Come cambia il mondo del lavoro
di Filippo Conzadori

È sotto l’occhio di tutti che il mondo del lavoro stia profondamente cambiando



Discutendone, tra tutti i fattori che ne causano il mutamento, l’impatto tecnologico è sempre più condizionante per le aziende che, alle prese anche con la crisi economica, fanno fatica a raggiungere i loro target, costrette così a tagliare le spese.
Inoltre, gli studi hanno evidenziato il continuo afflusso di popolazione nelle grandi città creando la necessità di avere ecosistemi favorevoli alla loro integrazione nel mondo del lavoro.

Un po' di statistiche
Secondo i dati diffusi dal Sole24ore, negli ultimi dieci anni il tasso di occupazione è diminuito di un forte 10%.
Le grandi imprese vogliono essere sempre più competitive nella loro nicchia di mercato, cercando così più personale con esperienza e conoscenze tecniche uniche.
Questo ha fatto sì che il tasso di occupazione degli over 50 crescesse del 15% con la stipulazione di contratti a tempo determinato aumentata del 30%.

Come conseguenza si è ottenuta una forte diminuzione dell'occupazione giovanile che, tuttavia, non è andata ad intaccare in modo significativo il numero di inattivi (persone disoccupate che non cercano impiego). Dal 2007, infatti, il tasso di inattività è passato dal 37,1% (14,3 milioni) al 34,7% (13,4 milioni), con un calo di circa un milione di unità.

Inoltre la crescente domanda di conoscenze tecniche  va a braccetto  un netto aumento di offerta di tecnici, il che ha portato al licenziamento di molti operai, la cui posizione lavorativa è sempre più messa in discussione dal fenomeno dell'automazione dei processi aziendali.

Nuove tipologie di lavoro
Fortemente incentivate dalla tecnologia sono queste due tipologie di lavoro: lo smart-working e la gig-economy.

Lo smart-working, o lavoro agile, è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali, avendo un'organizzazione suddivisa in fasi, cicli di lavoro ed obiettivi stabiliti mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che agevola il lavoratore nel conciliare i tempi di vita e di lavoro rendendolo più produttivo nel corso del tempo.
La legge n°81 emanata nel 2017 pone l'accento sulla flessibilità organizzativa e sugli strumenti che permettono di lavorare da remoto, garantendo ai lavoratori agili gli stessi trattamenti che sono garantiti ai propri colleghi che svolgono le loro prestazioni lavorative in modo ordinario.

Con gig-economy, invece, si intende un modello economico dove non esistono più le prestazioni lavorative continuative, ma si lavora solo quando c'è richiesta per i propri prodotti, servizi e competenze.
Domanda ed offerta vengono gestite tutte online tramite piattaforme dedicate oppure app, ad esempio: affittare camere in abitazioni private, mettere a disposizione le proprie skills lavorative proponendosi come freelance, trasporti privati alternativi ai taxi ed i più disparati capricci recapitati a domicilio.

La gig-economy è stata spesso considerata un’attività lavorativa di basso rilievo, di poca professionalità ed un modo per arrotondare alla fine del mese, ma ultimamente molte persone ne hanno capito il potenziale, trasformando un lavoretto part-time in una vera e propria professione, creandosi una carriera esclusivamente digitale.

Uno dei motivi che spinge le persone ad avvicinarsi a questa realtà è la possibilità di esprimere la propria creatività, essere capi di sé stessi, di poter lavorare ovunque si voglia, rompendo le catene della dottrina della paga oraria, del timbrare il cartellino, di dover andare in ufficio per un numero di ore prestabilito. A chi non piacerebbe lavorare, magari, in riva al mare e sotto una palma con il proprio portatile senza dipendere da nessuno e senza orari prestabiliti?
Inoltre questo è un sistema meritocratico grazie al quale, a detta di molti imprenditori digitali, è più facile crearsi una carriera professionale che premia chi si mette in gioco, si ingegna ed ha una strategia migliore rispetto ai propri concorrenti.

È da notare, però, come il concetto di lavoro online non possa esistere in assenza di lavoro ordinario: per esempio, esistono numerosissime piattaforme web per la compravendita online di qualsiasi cosa, dagli oggetti più banali a vere e proprie chicche, acquistabili con un semplice click. Però dietro a questo agio tecnologico c’è un complesso sistema di servizi ordinari, senza i quali l’intero apparato non potrebbe esistere: primo su tutti il servizio fornito dai corrieri.

Il salto di mentalità però non è così immediato, anzi, ci vuole molto coraggio e determinazione, soprattutto se si ha una famiglia a carico o particolari situazioni familiari.
Cambiare radicalmente le proprie abitudini e la propria vita può sembrare infatti un grande salto nel vuoto.
Se scegli questo percorso, assicurati di avere la forza necessaria, le giuste persone accanto a te ed una guida che ti indichi i percorsi migliori da intraprendere, evitando di imboccare vie rischiose.

Questa tipologia di lavoro è percepita come qualcosa di poco faticoso, poco impegnativo e coloro che la scelgono cercano risultati immediati senza “sudare”. Invece è esattamente il contrario: è un ambiente dove se non studi assiduamente e dedichi impegno facendo anche sacrifici non concludi niente.

Smart-working e gig-economy
stanno diventando una realtà sempre più consolidata e concreta, per questo bisogna mantenersi aggiornati costantemente.
Siamo pronti a questa innovazione? Quanti lavori scompariranno? Quanti altri ne nasceranno?
Ne riparleremo.

Filippo Conzadori
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