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27 Agosto 2017, 09.50
Bagolino
Film

«La rugiada di San Giovanni», un appello contro l'odio e la guerra

di Marisa Viviani
Molto apprezzata la proiezione del film di Christian Spaggiari, tratto dal libro “Il nazista e la bambina” di Liliana Manfredi, presentato a Bagolino a cura di Habitar in sta terra, alla presenza del regista e della scrittrice

Ha chiuso alla grande la programmazione di proposte culturali per l'estate Habitar in sta terra di Bagolino, con la proiezione del film "La rugiada di San Giovanni", tratto dal libro "Il nazista e la bambina" di Liliana Manfredi. L'opera del giovane regista Christian Spaggiari ha suscitato un notevole interesse da parte del pubblico, così come era stato per la presentazione del libro nel 2013 a Bagolino, a cura della stessa associazione Habitar. Alla proiezione erano presenti sia il regista che l'autrice del libro, che hanno risposto alle domande del pubblico ed arricchito con spiegazioni la visione del film.

La vicenda storica narrata risale all'anno 1944, in piena Seconda Guerra Mondiale durante l'occupazione nazista del territorio italiano. La notte del 24 giugno, quando nelle campagne per antichissima tradizione si raccoglieva la rugiada di San Giovanni, usata come rinvigorente e nell'aiuto a malati e sofferenti, 32 inermi civili, donne, vecchi e bambini, furono trucidati con inusitata ferocia dai tedeschi nella piccola frazione di Bettola in provincia di Reggio Emilia.

Liliana Manfredi, all'epoca bambina di undici anni, assistette all'eccidio di sua madre e dei nonni; riuscì a salvarsi saltando da una finestra della sua casa data alle fiamme; trascinatasi nei campi con tre pallottole in corpo e un piede fratturato, venne rinvenuta da un soldato tedesco, che contravvenendo agli ordini di uccidere tutti, la trasportò sul ciglio della strada provinciale, dove alcuni contadini la trovarono e la portarono in salvo.

"Ho settant'anni e sono nata due volte. La prima in casa di mia nonna (29 aprile 1933). La seconda volta ero in mezzo ad un prato, di fianco alla casa ridotta in cenere dai tedeschi. 24 giugno 1944. Avevo tre buchi di pallottola nel corpo. Il nazista mi puntò il fucile in mezzo agli occhi. Poi ci guardò dentro. E fece salva la mia vita." Con queste parole, dopo un silenzio di sessant'anni durante i quali aveva mantenuto un totale riserbo, Liliana Manfredi, Lilli, è riuscita a raccontare la sua tragica esperienza, dalla quale è stato tratto il libro "Il nazista e la bambina", e in seguito il film "La rugiada di San Giovanni".

Il regista Christian Spaggiari, già impegnato nella realizzazione di film su tematiche sociali e civili, ha ricevuto una forte sollecitazione dalla drammatica vicenda di Lilli, poiché vive nella zona della Bettola dove avvenne l'eccidio. Il suo coinvolgimento oltre che professionale è stato anche personale ed emotivo, e si è ben compreso durante il dibattito seguito alla proiezione del film.

- Sono stato spinto a girare questo film perché era casa mia. Era un dovere morale e civile parlare di una vicenda che era stata insabbiata; infatti non è mai stato individuato nessun colpevole.-

- Il regista ha voluto onorare la morte di tante persone, che sono state uccise senza sapere perché.- Così Lilli ha commentato il senso ultimo del lavoro di Christian Spaggiari. "La vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi." Si apre così infatti, con una citazione di Marco Tullio Cicerone, l'opera cinematografica "La rugiada di San Giovanni", che contribuisce al mantenimento della memoria del passato per dare significato e valore alla nostra esistenza nel presente e nel futuro.

Il film si presenta infatti come un appello rivolto all'umanità e alla società civile contro la guerra.

-Le guerre scatenano il peggio dell'uomo. Io non ho odiato nessuno, perché non si vive bene odiando.- La risposta di Lilli alla domanda implicita su come sia riuscita a superare l'enormità della sua tragedia personale, è improntata ad una serenità ed equilibrio interiore che colpiscono profondamente il pubblico; la compostezza dei modi e delle parole, semplici e dirette, denotano la saggezza antica che conosce il linguaggio universale della vicinanza umana ai propri simili, al di sopra di ogni divisione, fazione, ideologia. Un esempio raro da incontrare oggi, un balsamo salutare per la mente e per l'anima, una "Rugiada di San Lorenzo" provvidenziale per i tempi nostri.

-È stato molto duro recuperare la serenità, c'è voluto tanto coraggio, tanta forza di volontà. La vita poi è andata avanti... Assistere alla proiezione della prima del film è stato difficilissimo, mi sono imposta di vederlo, di trovare la forza di superare quell'emozione.- È ancora Lilli a proporre a questa nostra società frustrata e contorta un messaggio di normale, sana condotta di vita, dove la forza per affrontare e superare le difficoltà va cercata dentro di sé con impegno costante, volontà e rispetto per la propria esistenza.

Una lezione di vita metaforicamente rappresentata nella scena finale del film. La donna anziana che raccoglie dalla strada e porta in salvo la bambina, è interpretata dalla stessa Liliana Manfredi. Racconta il regista: - Ho voluto che fosse Lilli a salvare sé stessa bambina dall'orrore della guerra e del ricordo.- Una bella metafora della redenzione, con l'aiuto della "Rugiada di San Giovanni".

Un film da vedere, un libro da leggere, specialmente da parte dei giovani.

Il film è riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali per l'alto valore educativo e viene proiettato nelle scuole.

L'iniziativa di Habitar in sta terra su proposte di alto livello culturale, certamente da ripetere.



Note:

- Liliana Manfredi, Il nazista e la bambina, Aliberti editore, Reggio Emilia, 2008

- "La rugiada di San Giovanni", regia di Christian Spaggiari, sceneggiatura di Samanta Melioli, musiche di Beppe Carletti

- "L'unica superstite", canzone dei Modena City Ramblers, è ispirata alla vicenda di Liliana Manfredi

- Bettola è una frazione del comune di Vezzano sul Crostolo (RE)


Dal libro "Il nazista e la bambina":
(Lilli rivolta al soldato nazista ) (...) "Perché mi hai graziato? Perché non mi hai uccisa?" Lo so. Forse hai ucciso tu stesso i miei nonni e la mia mamma. O forse non li hai uccisi tu ma hai bruciato i loro corpi e la mia casa. O forse hai ucciso altri innocenti nella rimessa della locanda, o forse li hai bruciati. Ma la mia domanda resta sempre quella: "Perché io no?" Coltivo il sogno che non sia stata la pietà a farti deviare dal tuo dovere di soldato. Coltivo il sogno che tu abbia provato disgusto per ciò che era successo, che l'alba ti aveva mostrato in tutta la sua oscenità. Coltivo il sogno che ti abbia fatto schifo la tua divisa, la divisa dei tuoi nemici e ogni simbolo di guerra. Coltivo il sogno che ci sia un limite oltre al quale l'uomo torna in sé e trova la forza di cambiare non solo sé stesso ma tutto il mondo. Coltivo il sogno di sentirmi dire tutte queste cose. Ma ormai ho settant'anni e sono l'ultima testimone della strage. Me ne andrò, un giorno, senza sapere i nomi dei miei assassini. E nemmeno quello di colui che mi salvò la vita. (pag. 90-91)



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