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26 Dicembre 2018, 08.00
Bagolino
Teatro

Dietro le quinte

di Marisa Viviani
Fervono i preparativi in vista del debutto di sabato prossimo della nuova commedia dialettale della compagnia I Maläòä presso il teatro dell’oratorio di Bagolino

Questa sera si va a teatro. Vedremo una commedia brillante, e ci divertiremo molto, perché la Compagnia Teatrale I Maläòä di Bagolino è ormai collaudata da 25 anni di successi, e il solo nominarla mette di buonumore chi già ne abbia potuto apprezzare la capacità di animare la scena con un senso dell'umorismo tipicamente bagosso. - E allora buon divertimento.

Ma questo avverrà soltanto da sabato 29, perché ancora fervono gli ultimi preparativi di scena e si stanno tenendo le prove; ed è di queste fasi dell'allestimento della rappresentazione che si parlerà, cioè di quanto avviene dietro le quinte per consentire agli spettatori di godersi lo spettacolo.

E dietro le quinte, fisiche o ideali esse siano, ci sono impegni di partecipazione, lavoro, collaborazione che si protraggono per mesi e che coinvolgono un gran numero di persone.

Si inizia dal copione della commedia, che va individuato leggendo sia testi nuovi che testi già rappresentati, in questo caso attualizzandoli, il che significa spesso doverli quasi riscrivere completamente, ma sempre e comunque traducendoli nel dialetto di Bagolino, che è ostico assai, sia per la struttura grammatico-lessicale, che per la puntigliosa ortografia; basti vedere il semplice esempio del titolo: Per mèret déle fté rö́ze séräm dré ä nà 'n roìnä.

Prima della sua dipartita, era il compianto Fiorino Bazzani ad avere il compito di tradurre i testi teatrali in dialetto, onere che spetta oggi agli stessi Maläòä, che già dalla primavera si ritrovano a tradurre, rileggere, rivedere, ricorreggere, per presentare infine un copione ben strutturato e ineccepibile linguisticamente (in dialetto), e mai dizionario fu più consultato come in queste circostanze, fino alla consunzione delle pagine e della rilegatura. Quello della traduzione è un impegno veramente gravoso, che porta comunque ad una compartecipazione di tutti gli attori e ad una vera condivisione del testo, appartenente così di fatto a tutta la Compagnia Teatrale.

Dal mese di settembre iniziano poi le prove, ed è in questi momenti che si instaura la vera atmosfera da commedia, con esilaranti battute fuori testo, ingarbugliamenti comicissimi di parole, vuoti di memoria e afasie improvvise, entusiasmi e cedimenti d'umore, su cui prevale sempre però lo spiccato senso dell'umorismo che caratterizza lo stile di questa comunità, che tende a spianare le punte aguzze delle difficoltà.

Insomma, la vera commedia brillante si svolge proprio a platea deserta, quando comunque è assente la consueta tensione della prima, che può sfociare anche nel classico panico da palcoscenico. Se prescindiamo dall'impegno continuativo bisettimanale, che nel tempo può diventare pesante, si può affermare che il confronto tra idee e personalità molto diverse rappresenti una palestra molto positiva della vita sociale, in questo caso anche grazie al saldo positivo delle risate.

L'allestimento della scena comporta poi un lavoro essenzialmente manuale, come ridipingere i fondali, trasportare i mobili e gli arredi adatti a creare l'ambientazione migliore, curando elementi che evidenzino alcuni particolari della vicenda; si tratta pertanto di trovare chi gentilmente presta ciò che occorre per la rappresentazione, chi aiuta nel trasporto, chi esegue piccole o grandi manutenzioni, insomma uno stuolo di indispensabili e insostituibili collaboratori.

Curata la scenografia, si deve pensare quindi ai costumi di scena, individuati nel guardaroba della Compagnia o integrati da abiti personali o presi in prestito per l'occasione; ecco allora che va tutto provato, rilavato, stirato, così come a fine delle repliche della stagione teatrale quando tutti i costumi vanno riposti negli armadi. Per non parlare delle parrucche, che le mani esperte di parrucchiere professioniste tingono e pettinano per l'occasione.

