:59:10 (Dru)
Ogni visione che è un punto di vista è il punto di vista della visione.


ID76240 - 06/06/2018 09:02:46 (Pseudosofos) Sull’identità fra pensiero e sapienza 1
Caro Dru, se non fraintendo ciò che pensi (cosa che ritengo possibile), a tuo modo di vedere esser sapiente è riconoscere l’identità fra il pensiero di qualcosa è il qualcosa pensato, cioè fra il pensiero e l’essere. Questa vera identità è per te logica. Chi non pensa tale identità è imbecille e, di conseguenza, non logico. Sapiente, intelligente è colui che sa, in ogni circostanza tale immobile Verità. Noto echi parmenidei o sbaglio?


ID76241 - 06/06/2018 09:15:04 (Pseudosofos) Sull’identità fra pensiero e sapienza 2
Rispetto a quanto da te ritenuto per vero, sono concorde nel credere che il pensiero sia sempre pensiero di qualcosa. Ciò che non sono disponibile a credere è che ogni qualcosa sia identico ad altro. Infatti, nel caso di quel “qualcosa” chiamato “sapienza, intelligenza...” non ci può essere tale identità da te postulata. Se uno crede che ci sia identità fra la sapienza cui pensa e il suo pensare tale sapienza, in verità a me appare come stolto, imbecille. E lo è in quanto presuntuoso: identifica la sapienza con il suo pensarla. Invece, chi sa in verità intorno alla sapienza, sa che questa identità immobile è presunta ma non saputa. Chi pensa in verità La Sapienza, sa della non identità fra il suo pensiero e ciò a cui pensa. In questo senso è intelligente, cioè Non presume di sapere ciò che sa solo come presunto. Di fronte alla sapienza


ID76242 - 06/06/2018 09:29:45 (Pseudosofos) Prospettivismo dia-logico
Per questo a me piace il dia-logos e non il logos, la condivisione di punti di vista e non la semplice affermazione del mio proprio. Esser prospettici è essere dialogici. Chi è prospettico non è relativista, semplicemente non è presuntuoso. Il dialogo è la capacità di ri-vedere in forma inedita ed inattesa la verità di cui si è certi nel pensiero altrui. Chi la ritrova in altre menti è colui che sa di non averla nelle tasche buche del suo intelletto. E ogni volta che la ritrova, sa che è la sapienza a ritrovarlo, non lui capace di pensarla adeguatamente là dov’è essa si mette in mostra. A me pare che sia Leretico si sforzi di essere prospettico. Nel tuo sistema di pensiero, invece, Dru, inevitabilmente ciò che pensi lo pensi come vero. Questa è la verità del logos dogmatico, a mio modesto modo di vedere. Grazie della tua disponibilità Dru. E perdona se ho frainteso.


ID76245 - 06/06/2018 14:58:01 (Pseudosofos) Scuse
Leretico e Dru scusate i refusi di battitura. Ci sono, ma non era necessario che ci fossero.


ID76246 - 06/06/2018 17:03:01 (Leretico) Un replica
Analizziamo nel dettaglio le affermazioni di Dru:prima afferma "nella follia dunque l’imbecille è intelligente e l’intelligente è imbecille". Qui per follia intende il nichilismo, il quale crede che la cosa sia nulla. Evidentemente non ha colto il significato filosofico dell'articolo che ho scritto, e decide di interventire (a sproposito) con qualcosa che per lui profumi di filosofia, invece profuma di altro. Poi rinforza: "'chi ama il vero' è l'imbecille cioè colui che in origine non sa, altrimenti non avrebbe in sé questa Volontà, semplicemente lo sarebbe, sarebbe il sapere". Qui giustifica la proposizione precedente, dicendo che dove c'è volontà non può esserci "sapere", perché per chi crede nel divenire nichilistico si deve partire dal non-sapere per arrivare al sapere, ergo chi ama il sapere è nel non-sapere, quindi è imbecille. Sarebbe intelligente allora chi non è nicchilista,


ID76247 - 06/06/2018 17:03:53 (Leretico) continua
perché sa che la cosa non è nulla e questo suo sapere sarebbe originario. Poi vira improvvisamente contraddicendosi (cosa che gli capita spesso):"ma mi chiedevi anche... che cosa significa 'per me' essere intelligente, significa riconoscere la vera identità. ma mi chiedevi anche... che cosa significa 'per me' essere imbecilli, significa riconoscere la vera identità. Quando mi sento nell'una o nell'altra condizione? Quando riconosco la vera identità (qui ha perso definitivamente il contatto con la logica)".Orbene, dopo tutta la prosopopea fatta sul termine "riconoscere" come contraddittorio e perché come volontà sarebbe contraddittorio, Dru afferma che si sente imbecille quando "riconosce" la vera identità. In pratica sta dicendo che se riconoscendo l'identità si sente intelligente, allo stesso modo (e per il medesimo rispetto direbbe Aristotele) si sente imbecille. Mi sembra un'affermazione imbecille (ossia


ID76248 - 06/06/2018 17:04:50 (Leretico) continua
contraddittoria). Ma non limitiamoci alla contraddizione: egli scrive inopinatamente, tanto per buttare parole in libertà, che riconoscerebbe la "vera" identità. Quindi implicitamente vuole dirci che esiste anche una "non-vera" identità da cui la sua comprensione sarebbe in qualche modo (inspiegato) immune. Delle due una: o la vera identità è un mistero solo a lui noto, e allora ci sveli il segreto di questa suo superiorità cognitiva se è in grado, altrimenti dovrebbe imparare la strategia di mettere più righe tra una affermazione e la sua contraddizione. Non che questa strategia abbia qualcosa di intelligente, ma è meno imbecille di quella che attualmente segue.


ID76249 - 06/06/2018 17:05:27 (Leretico) continua
Approfitto infine di questo spunto di Pseudosofos per aggiungere che Dru è fermamente convinto di dispensare verità come il contadino che semina un campo, ma non si avvede (e non sono bastati anni di avvertimenti da parte mia), che nel tentativo di dire sempre il contrario di quanto io affermo, e solo per il gusto tafazziano di dire il contrario, cade in contraddizioni tanto più banali quanto più si sforza di darmi contro. Gli chiedo: il tuo affermare che "riconosce" l'identità non è forse una volontà? L'affermare a destra e a manca di essere un grande filosofo (almeno fino a qualche mese fa diceva solo di essere filosofo, adesso afferma di essere diventato "grande" filosofo) non è forse una volontà? E come tali, queste volontà, sono contraddizione (ossia sono imbecillità).


ID76250 - 06/06/2018 17:05:54 (Leretico) continua
Concludo riprendendo il primo commento che ha messo al mio articolo: "La verità nell’era dell’imbecille è essere imbecilli e in pericolo stanno gli intelligenti, sicché i veri imbecilli risultano essere intelligenti". A parte la punteggiatura sviante, quando c'è, alla luce di quanto appena espresso da me sopra, si può capire l'insipienza dell'intervento, ma se non fosse ancora del tutto chiara questa insipienza aggiungo: purtroppo Dru ha le idee molto confuse sulla filosofia severiniana. Gli paicerebbe fosse una spada per annichilire (nichilismo questo allo stato puro) i suoi interlocutori, ma è in grado solo di fare male a sé stesso. Infatti Severino afferma esplicitamente che il cotenuto di una volontà non diventa verità solo per il fatto che tale volontà è contrapposta ad un'altra volontà in una disputa filosofica. Questo semplice, banalissimo, concetto non gli entra in testa.


ID76251 - 06/06/2018 17:06:23 (Leretico) continua
E ciò perché non ha capito gli elementi essenziali del pensiero di Severino. Quello che ha in testa è una contorta teoria che pesca qua e là negli scritti severiniani, dove sembra a lui necessario quando si tratta di voler controbattere l'interlocutore. Contraddizione della contraddizione.Ma Non ci distraiamo, andiamo qui più in profondità: se si dice che i veri imbecilli sono gli intelligenti, si vuole (si vuole!) affermare che quelli che dicono di aver capito in fondo non hanno capito e gli si propone (si propone con un'altra volontà) la verità che essi non hanno inteso. Non è forse questa una ulteriore volontà? Non è quindi contraddizione, proprio ciò che con tanta enfasi si è voluto stigmatizzare?


ID76252 - 06/06/2018 17:06:53 (Leretico) continua
Si potrebbe in vero obiettare che anche queste mie parole sono una volontà e dunque non colgono il bersaglio. Non sto forse anch'io proponendo una verità? Non sono anch'io, così facendo, in contrddizione? Ebbene no! Perché ho spiegato ed ho affermato sin da subito che la mia è una volontà che non pretende di essere vera. Ma anche se non pretendo che la mia volonà sia verità, ciò non implica assolutamente che la proposizione contraria alla mia per ciò stesso sia vera. Ossia ripeto: non è vera la proposizione di Dru perché io qui concedo che anche la mie affermazioni sono volontà e quindi contraddizione. Come si esce dalla doppia (quando va bene) contraddizione in cui cade Dru?