A questo punto dovrebbe essere chiaro come dietro le quinte della divertente commedia a cui si assiste, c'è un lungo e impegnativo lavoro di costruzione, retto non solo dalla Compagnia Teatrale I Maläòä , ma anche da un gruppo consistente di collaboratori, che prestano, trasportano, montano e smontano, dipingono, aggiustano, cuciono, pettinano, truccano, registrano, fotografano, vendono i biglietti, presentano: tutti volontari che prestano la loro opera gratuitamente. Senza dimenticare che gli introiti dello spettacolo vanno a coprire le spese di allestimento, di manutenzione del teatro e delle varie apparecchiature, oltre a finanziare attività solidali.

Ecco, dietro le quinte c'è un mondo che si impegna per far divertire la comunità, ricordandole anche che la sua lingua originaria, il suo dialetto, per continuare ad essere vitale deve essere parlato nella quotidianità, iniziando dall'età infantile.

Nell'incontro di presentazione dell'Atlante Lessicale dei Dialetti Bresciani, svoltosi a Vestone lo scorso 13 dicembre, il prof. Alfredo Bonomi a questo proposito si è così espresso: " Il dialetto sta morendo perché non viene parlato dai giovani, che oggi parlano una lingua ibrida influenzata dal gergo televisivo/massmediatico, con qualche influenza colta indotta dalla scuola, e con l'introduzione di alcune parole/frasi dialettali." Si evince quindi che se il dialetto non è legato al vissuto, non diventerà patrimonio linguistico della persona, ma sarà destinato ad una trasformazione irreversibile, forse anche all'estinzione, quanto meno ad essere relegato tra i reperti museali alla stregua di un'anfora antica o di una moneta fuori corso.

È ben vero che nel mondo tutto scorre e si trasforma; lo stesso dialetto di Bagolino è il risultato di cambiamenti intercorsi nel tempo, e ben lo sanno coloro che, emigrati in altri Paesi, ritornando al paese di origine trovano un dialetto che stentano a riconoscere, mentre essi stessi ne hanno saputo coltivare il ricordo e l'uso antico. Forse la spiegazione è da ricercarsi nel legame con la propria terra e con la propria identità, che quando viene meno e non è più parte del vissuto, perde il suo significato profondo e la funzione modellatrice di un'identità.

Se non ci riconosciamo in una storia, in un ambiente, in una comunità e nei suoi valori, rivolgiamo altrove i nostri interessi e le nostre ambizioni, spesso per scelta inconsapevole, o indotta da modelli esistenziali estranei alla nostra cultura, e non necessariamente migliori. Sta capitando anche alla nostra lingua nazionale, l'italiano, sempre più impoverito e infiltrato da termini anglosassoni in prevalenza assoluta rispetto ad altre lingue straniere, usati senza alcuna necessità di significato e con l'aggravante di una pessima pronuncia.

Le commedie che la Compagnia Teatrale I Maläòä mette in scena ogni anno nel dialetto di Bagolino, ha così il pregio, oltre che di divertire il suo pubblico, di far riflettere sulla storia del proprio paese, che è anche storia personale e delle proprie famiglie, da cui è nato ciò che siamo e ciò che diventeremo in futuro. Ecco, dietro le quinte c'è anche questo, perché ciò che vediamo rappresentata in teatro "Non è soltanto una commedia".

La Compagnia Teatrale I Maläòä di Bagolino presenta la commedia dialettale "Per mèret déle fté rö́ze séräm dré ä nà 'n roìnä" , presso il Cinema Teatro dell'Oratorio: 29 dicembre, 30 dicembre, 4 gennaio, 5 gennaio alle ore 20,30; 13 gennaio alle ore 15.
Prenotazione obbligatoria presso Carè Claudia Abbigliamento, cell. 339/6874025
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Commenti:

ID78914 - 26/12/2018 17:53:48 (Bagosso)
Bravo Maläòä, la costanza vi premia, il pubblico vi aspetta!



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