ID76253 - 06/06/2018 17:07:22 (Leretico) continua
Si deve ragionare con umiltà, ossia con l'intelligenza che sa che la volontà è contraddizione, che sa che ogni scelta è volontà e quindi che ogni scelta è contraddizione, che mette alla pari la volontà altrui, come la propria. Solo così si possono riconoscere le "tracce" della verità, che pure esiste (ed esiste perché la contrddizione esiste, perché l'errore esiste). Altrimenti si rimane, come accade a Dru, nell'imbecillità.


ID76255 - 06/06/2018 20:19:25 (Dru) Caro psedofosos
Bisognerebbe capire cosa intendi tu per identità. Solo se intendi identità di pensiero e pensato allora puoi pensare qualcosa, altrimenti come è possibile? Pensare qualcosa significa del qualcosa il pensiero o pensare è qualcosa solo se è il qualcosa del pensiero. L’identità non è lo stesso o l’esser lo stesso è dello stesso l’essere.


ID76256 - 06/06/2018 20:22:43 (Dru)
“Se uno crede che ci sia identità fra la sapienza cui pensa e il suo pensare tale sapienza, in verità a me appare come stolto, imbecille. E lo è in quanto presuntuoso: identifica la sapienza con il suo pensarla.” Dici, eppure se rifletti l’imbecille dev essere proprio il contrario di quanto affermi, rifletti.


ID76257 - 06/06/2018 20:36:17 (Dru)
Cosa significa presumere in il pensiero è sempre pensiero di qualcosa? Rifletti


ID76271 - 07/06/2018 21:46:57 (Dru) Leretico?
Boh.. scusami, ma sono stanco di spiegarti..


ID76273 - 07/06/2018 22:03:09 (Dru) L’identità (pseudosofos)
.. dello stesso sono i differenti. A=A non è A. Di A=A lo stesso è A=A. Di A=A l’identità è A=A = A=A.


ID76274 - 07/06/2018 22:17:44 (Dru) L’identità
L’albero è verde non è l’albero. Di “l’albero è bello” lo stesso è “l’albero è bello”. Di “l’albero è bello” l’identità è “l’albero è bello è il bello (è) dell’albero” e così per tutto..


ID76275 - 07/06/2018 22:23:10 (Dru)
L’albero è verde o l’albero è bello sono esempi presi a pretesto per mostrarti l’identità vera...


ID76276 - 08/06/2018 04:14:18 (Dru) Allora..
Quando riconosco di “essere imbecille” significa vedo l’identità. Che imbecille che sono esclama la Verità dell’imbecille. Quando riconosco di “non esser imbecille” significa vedo l’identità. Che intelligente che sono esclama la Verità dell’intelligente. Cioè qui imbecille e intelligente son momenti dello stesso, l’identità. Per chi conosce la vera identità di “l’albero è l’albero”, “l’albero è l’albero” non è vera identità, sicché chi lo affermi è un imbecille (è in errore), che significa voler dell’identità vera farne un momento, perché “che l’albero sia albero” è momento distinto “dell’albero che è albero”. Infatti che “l’albero sia albero” non è “l’albero”, non è la


ID76277 - 08/06/2018 04:27:55 (Dru)
stessa cosa. Riconoscere la vera identità non significa in filosofia costruirla, ma affermarla. Chi costruisce identità, in verità non fa nulla, o fa il nulla, in quanto che dell’”albero sia verde” identifica una pianta, l’albero, ad un colore, il verde. Sicché annichilisce l’un sull’altro, dice che l’albero non è albero ma è verde e che il verde non è verde ma è l’albero. Dice che l’albero (che è albero) non è l’albero, ecc.. La vera identità? Adesso dovresti avere i mezzi per scriverla... Leretico dopo 7 anni di inutili confronti ha ancora lacune tali sull’argomento che non credo abbia la soluzione.. penso dunque che sia (affettuosamente) l’imbecille dell’identità.


ID76278 - 08/06/2018 04:46:22 (Dru) Così non solo quando riconosco di essere imbecille, ma anche quando riconosco l’imbecille.
Infatti se 2 2 fa 4 all’imbecille che dice che fa 5 gli si dice dunque di riconoscere l’identità. Cosi tra me e l’imbecille che riconosciamo che 2 2 fa 4 si costituisce l’identità, mentre se l’imbecille insiste a dire che fa 5 a riconoscere la sua imbecillità sono io e lui crede, se non appare ad esso la sua imbecillità, lo stesso di me.


ID76279 - 08/06/2018 04:55:10 (Dru) Se uno crede che ci sia identità fra la sapienza cui pensa e il suo pensare tale sapienza, in verità a me appare come stolto, imbecille..
..dici. Eppure deve esserci questa identità perché si costituisca vera sapienza.. Non credi?


ID76280 - 08/06/2018 05:00:29 (Dru) Affermi il contrario
.. proprio perché non pensi alla vera identità di sapienza e pensiero della sapienza, e dunque separi il pensiero (anche dello stolto) dal pensiero della sapienza. Il pensiero della sapienza è (quella) la sapienza del pensiero.


ID76281 - 08/06/2018 05:06:55 (Dru) Dunque
Se uno pensa che ci sia identità fra la sapienza cui pensa e il suo pensare tale sapienza, in verità a me appare come intelligente.


ID76282 - 08/06/2018 05:18:25 (Dru) Potrei azzardare che resti in una dimensione teologica dell’identità
Tale per cui la sapienza resta sempre oltre ciò che “ti” appare. Ma questa sudditanza dell’identitario a ciò che egli chiama la vera identità che è “oltre” se stesso, mostra una metafisica inautentica. È vero, ciò che appare non appare in totalità, la totalità si presenta come non totalità, ma questa verità non è teologica, ma logica.


ID76283 - 08/06/2018 05:24:25 (Dru) Dunque cosa significa capirsi?
Essere in identità.


ID76284 - 08/06/2018 05:25:31 (Dru) E cosa significa non capirsi?
Essere in identità. Infatti per non capirsi almeno questo bisogna capire.


ID76285 - 08/06/2018 06:24:24 (Dru) Lo stolto
semplicemente ignora la dimensione totalizzante (ignora l’identità), complessivamente resta insieme la dimensione totalizante (è insieme l’identità).


ID76286 - 08/06/2018 06:26:21 (Dru) Leretico è stolto
.. ma è.


ID76287 - 08/06/2018 06:26:58 (Dru)
;-)


ID76289 - 08/06/2018 16:09:54 (Leretico) il vero imbecille e la vera identità
Prima Dru scrive: "Ma mi chiedevi anche...che cosa significa 'per me' essere intelligente significa riconoscere la vera identità. Ma mi chiedevi anche..che cosa significa "per me" essere imbecilli significa riconoscere la vera identità. Quando mi sento nell'una o nell'altra condizione? Quando riconosco la vera identità". Ho già spiegato in dove sia la contraddizione.Poi resosi conto di aver scritto una stupidaggine cerca di correggere e scrive: "Quando riconosco di 'essere imbecille' significa vedo l’identità. Che imbecille che sono esclama la Verità dell’imbecille. Quando riconosco di 'non esser imbecille' significa vedo l’identità".


ID76290 - 08/06/2018 16:10:24 (Leretico) continua
A parte l'italiano infelicissimo a cui ci costringe, è chiaro che le prime cose che ha scritto sono diverse dalle seconde. In questa seconda versione infatti afferma un "riconoscere" in prima istanza di "essere imbecille" e in secocnda istanza "di non essere imbecille". E' chiaro allora che è sempre lo stesso riconoscere che parla, consapevole dei due versi della medaglia. Tuttavia tale "riconoscere" non si libera dalla contraddizione della volontà, perché ammette di partire da uno stato di coscienza in cui il noto ancora non era noto, il conosciuto ancora non è riconosciuto. Rimane una contraddizione. Ciò che Dru non sa dire, perché non ha compreso, è cosa sia il sapere.


ID76292 - 08/06/2018 16:16:36 (Leretico) continua
Non ci riesce perché non sa conciliare l'io empirico (del mortale) con il sapere immediato, ossia con il noto per sé e non per altro. Non capisce il nesso tra questi due ambiti, e crede che sia un io empirico, il suo io contraddittorio, a potere con volontà riconoscere l'identità, ossia la struttura originaria del destino della verità. E' vittima del suo concetto di potenza, tanto da esserne annebiato. Nasconde il bluff, fa il furbetto cercando di cambiare le carte in tavola, come si è visto, con giochi di parole mal riusciti, frasi zoppicanti, proposizioni straziate e sgraziate come pur cic tocca vedere. Tutto inutile, il sapere è altrove.


ID76293 - 08/06/2018 17:29:14 (Pseudosofos) Mi pare di saper riflettere...
Caro Dru, visto che mi domandi cosa credo, credo che non ci sia logica in ciò che dici (anche se lo presumi), perché non ti accorgi di postulare qualcosa che è in se stesso contraddittorio. Il principio logico di identità (A=A), non è da te considerato anche principio ontologico dell'identità (infatti affermi che l'esser A è diverso da A=A). Ora, la proposizione logica 2 2=4 non vuol dire nulla se ontologicamente 2 è diverso da 2, come tu sostieni. Infatti, o c'è corrispondenza (e non identità) tra l'esser ontologico del 2 e il principio logico che lo pensa (2=2) oppure nemmeno 2=2 può essere logicamente affermato. Siccome "l'esser della sapienza" non è come "l'essere del 2", giustamente Leretico ci aiuta a comprendere che per poter affermare l'identità logica fra ciò che si pensa essere la sapienza e ciò che è l'essere della sapienza (A=A), bisognerebbe conoscere che


ID76294 - 08/06/2018 17:39:24 (Pseudosofos) Mi pare di saper riflettere...
cos'è l'essere sapienza (A). Tu cosa pensi sia la sapienza? Sai rispondere? Perché se la tua risposta è solo che la "sapienza è la sapienza" (tecnicamente questa è una tautologia in logica) tu poni col pensiero un'identità ma un'identità che non ha alcuna corrispondenza con l'essere qualcosa di qualcosa. Se dici che non sai rispondere, corrispondi a ciò che io e Leretico pensiamo, cioè che non ci può essere identità fra ciò che si pensa esser sapienza e ciò che è sapienza. Se rispondi qualcosa di diverso dalla tatutologia identitaria da te posta, inevitabilmente ti contraddici. Leretico non è stolto, ci vede bene perché giustamente non crede (come del resto anche io non lo faccio) alle tue presunte spiegazioni. In effetti, entrambi risultiamo stolti ai tuoi occhi perché non comprendiamo ciò che ci spieghi. E meno male che non lo comprendiamo! Con simpatia e


ID76295 - 08/06/2018 17:45:21 (Pseudosofos) Mi pare di saper riflettere...
bontà. Credo Dru, che tu sia intrappolato nell'autoreferenzialità del tuo pensare. Ma sono comunque contento che dialoghi. Ti posso chiedere se sei disposto a credere che la verità possa venire da un pensiero che non sia il tuo? Grazie.


ID76296 - 08/06/2018 19:59:03 (Dru)
Caro Pseudosofos, credevo tu fossi diverso da Leretico, non che tu fossi lo stesso.


ID76297 - 08/06/2018 20:01:30 (Dru)
Pseudosofos, hai detto una scarica di scemenze, come fa di solito Leretico.. non c’è dubbio alcuno che sei lui


ID76298 - 08/06/2018 20:06:23 (Dru)
Come lui non ascolti affatto e ti butti n cose più grandi di te e come lui non rispondi affatto con pertinenza e già sopportavo gli enormi difetti de Leretico, cosa è un incubo?


ID76299 - 08/06/2018 20:09:37 (Dru) No Pseudosofos o Leretico
Tu rispondi prima e poi forse continuerò con te, ma se dico cielo e tu mi dici che non è cielo, è freddo, allora lasciamo perdere...


ID76300 - 08/06/2018 20:21:34 (Dru) Comunque ti ho risposto
Perché affermi il contrario? Capirsi o esser sapienti significa esser in identità. Perché dici che non ti ho risposto? Ma capisci? Poi la tautologia non è uno sputo in faccia in logica...


ID76301 - 08/06/2018 20:25:30 (Dru) Se affermo nella scienza che domani fa bello
, e domani fa bello, questo dir qualcosa di qualcosa è 1 cioè si dice che nel calcolo probabilistico l’affermare e l’affermato sono in logica una tautologia.


ID76302 - 08/06/2018 20:29:46 (Dru)
Se dico che “il cielo è bello” tu pensi (ma te l’ho scritto, sei un testone?) che sia una contraddizione in quanto non dico che “il cielo è cielo” (tautologia), e dunque per forza unisci i differenti in quanto non riconosci la vera identità di ciò che ho detto.


ID76303 - 08/06/2018 20:30:59 (Dru) Il cielo è bello.
Il cielo è bello è il bello del cielo. Vera identità.


ID76304 - 08/06/2018 20:31:38 (Dru) Mannaggia che mi tocca rispondere
.. a due stolti ora.


ID76305 - 08/06/2018 20:34:41 (Dru) Comunque su queste questioni in idenrità
Chiedi a Leretico, avrà letto almeno i primi tre capitoli de La Struttura Originaria?


ID76306 - 08/06/2018 20:40:27 (Dru) Non arrabbiarti pseudosofos
Con me non la puoi spuntare.. ma se vuoi provarci, almeno impegnati, altrimenti mi stufo.


ID76307 - 08/06/2018 20:47:25 (Dru) Chiedo io a te
Cosa significa identità? Ma prima rifletti sopra e pentiti.


ID76308 - 08/06/2018 20:51:11 (Dru) Ad esempio
Significa essere imbecilli


ID76309 - 08/06/2018 20:51:42 (Dru)
Significa essere intelligenti


ID76310 - 08/06/2018 20:52:02 (Dru)
Significa essere alberi


ID76311 - 08/06/2018 20:52:16 (Dru)
Significa essere verdi.


ID76312 - 08/06/2018 20:53:00 (Dru)
Significa ...


ID76313 - 08/06/2018 20:56:06 (Dru)
E cosa Significa significa.. ?


ID76314 - 08/06/2018 20:56:59 (Dru)
Cominci a scorgere la vera identità? Non è facile, soprattutto per un pseudosofos


ID76315 - 08/06/2018 20:59:27 (Dru) Significa
Significa essere insieme ..


ID76316 - 08/06/2018 21:11:24 (Dru) Che cosa significa albero?
Che la cosa è insieme albero.


ID76317 - 08/06/2018 21:12:21 (Dru) Che cosa significa imbecille?
Che la cosa è insieme imbecille.


ID76318 - 08/06/2018 21:12:35 (Dru)
Ecc,,


ID76319 - 08/06/2018 21:18:46 (Dru) Dunque
Quando noi diciamo un significato, intendiamo saperlo.


ID76320 - 08/06/2018 21:22:12 (Dru) Questa
è l’identità.


ID76322 - 08/06/2018 21:38:06 (Dru)
.. di pensare ed essere.


ID76323 - 08/06/2018 23:19:22 (Pseudosofos) Ciò su cui siamo d’accordo.
Vedi Dru io e te siamo d’accordo su alcuni punti: che a te appaio stolto e imbecille. Che ti appaio simile all’eretico (cosa che io considero onorevole). Ma non serve che ti arrabbi molto se due che consideri imbecilli non ti capiscono. Si può vivere anche sopportando chi ti appare imbecille. Non credi? Se ritieni che pensare e essere siano sempre identici, che problema ti fa se per te la cosa che io sono è insieme imbecille? Dovresti esser contento, non affranto o disperato di aver incontrato un vero pseudosofos. Mi spiace che ciò che scrivo ti genera fastidio. Non voglio essere scortese. Per questo dopo questo mio commento non scriverò più qui.


ID76327 - 09/06/2018 08:32:59 (Dru)
Non sono affatto arrabbiato, vorrei (mannaggia questa volontà) aiutarti a capire quello che vedo, ma sembra davvero impossibile, come afferma un maestro di questa che è la prima disciplina. Che tu sia Leretico o suo Padre non mi offende, non sono le persone che possono offendere per me. Ciò che scrivi non mi dà fastidio particolare, ne ho lette di molto più triviali da altri e anche qui se per questo.


ID76328 - 09/06/2018 08:34:19 (Dru) Tu sei imbecille significa (è insieme)
Tu non hai compreso l’identità che d’altra parte ti comprende.


ID76329 - 09/06/2018 08:39:03 (Dru) Perché non la comprendi l’identità che d’altra parte ti comprende?
Perché il linguaggio che testimoni dell’essere è tutto rivolto a contrastarlo l’essere. Ontologia del linguaggio.


ID76330 - 09/06/2018 08:42:59 (Dru)
Non ti mpedisco di dir la tua e mai lo farò, dovresti intuire che ti sopporto al contrario, ti leggo? Sai io invece scriverò ancora qui proprio per hé al contrario comnque ti rispetto.


ID76331 - 09/06/2018 08:47:45 (Dru)
2 più 2 fa 4 e non 5, e lo fa anche per te che “dici” 5.


ID76332 - 09/06/2018 08:52:46 (Dru) In questo scritto Leretico non comprende, perché non ne ha gli strumenti...
, perché mai affronta da quale punto di vista parte il suo ragionamento. Se il mondo è degli imbecilli allora è percoloso per gli ntelligenti. Se il mondo è degli intelligenti allora è pericoloso per gli imbecilli e ontologicamente se è allora non può diventare altro da sé. Dunque nessun pericolo per gli imbecilli nel mondo degli imbecilli.


ID76333 - 09/06/2018 08:55:06 (Dru) Lui suscita “emozioni”
Con parole vuote di significato, d’altra parte le parole hanno un significato e io sono qui per farglielo comprendere..


ID76338 - 09/06/2018 16:48:10 (Dru) Id76290
.. lo ammetti tu, la Verità di quelle esclamazioni, che sono un tentativo di mostrare a stolti dove lo sono, no.


ID76339 - 09/06/2018 17:02:33 (Dru) Ma torno a pseudofosos
Che differenza scorgi tra corrispondenza ed identità? Capirai che per dirlo devi stare in identità, il sapiente sa questo.


ID76374 - 12/06/2018 10:40:01 (Pseudosofos) Risposta ad una domanda
Siccome mi chiedi che differenza colgo fra identità è corrispondenza, provo a risponderti (certo è curioso che tu ponga una domanda ad uno che ritieni stolto). Il concetto di identità (o principio di identità) afferma che ogni cosa (reale o pensata) è identica a se stessa, ovvero negante il suo contrario. Il principio di corrispondenza, invece, afferma che, dati alcuni presupposti considerati indubitabili, ad una cosa se ne relaziona un’altra che è diversa (es. il principio di causa-effetto). La formula logica astratta del principio di identità è A=A; la formula logica astratta del principio di corrispondenza è “A quindi B”. Il concetto matematico di funzione esprime bene il principio di corrsipondenza.


ID76376 - 12/06/2018 10:47:36 (Pseudosofos) Risposta ad una domanda 2
Su un aspetto sono d’accordo con te Dru: senza pensare il principio logico di identità è impossibile pensare quello di corrispondenza. Ma mi sembra davvero una follia razionale sostenere, come fai tu, che tutto sia giustificabile solo con il principio di identità. Questa follia, a mio modesto modo di vedere, come provavo a comunicarti, sta nell’identificare il piano logico con quello ontologico. Mentre, a mio giudizio, sono distinti e possono essere corrispondenti. La logica è la struttura cui corrisponde il mondo, insegna Wittgenstein. Ma che la Logica sia, il mondo sia, ed essi possano corrispondersi, questo è mistico, cioè un mistero affascinante che certo può essere inteso ma non compreso. Mi scuso se le mie ti appariranno come vuote parole di un imbecille.


ID76387 - 12/06/2018 14:10:05 (Dru)
ritieni dunque che il principio d'identità implica il principio di corrispondenza, e dunque la corrispondenza è forma d'identità. dunque mi stai dando ragione... Quando ad una cosa se ne relazione un'altra siamo in identità opposizione. Che tutto sia giustificabile con la sola identità non l'ho scritto io ma lo hai scritto tu. E' invece vero che "tutto é" è in identità e opposizione. Il fatto che alcuni principi siano distinti e corrispondenti è una forma di identità opposizione. e questo non va compreso è immediato..Non scusarti, queste mi appaiono parole sensate.


ID76388 - 12/06/2018 14:20:30 (Dru)
.. di certo non mi farai dire che l'ontologia si fonda sulla logica, perché non è vero, è vero invece che dove l'essere non appare, là l'essere è "regolato" dalla logica.. e questo per un principio di buon senso, come affermava Russell..


ID76389 - 12/06/2018 14:23:46 (Dru)
ma il principio d'identità non è un principio logico...


ID76391 - 12/06/2018 14:29:31 (Dru)
.. è un principio ontologico.


ID76394 - 12/06/2018 14:38:42 (Dru)
riguarda proprio l'essere..


ID76420 - 13/06/2018 10:14:16 (Pseudosofos) Ancora intorno al principio di identità
Esistono nella storia della filosofia due formulazioni del principio di identità. Una ontologica ed una logica. Quella ontologica afferma che ogni ente è ciò che è. O meglio che l’essenza di ogni ente (ciò per cui un ente è questo è non anche quello) è individua. Ogni ente è individuo, cioè non identico ad altro.Corrispondente a questo principio d’identità ontologico è quello logico. Secondo Il principio d’identità formulato logicamente, ogni ente pensato è identico a sè in quanto pensato e contemporaneamente contrario a ciò che è non attualmente pensato identico nelle stesse circostanze e per lo stesso rapporto. A me pare evidente che la formulazione logica del principio di identità sia possibile non in quanto la logica è identica all’essere non logico, ma in quanto all’essere ontologico corrisponde (miracolosamente)


ID76421 - 13/06/2018 10:31:16 (Pseudosofos) Ancora intorno al pricipio di identità 2
l’essere logico. Perciò affermare che una cosa corrisponde ad un’altra, non è affermare che sia identica ad un’altra, cioè ci sia identità fra le due. Per affermare che A corrisponde a B, devo pensare che A e B siano diversi, non in identità. Per questo Dru a te sembra di avermi compreso e che io dica cose sagge ultimamente, ma in realtà ciò che io percepisco in te è una grande confusione nel pensare. Ma, è solo una mia impressione.


ID76430 - 13/06/2018 14:24:55 (Dru)
.. a me pare che il confuso invece sei tu, cosa significa che A è in funzione di B? significa che A è in identità con B. Non solo caro Pseudofosos A=B dice dei diversi che sono in identità, ma anche A=A dice lo stesso, in quanto il primo A non è vermenete il secondo A. tu riduci l'identità a A=A perché appunto non conosci l'identità e per questo dici a me di essere tautologico. Mi ricordi mio cugino che diceva agli altri di esser "olana", ha lui le orecchie a sventola.


ID76431 - 13/06/2018 14:27:41 (Dru)
così come Leretico quando dice cose di me che non dico, adesso ci sei tu che mi dai del tautologico perché non conosci il principio d'identità.. GUarda che nel tempo delle streghe le streghe esistevano davvero nelle menti malate di alcune dottrine di fede... e invece gli stregoni e le streghe le vedevano solo loro..


ID76432 - 13/06/2018 14:31:16 (Dru)
.. ah, no che qualcosa corrisponda significa che non corrisponda, hai ragione tu... dai Pseudofosos che puoi fare di meglio...


ID76433 - 13/06/2018 14:42:48 (Dru) caro Pseudofosos
cosa significa che una cosa sia identica ad un altra? significa per caso che sia lo stesso per te?


ID76434 - 13/06/2018 14:43:28 (Pseudosofos) La caparbietà di Dru
Se dico che x=3 e y=3 ergo x=y. Principio logico di identità.Se dico che ad ogni x corrisponde 2y, dico che se x=2 ergo y=4, cioè x diverso (non identico come tu pensi) da y. Questa è corrispondenza, funzione logica. Un ripasso di matematica magari?Se non fraintendo, tu vuoi che 2=4. E pensi che sia ragionevole. Ciò che confondi è il piano logico con quello ontologico. Ontologicamente è vero che 2=3=x=y, cioè tutto è “numero”. Ma, allo stesso modo in cui la metafisica pitagorica non è la matematica, la metafisica severiniana non è la logica.Ma continua a volere che sia così, se ti va. Magari troverai qualcuno che, prima o poi, non conoscendo nè la logica, nè la matematica, nè la filosofia, ti darà ragione perché gli stai simpatico. Te lo auguro, se è ciò che desideri.


ID76438 - 13/06/2018 14:56:04 (Dru) la stoltaggine di Pseudofosos
se dico che x corrisponde 2y non dico che a x non corrisponde 2Y. Si fraintendi l'identità che non è la sola corrispondenza (sua forma appunto). dunque se dico che ad x corriponde 2y affermo che se dico x=2 ergo y=4 e non 6 10 25 - 136. Principio d'identità appunto.


ID76439 - 13/06/2018 14:58:04 (Dru)
se dico d'altronde che X=3 e Y=3 dico che X=Y ma non che X=X e Y=Y


ID76440 - 13/06/2018 15:03:37 (Dru)
Poi ora sto lavorando, ma se vuoi giocare con queste cose ci sentiamo stasera che ti distruggo (per simpatia s'intende)... sono un logico..


ID76444 - 13/06/2018 16:29:22 (Pseudosofos) Che logico sei?
X=Y perché 2=2, non perché X=X; se X=4 e X=3, 3=4 perché X=X (identità). X diverso da Y se è solo se il valore di X non è quello di Y; 2 non è 4 perché X diverso da Y, ma a 2 corrisponde 4 se X=2Y (funzione).Ma si sa, ciò che affermi è per te uguale al vero. Perciò è vero ciò che Dru afferma è l’affermazione del vero di Dru. Questa è la tua logica, a cui corrisponde il tuo mondo. Hai letto il Piccolo Principe? Mi sembri il re solitario di uno dei pianeti da lui visitati.


ID76449 - 13/06/2018 21:01:59 (Dru)
nemmeno il primo A è il secondo A in A=A e allora? come la metti?


ID76464 - 14/06/2018 12:52:27 (Dru) se X=4 e X=3
..allora X è uguale (è in identità o è insieme) a X ma 3 è diverso (in identità dunque dell'esser differenze) da 4. Ma 3 in quanto X è identico a 4 in quanto X e 3 in quanto 3 è diverso (in identità dunque dell'esser differenze) a 4 in quanto 4. ecc...


ID76465 - 14/06/2018 12:54:57 (Dru)
se 2 non è 4 perché numeri dunque, tuttavia sono identici perché essenti. La loro corrispondenza non diviene da un postulato giustapposto al principio d'identità o perché lo dichiari tu, ma proprio in principio d'identità.


ID76466 - 14/06/2018 12:58:29 (Dru)
la corrispondenza di 2 e 4 a X=2Y non deriva da un principio di causa, come credi tu fin qui e basta, ma da un principio anapodittico, in quanto per inferenza ogni corrispondenza appare come carattere dell'identità, altrimenti dire che 2=X è 4=y se x=2Y quando lo si dicesse indipendentemente da quell principio, non si direbbe che nulla... e ti domanderei, che stai dicendo scusa?


ID76468 - 14/06/2018 14:22:48 (Dru)
hai fatto il passino ????


ID76469 - 14/06/2018 14:23:03 (Dru)
mi ringrazi per questo??


ID76470 - 14/06/2018 14:23:20 (Dru)
illogico??


ID76471 - 14/06/2018 14:24:48 (Dru)
Poi chiedi a Leretico migliori spiegazioni che lui di chiodi ne ha fatti tanti e sa della SO e di Tautotes.. :-).. dura aver pazienza con il gregge..


ID76474 - 14/06/2018 15:10:16 (Pseudosofos) Grazie Dru
Perché ogni volta che esponi ciò che pensi, confermi in me la convinzione che la visione dell'essere (cioè della logica, perché per te la logica è l'essere) dell'eleatismo è proprio assurda.Chiederò volentieri a Leretico spiegazioni su ciò che pensi esser logico. Tieni conto però che, se mi dici così, ammetti, comunicando con me, che non sei in grado di mostrarti logico da solo. Va bene! Leretico mi aiuti per favore, come vuole Dru? Grazie.


ID76475 - 14/06/2018 15:26:07 (Dru)
La mia era ironia, ma nuovamente Pseudofosos hai detto cose molto intelligenti nel tuo ultimo, dunque mi tocca tenerti come colui che è idiota e è intelligente, come è possibile? indaga e scoprirai che lo è, eccome....


ID76476 - 14/06/2018 15:27:54 (Dru)
anche io sono idiota spesso, ma mai mi capita con voi e questo rischia di farmi apparire (a me stesso) troppo potente, poi mi dà alla testa.


ID76477 - 14/06/2018 15:36:00 (Dru)
La mia era ironia quando ti ho detto di chiedere a Leretico, se vuoi sapere qualcosa devi chiedere a me non a Leretico


ID76488 - 14/06/2018 17:47:26 (Pseudosofos) Mi scuso
Perdonami Dru, in effetti non mi sono accorto della tua ironia. Può succedermi di non comprendere. Tante volte mi succede, sia con te che con alcuni altri. Ma per ora, mi pare che l'incomprensione non accada fra me e Leretico. Se sei idiota spesso, ti posso chiedere quando ti sembra di esserlo?


ID76490 - 14/06/2018 18:08:09 (Dru) vediamo se capisci
Un giorno ero su un passo di Essenza del Nichilismo e se non erro ero a pag 28 di quel meraviglioso testo e mi capitò di incontrare questa proposizione: qualcosa non è è proposizione contraddittoria, mentre per l'eleata la proposizione contraddittoria è "qualcosa è" ti senti idiota tu a pensare che dire qualcosa non è è dire dell'impossibile?


ID76491 - 14/06/2018 18:09:09 (Dru)
se non ti senti idiota allora credimi, sei un idiota. Come mi sentii io quando esclamai Eureka..


ID76493 - 14/06/2018 18:27:58 (Pseudosofos) Ti posso capire
Se mi chiedi: puoi capire come mai gli eleati si sentono idioti quando affermano la contraddizione "qualcosa non è", ti posso rispondere: certo che ne capisco la ragione! E' semplice: gli eleati non accettano il concetto di ente determinato (cioè essenza individua), cioè il principio di identità ontologico. Gli eleati identificano l' "è" della copula del predicato nominale (cioè l'atto d'essere) con l'essere di quel qualcosa (cioè l'essenza determinata) pensato non esistente. Perciò non riescono a pensare che "non è" si riferisce solo all'essenza e non all'atto d'essere dell'ente determinato. In altre parole non intuiscono che per dire di un ente che è qualcosa (di determinato) bisogna al contempo affermare che "non" si identifichi con altro di determinato, anche se entrambi sono in atto d'essere. Tutto qua.


ID76494 - 14/06/2018 18:30:46 (Dru)
non esagerare ora con l'erudizione, resta nell'infuizione, si può dire che qualcosa non è per te?


ID76495 - 14/06/2018 18:32:28 (Dru)
non ho detto Marco o la Pianta ma ho detto qualcosa.. (e qui vorrei xhe tu cominciassi ad essere un poco più filosofico e meno poetico e capissi quando parlo di cose e quando invece dico di alberi..


ID76496 - 14/06/2018 18:35:36 (Dru)
ci sono anche altre persone che ci ascoltano e troppa erudizione rischierebbe di mancare il bersaglio.


ID76497 - 14/06/2018 18:36:34 (Dru)
mi chiedevi quando mi sentivo idiota, ebbene quando Severino mi indicava la vera identità e non l'impossibile identificazione eleata.


ID76498 - 14/06/2018 19:23:14 (Pseudosofos) Quando si può dire per me qualcosa non è
Lo si può dire quando affermo che "qualcosa non è (mai) indeterminato". Per esempio, quando dico che "l'albero non è il PC", ovvero quel qualcosa che è l'essente albero, per essere tale, cioè qualcosa di determinato (principio d'identità ontologico) non può essere anche al contempo l'essente tavolo, o l'essente PC, ecc... Se invece, come pensano gli eleati, di cui Severino è re-interprete, l'essere è indeterminato, allora capisco perché ti senti idiota davanti a ciò che Severino dice. E mi fa divertire che pensi che esser filosofo sia sentirsi idiota di fronte a ciò che Severino ha scritto. Ogni ente (ogni cosa) è qualcosa di determinato perché l'essenza che lo identifica partecipa dell'essere (dell'atto d'essere) con cui non si identifica, non perché si identifica con l'essere indeterminatamente. Grazie che mi dai dell'erudito, lo considero un altro bel complimento.


ID76499 - 14/06/2018 19:23:24 (Dru)
.. e io accusavo lui di inconsistenza, ma dubitavo e questo mio dubbio era l’idiozia. L’idiozia è pensare che qualcosa non è.


ID76502 - 14/06/2018 19:37:50 (Dru)
Vedi che sei un poeta e nemmeno un poco rigoroso.. perché non stai al testo? Ti ho forse chiesto dell’albero e del Pc? Rifletti. Perché se ti dico qualcosa tu spondi con albero? Allora ritorniamo e resta rigoroso, qualcosa è o qualcosa non è?


ID76503 - 14/06/2018 19:38:59 (Dru)
Hai lo stesso difetto de Leretico che non è assolutamente coerente con ciò che l’interlocutore domanda o afferma.


ID76505 - 14/06/2018 19:42:17 (Dru)
Allora per Parmenide qualcosa non è, mentre per Severino che è all’opposto, qualcosa è, perché? Ecco che torna la proposizione analitica, sai cosa significa? Altrimenti come possiamo continuare io e te?


ID76506 - 14/06/2018 19:43:13 (Dru)
Io e te allora eravamo gli idioti eleati, oggi io non sono più l’idiota eleata, perché?


ID76507 - 14/06/2018 19:44:45 (Dru) Ti aiuto
“Qualcosa non è mai indeterminato” è o non è?


ID76508 - 14/06/2018 19:47:41 (Dru)
Per Parmenide e la sua teoresi tutto non è perché solo l’essere è. Per Severino tutto è perché l’essere è opposto al nulla.


ID76509 - 14/06/2018 19:48:19 (Dru)
Cosa è una proposizione analitica dunque?


ID76510 - 14/06/2018 19:49:28 (Dru)
Ti aiuto?


ID76511 - 14/06/2018 19:51:28 (Dru) si ti aiuto
Una proposizione analitica è o significa quando nel soggetto è contenuto “già” il predicato.


ID76512 - 14/06/2018 19:52:19 (Dru) Ad esempio
Il tutto è maggiore della parte o il triangolo ha tre angoli.


ID76513 - 14/06/2018 19:53:01 (Dru)
Qualcosa è è proposizione analitica per Parmenide?


ID76514 - 14/06/2018 19:54:09 (Dru)
Aspetto tua risposta e spero che tu mi risponda con un si o con un no, senza troppa erudizione. ;-)


ID76516 - 14/06/2018 20:04:02 (Pseudosofos) Meraviglioso Dru
La cosa (l'ente) pensato "qualcosa non è" è "qualcosa di pensato", ente (cosa) del pensiero, ente (cosa) logico. In questo senso è qualcosa, ma qualcosa di determinato come pensato. La sua essenza determinata è "esser (solo) pensato". Per avere nozione di questo pensato ("qualcosa non è") devo negare non l'ente determinato "qualcosa è" (come crede Severino), ma negare solo che "qualcosa è" in quanto "non pensato", non in quanto "non essente". Cioè devo accorgermi di pensare a quell'ente determinato che è "qualcosa di non pensato". Questo qualcosa che è non pensato ma è essente è l'ente non logico, bensì l'ente ontologico, cioè ogni cosa determinata che è non in quanto pensata, ma che posso pensare come qualcosa che non è solo (ma anche) nel mio pensiero.


ID76521 - 14/06/2018 20:15:00 (Pseudosofos) Quando qualcosa non è
Quando è solamente pensato. Se la mia risposta non ti va bene, amen! :-)


ID76522 - 14/06/2018 20:20:35 (Dru)
Ma questo è Severino poiché pensare che “”qualcosa non è” è qualcosa” cancella appunto “la possibilità” che è implicita nel (solo) pensiero di quella, proprio” come dici e proprio come afferma Severino negando ogni teoresi occidentale della deliberazione supposta sul principio della separazione della sintesi originaria..


ID76523 - 14/06/2018 20:28:36 (Dru)
Sei confuso ma qui solo storicamente, la tua ultima mi trova d’accordo. Mentre qualcosa non è per Parmenide, poichė qualcosa non significa essere, per Kant qualcosa è in quanto proposizione sintetica a posteriori, cioè il pensiero o esistenza dell’essere è solo se il predicato è reale, ma l’essere per Kant non è un predicato reale, e Kant ha ragione di pensare questo di qualcosa è se l’in sé del pensiero non è il pensiero di qualcosa ma resta (secondo realismo e razionalismo) altro da sé come il fenomeno che di esso appare.


ID76524 - 14/06/2018 20:29:24 (Dru)
Kant dove sbaglia e ha ragione Severino?


ID76525 - 14/06/2018 20:30:48 (Dru)
Se hai capito le mie, altrimenti non vergognarti a chiedermi spiegazioni..


ID76526 - 14/06/2018 20:35:36 (Dru) Hai visto Pseudofosos
Che poi non sei così tanto diverso da me e simile a Leretico? Che combatti, ti dibatti e pretendi anche con ironia di aver ragione? Perché dunque tutta sto presopopea del distinguersi per esser più belli, più umani, e più considerati? Quando la smetteranno le ntelligenze di camuffarsi da stuidità?


ID76527 - 14/06/2018 20:40:30 (Dru) Leretico no
Quello poverino è brutto ,cattivo, umile, quando scrive non vuole essere letto, quando dorme vuol esser sveglio ...


ID76528 - 14/06/2018 20:41:33 (Dru)
Mmm, mm, MMMM


ID76537 - 14/06/2018 22:41:16 (Pseudosofos) Qualche chiarimento pare opportuno
Caro Dru, siccome pensi che ciò che ho scritto ultimamente equivalga a ciò che Severino pensa, urgono dei chiarimenti. 1. Non è mai stata mia intenzione voler ottenere la tua approvazione, ma solo esporti il modo in cui penso alcune questioni, che tu sia o meno d’accordo con me. 2. Scopo del dialogo filosofico non credo sia ottenere ragione o affermare per ottenere consenso, ma solo per condividere, comprendere e chiarificare modi diversi di pensare. In questo condivido l’atteggiamento di Leretico.3. Sono stato formato filosoficamente dalla scuola da cui Severino ha scelto di allontanarsi, il neo-tomismo.4. Per questa scuola la distinzione fra piano logico e piano ontologico è un assioma, che Severino apertamente rifiuta.5. Ergo, se tu ora affermi di essere d’accordo con me su questa distinzione (e hai compreso) ne discendono queste conseguenze:


ID76538 - 14/06/2018 22:53:37 (Pseudosofos) Continua
a. Laddove Severino pensa identità fra apparenti separati, fra pensiero (logica) ed essere (ontica), io contrappongo corrispondenza fra realmente distinti.b. Laddove Severino pensa l’apparire degli eterni co-presenti, io contrappongo l’essere dei contingenti divenienti.c. Laddove Severino pensa che Qualsiasi cosa sia divina, io contrappongo che solo una determinata “Cosa”, mi scuso per il termine, è divina.Ciò che io penso contrapposto a Severino, l’ho imparato in una straordinaria scuola di metafisica, dove mi è stato insegnato che comprendere il contraddittorio e lasciarlo essere è l’unico modo onesto di filosofare. Di questa scuola sono onorato di esser parte, per come sono capace.Ma se tu mi dici che prima non sei d’accordo con me, poi sei d’accordo, ma nulla è cambiato perché il divenire non esiste, perché l’essere severiniano è la volontà di potenza, ma non


ID76539 - 14/06/2018 23:00:58 (Pseudosofos) Continua
Ergo, io vedo in te solo una grande confusione, la stessa di cui si accorge Leretico.Sono certo di non sapere tutto e di non riuscire sempre a comprendere ciò che qualcuno pensa. Ma sono altrettanto certo che per poter contrastare con la fede metafisica di Severino, sia necessario averLa compresa per mostrare di non condividerla. Se tu dici che sei severiniano e poi dici che sei d’accordo con me mi viene da domandarmi: ma Dru cosa comprende? Che cosa crede di condividere con chi? Grazie comunque perché ti sforzi di usare al meglio la ragione di cui anche tu sei dotato.


ID76541 - 15/06/2018 01:08:22 (Leretico) La confusione di Dru
La sua confusione deriva dalla presunzione di sapere. “Pensare che qualcosa non è” è qualcosa, come afferma Dru, significa ammettere che la contraddizione, ossia qualcosa che non è, è qualcosa, ossia è un essente che appare. E pensare che ha cercato di negare da mesi quello che qui ha candidamente ammesso, significa che non solo non sa cosa ha scritto fino a ieri, ma non ha capito cosa sta dicendo adesso. Questo gli succede perché non ha letto (e poco capito) altro che Severino e usa le parole di Severino meccanicamente per descrivere ciò che gli altri filosofi hanno espresso. Severino gli basta per tutto. Ma il sapere è altrove. È capace di ripetere la lezioncina che ha imparato a memoria a furia di scriverla e ascoltarla, ma non fa le connessioni necessarie, normali per chi veramente sa.


ID76542 - 15/06/2018 01:09:00 (Leretico) Continua
Sapere l’identità, ossia la struttura originaria dell’essere, è possibile solo per l’io del destino, non per un io empirico, per un Dru qualsiasi. Sapere invece è sapere che la struttura originaria si presenta come contraddizione, come presenza formale dell’essere, non concreta, come cerchio finito dell’apparire, non infinito. Chi dimentica questo e fa il professorino sul conoscere l’identità, mentre non sa cosa Tommaso diceva della differenza tra identità di ragione e identità nella cosa, giusto per volontà di vincere una gara, una disputa, sputando addosso a Tommaso solo perché Severino non separa momento logico da momento fenomenologico, solo perché Tommaso non viene dopo Hegel ma ben prima, non solo offende la filosofia di Severino, ma si rende ridicolo agli occhi di chi Severino lo conosce.


ID76543 - 15/06/2018 02:39:16 (Dru) Leretico
Quanti complonenti che mi fai, te ne suggeriscoc uno che hai tralasciato, mangio la terra... a parte il fatto che a te servirebbero 10 vite per fare wuello che ho fatto io in 10 anni in montagna, in cordata con te di sicuro npn verrei, alla prima occasione tagli la corda.


ID76544 - 15/06/2018 02:51:24 (Dru) Veniamoxal signorr sopra che crede di dar lezioni di chiarezza
Non sono io ad esser confuso. Credere di confutare un filosofo come severino con le lanzane appena scritte qui è come pensare di spegnere un fuoco in un bosco con un secchiello da spiaggia. Lei verrà anche da una scuola tomistica ma ripassi i libri che ha letto con estrema superficialita. pe4ché quello che scrive prima poi lo confuta e ad esser dunque confuso è lei. fatte queste premesse: "Questo qualcosa che è non pensato ma è essente è l'ente non logico, bensì l'ente ontologico, cioè ogni cosa determinata che è non in quanto pensata, ma che posso pensare come qualcosa che non è solo (ma anche) nel mio pensiero." lo hai scritto tu, dunque né Tommaso né Severino. Vedo che ti piace rifarti ai nomicper lasciar parlare l'autorità e dar sale al sapore insipido delle tue premesse.


ID76545 - 15/06/2018 02:55:22 (Dru)
che, non credi poi a quello che scrivi prima? a meno che mi sia sbagliato a leggere queste parole dal sapore severiniano ti consigli di concentrarti sul capitolo VII del La Struttura Originaria, perché sei passato ad essere Severiniano e hai tradito proprio quella scuola che prete di affermare. Poi divaghi nel contingente e in quella cosa che è Dio (hai terrore di lui che vedo che non lo nomini, sei prete?).ad esser prete e anche pedofilo qui sei tu non io, dunque non darmi del confuso e ripassa.


ID76546 - 15/06/2018 03:05:20 (Dru) "caro" pseudofosos
sai poco e male ma pretendi appunto di sapere, si sei più vicino a Leretico e per te ci vogliono i nomi e le storie per ragionare e non i ragionamenti. A parte questo che non è un piccolo dettaglio, fino ad ora stai cercando di filosofeggiare con me e dunque smettila di darmi lezioni di bon ton, che sei spocchioso come quei preti che professano l'umiltà dal pulpito. Io non ragiono per sigle come fai tu, non sono il sindacalista di nessuno in filosofia.. ragiono semplicemente e se dici che oggi fa luce non posso dire che dici che oggi è buoi, è un mio difetto d'onestà che ci vuoi fare tu che invece cwrchi di farmi scherzi da preti. se leggo solo una frase che non è srupida te lo dico, ne dici gran poche di non stupide ma a volte sembra che capisci.. ma che sei votato all'inganno intellettuale, beh questo è palese, non serve la mia intelligenza per notarlo, basta molto meno


ID76547 - 15/06/2018 03:12:10 (Dru) sai cosa ti consiglio data la tua scuola?
confessati, confessa i rupi peccati di arroganza qui e smettila di importunarmi con giochetti degni de Lereticp, con me non son degni, sono onesto io e faccio il possibile per capire non per srupire o per aggredire. Poi conosci Lererico personalmente e confondi questa tua relazione e amicizia con il pensiero e arzigogoli. Ma ripeto non è onesto. Se vuoi restare sul piano del ragionamento continuo a darti cazzotti, se scivoli nella retorica lascio a te il pulpito che comprendo ti fa gola.


ID76548 - 15/06/2018 03:23:53 (Dru) Torniamo alla filosofia
"Questo qualcosa che è non pensato ma è essente è l'ente non logico, bensì l'ente ontologico, cioè ogni cosa determinata che è non in quanto pensata, ma che posso pensare come qualcosa che non è solo (ma anche) nel mio pensiero." Qui hai detto dell'ontico e dell'ontologico (confondi poi l'ontico con il logico ma queari sono diffettucci di chi studia filospfia per far mestiere e non il contrario). Questa la vera distinzione di queste parole e distinzione che Severino non nega affatto ma a negarla è proprio di Tommaso che separando i qualcosa dal che è afferma appunto quella contingenza che nega Severino. Ma sei tu che haicscritto quelle parole e che tradiaci dunque Tommaso, se ora ti rippsizioni è proprio perché sei un prete.


ID76549 - 15/06/2018 03:50:32 (Dru) Caro Pseudofosos (e adesso sono 3 le domande che ti ho fatto e di cui a due non hai ancora risposto)
Hai idea della differenza di distinzione e separazione?


ID76550 - 15/06/2018 03:52:50 (Dru) Non è solo ma anche nel mio pensiero
Cosa significa per te?


ID76551 - 15/06/2018 04:00:24 (Dru) Leretico qui dice perché non mi sofre, cioè soffre il sapere
È capace di ripetere la lezioncina che ha imparato a memoria a furia di scriverla e ascoltarla, ma non fa le connessioni necessarie, normali per chi veramente sa.


ID76552 - 15/06/2018 04:14:43 (Dru) Poi dice
Che il sapere è del destino, ma poi non è del destino è di lui (non dice di lui dice “di chi sa”) ma un bamvino riconosce questa bassezza retorica. Dunque le premesse sono che il mio io empirico “dru” ha la spocchia di sapere ma il sapere è del destino, ma dato che l’io non so” come empirico è “di chi sa” come empirico, dunque c’è empirico ed empirico, l’empirico Dru che è un idiota che studia solo Severino ma non lo sa e l’empirico Leretico che sa, ossia la massima arroganza nei confronti dell’empirico che poveretto si trova ad esser strattonato di qua e di là, ma va là Leretico continua con i Topolino e le Ripe di Meana, non ti sembra più logico? Sono cose troppo complesse per te dai? Da amico sincero.


ID76553 - 15/06/2018 04:17:31 (Dru)
sei finanai mbarazzante...


ID76554 - 15/06/2018 04:17:54 (Dru)
Sei finamai imbarazzante


ID76555 - 15/06/2018 04:19:22 (Dru)
Guarda che teoefono a tuo padre e gli dico ti toglierti il tablet...


ID76556 - 15/06/2018 04:24:11 (Dru)
:-) 😂😂😂


ID76557 - 15/06/2018 04:29:40 (Dru) Separando l’ontico dall’ontologico
L’ontico per essere deve diventare ontologico. Separando Dio dal qualcosa che è, Dio (ontico) per essere deve diventare Dio (ontologico), perché accade questo? Accade perché il pensiero che lo pensa appunto lo pensa come non pensante, cioè pensa di non poterlo pensare, lo pensa teologicamente.


ID76558 - 15/06/2018 04:54:06 (Dru)
Separando, il pensiero astratto di Tommaso, il “qualcosa” da “ciò che è”, il Tommaso mette quel qualcosa che non è ancora nelle mani di Dio, di un super ente, dell’impensabile e teologico Dio, perché diventi. Infatti e tornando sulle parole scritte al vento a questo punto, chi deve mettersi nelle mani del divenire è proprio Tommaso che afferma la creazione. Tuttavia quel “qualcosa che non è” che è non pensato ma anche pensato, tu lo credi pensato da un Dio che vede tutto e tu vedi solo la parte,cancellando (separando, nascondendo) che quel Dio che vede tutto lo pensi tu...


ID76559 - 15/06/2018 04:59:41 (Dru)
ci siamo? O crediamo solo in Dio. 🤪


ID76560 - 15/06/2018 05:03:48 (Dru) Questa è la ragione
Non mettere nelle mani di un Dio il proprio essere.


ID76561 - 15/06/2018 05:08:05 (Dru)
Ciò che il Tommaso sragionante non fa.


ID76562 - 15/06/2018 05:26:52 (Dru) Vediamo con una metafora e che il tomista segua
Ci sono due persone divise da un muro e a cavalcioni del muro una terza. Quelle persone “divise da un muro non sanno dei reciproci vestiti e pensieri se non per intercessione di quel poveretto (Dio) a cavalcioni del muro. Ma questa metafora e bella storiella chi l’ha pensata e scritta? Io o Dio? Chi crede in Dio pensa che l’abbia scritta lui perché io che sono uno dei due signori divisi dal muro per diventare l’altro (per vederlo) ho bisogno di essere in Dio, chiedo a quello sul muro, che mi dice non tutto quello che sa (altrimenti sarebbe gnosi) ma quello che ancora non so, metafisica o divenire dell’essere. Chi pensa nell’essere invece sa che questa è una storiella che chi uccide Dio sa (Leopardi e Nietzsche) ma che non supera.


ID76563 - 15/06/2018 05:42:40 (Dru) La sa
Nel senso che è, non la sa nel senso che crede che l’abbia inventata “io”. Dunque non la sa chi uccide Dio, perché sapere significa essere non significa inventarlo, altrimenti il significato qui sarebbe e non sarebbe allo stsso modo. (Ma qui siamo nel complesso)


ID76564 - 15/06/2018 07:27:44 (Dru) a Leretico che crede che l'uomo sia soltanto credere e che non ha ancora capito Severino
“Per vivere è necessario credere (nel senso più ampio). Vivere è credere – credere di esistere e di agire, innanzitutto. E credere è stare al di fuori della verità non smentibile. Credere è errare. Ma se l’uomo fosse soltanto un vivere, cioè un credere, sarebbe soltanto un credere anche l’affermazione che vivere è credere – affermazione condivisa peraltro da gran parte della cultura non solo filosofica del nostro tempo. E invece questa affermazione non è un credere, ma è una verità non smentibile."


ID76565 - 15/06/2018 07:28:35 (Dru)
hai compreso adesso Leretico?


ID76566 - 15/06/2018 07:31:28 (Dru)
Guarda te che Severino dice Verità Incontrovertibili? Il Severino empirico.


ID76567 - 15/06/2018 07:34:35 (Dru)
e, hai capito che qui Severino ti indica che l'uomo non è solo fede? hai capito questr poche parole? credo di no..


ID76568 - 15/06/2018 08:07:31 (Pseudosofos) Buongiorno Dru, mi dispiace
Non sai chi sono. Non sai che libri ho letto. Pensi che sia un prete e che ogni prete sia per natura un pervertito. Ma non ascolti ciò che leggi. Io non ho detto che intendo confutare Severino, ma contraddico ciò che egli mirabilmente crede ed è inconfutabile per lui.Io non ho detto che so, ma che credo in quello che so. Non ho scritto ciò che ho imparato dalla scuola che mi ha formato, ma solo “che” ho imparato qualcosa. E se ti piacciono tre righe di ciò che ho scritto perché pensi di capirle meglio di me, significa che un po’ ciò che scrivo ti convince.La cosa che sono non è né di origini napoletane, nè presbitero. Ma che sia ben poca cosa (tanto da dovermi pentire spesso per ciò che di non buono essa compie) è per me ovvio. Se in un qualche modo le mie parole ti offendono mi dispiace. Volevo chiarire ciò che penso, cioè ciò in cui credo, non offenderti. Mi


ID76569 - 15/06/2018 08:20:22 (Pseudosofos) Continua
Dispiace. La mia ironia non voleva essere distruttiva, ma intendeva solo alleggerire la conversazione. Se tu credi di conoscere tutto meglio di me e vuoi affermarlo, fallo pure. Non ti ho detto che sei ignorante, solo che mi pari confuso. Questa mia percezione può essere sbagliata, ma affatto intendeva essere offensiva. Se è suonata così, volentieri me ne scuso. Sai Dru, amo il sapere filosofico. Lo coltivo al Liceo (superiori) come contenuto è in Accademia (Università) come metodo. Mi rende felice ricercare insieme ad altri il vero, creduto diversamente tale. Ho il privilegio di dedicarmi quasi ogni giorno a questo e non per meriti particolari che mi sembra di avere. Penso sia più una specie di destino che mi sta cercando. Se questo non ti sta bene, non so che farci. Ma appare così a me. Buona giornata.


ID76570 - 15/06/2018 08:29:55 (Dru) di nuovo il Pseudofosos che mi piace
sei uno a corrente alternata.. comunque grazie per la conversazione che non è stata affatto banale. Ciao


ID76571 - 15/06/2018 08:37:53 (Pseudosofos) Pricipio della Sapienza è il timore del Signore
Sì, Dru, temo il Signore. Ho questa fede incrollabile.Non ho paura di Lui, chiunque Egli sia. È non considero questa fede anti-filosofica.Lo temo, cioè cerco di portarGli rispetto, con tutti i miei difetti. Perché? Egli ad ogni istante mi regala l’esserci (l’esser ciò che sono) mentre fa questa cosa con tutto ciò che di determinato esiste nell’universo. Egli mi crea capace di una qualche intelligenza. Quest intelligenza è un suo dono, che accolgo senza presunzione e che condivido con tutti quelli che come me sono fatti razionali da Lui. Non vedi che meraviglia siamo Dru. Non ci facciamo da soli. Siamo posti tutti individui, ma partecipiamo dell’essere umananmente ragionevoli. Tutto questo è orrido per te? È stolto? Se la risposta è sì, va bene. La tua fede è accettabile, ma non da me condivisibile. Vivi sereno lo stesso.


ID76572 - 15/06/2018 09:28:55 (Dru)
TUtto questo Pseudofosos è orrido nella misura in cui l'assolutamente altro è l'assolutamente non altro o l'esser sé non è se stesso, ma appunto è un orrido che non si concreta e non può concretarsi. Ti lascio con il pensiero che dobbiamo esserci grazie ad un essere ma aggiungo severinianamente che è l'essere dell'esserci e non altro da sé. Se non lo vedi questo secondo momento, allora quell'esserci dell'essere diventa teologico e resti nella dimensione divina della metafisica, lasci che un ESSERE ci crei. Non è un gran peccato per noi mortali, anzi è la speranza del mortale, ma se ci fosse qualcosa di più radicale di questa sola speranza? non vorresti guardarlo?


ID76573 - 15/06/2018 10:06:00 (Leretico) Dru sa leggere solo se stesso
Dru, i tuoi post non solo sono insipienti ma anche molto volgari. Ti ho già detto mille volte che non hai capito i fondamenti del pensiero Severiniano, non sai cosa sia la sua risoluzione dell’aporetica del nulla e ti ho mostrato dove è perché. A parte i tuoi insulti e le tue offese che sono ignobili per chi dice di pensare, e se vengono dal pensiero sono di un pensiero ignobile, ti ripeto ciò che ho già detto: l’uomo mortale non può non volere, ma l’uomo non è solo fede. Nel suo voler e nel suo non poter non volere compaiono le “tracce” della verità. Sulla verità la volontà non può nulla. Hai capito adesso? Possibile che una cosa così semplice fatichi ad entrarti in testa? Sei troppo impegnato a insultare il prossimo per capire, per sapere. In questi giorni hai preso un’altra cantonata micidiale sul tema della contraddizione che appare, ma siccome non leggi


ID76574 - 15/06/2018 10:08:11 (Leretico) Continua
hai mostrato ancor di più i tuoi gravi limiti. In verità il tuo non è un dialogo, non lo è mai stato.


ID76575 - 15/06/2018 10:10:07 (Dru)
ah, adesso a fatto di nuovo tana lui, ma sai che sei proprio uno di cui non ci si può fidare? ma fino a ieri l'uomo per te non poteva solo volere??? valà povero balordo, studia e resta un poco schisso che ti conviene..


ID76576 - 15/06/2018 10:13:16 (Dru)
poi parli di stangate e di altro, cioè chi in realtà crede che la filosofia sia stangare sei tu che le stangate le continui a ricevere si vede, mai parlato io con questo linguaggio scurrile e che appunto non ha alcun senso in filosofia. ieri l'uomo era solo fede e ieri la contraddizione appariva, oggi sai che l'uomo non è solo contraddizione e che la contraddizione non può apparire, ma le stangate le prendo io.. dai su stai un poco al coperto che ti fa bene...


ID76577 - 15/06/2018 10:18:42 (Dru) Leretico parafrasiamo questo tuo articolo
La verità nella tua era.


ID76578 - 15/06/2018 10:21:49 (Dru)
..povera verità, sighh ;-)


ID76579 - 15/06/2018 12:33:02 (Pseudosofos) Contraddizione che appare
Grazie Leretico. La contraddizione che appare a me e te, come sai, può essere risolta o credendo incontrovertibilmente che tutto è eterno, immobile, divino... anche se appare mutevole, cioè contraddittorio (come pensa il tuo maestro); o può essere risolta credendo che solo un Qualcosa sia eterno atto di creazione del mutevole contraddittorio (cosa che pensava il maestro del tuo maestro). Su una cosa ci può esser chiarezza: o si ha fede ontologica che tutto sia divino (panteismo), o si ha fede ontologica che tranne Uno, il resto è creato (trascendentismo). Ma quando uno vuole contraddire chi crede non la pensi come lui (Leretico) o chi crede la pensi come lui solo alle volte (Pseudosofos) appare come il contraddittorio Dru ad entrambi. Dru, davanti a te non mi sento nè saggio, nè idiota: smarrisco quel briciolo di ragione che mi sembra di avere.


ID76581 - 15/06/2018 13:33:06 (Dru)
È il mio compito pseudofosos, io son filosofo e devo farti smarrire.


ID76582 - 15/06/2018 13:43:19 (Pseudosofos) C’è l’hai fatta
A farmi smarrire c’è la fai. Fortuna che c’è Leretico che come “buon pastore” dell’errare filosofico, mi aiuta a ritrovarmi.


ID76584 - 15/06/2018 14:37:31 (Pseudosofos) Ovviamente
Il C'è erroneo è voluto.


ID76585 - 15/06/2018 15:23:41 (Pseudosofos) Ovviamente
Il C'è



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