A ricordo di Andrea Barbiani
di Mario Antolini Musón

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il tratteggio che di Andrea Barbiani fa il 97enne Mario Antolini Musón, uomo di cultura e storico delle Giudicarie. Si erano conoscuti un paio di anni fa e si erano a vicenda apprezzati



Andrea Barbiani l’ho incontrato, a 96 anni, nella sua casa di Vobarno in Valsabbia: due ore di amichevole conoscenza e di libera conversazione, seguita da una serata a Bagolino da Mario Zanetti  (Studio d’Arte Zanetti) - a parlare col pubblico sul nostro ieri vissuto in tanti decenni del secolo scorso rapportato all’oggi proiettato nel terzo Millennio.

Ambedue ormai carichi di anni e di esperienza siamo immediatamente entrati in sintonia, riportandoci agli anni Trenta/Quaranta, ossia quando le due vallate delle Giudicarie e della Valsabbia si sentivano particolarmente e strettamente unite su tante comuni problematiche, che ci rendevano vicendevolmente impegnati su un sentito “bene comune” ed anche per quella sempre progettata e seguita ferrovia, che doveva unire in maniera più incisiva le due popolazioni inserite su un’identica vallata glaciale.

Ci siamo sentiti animati dallo stesso spirito: quello di noi “vecchi” che portavamo sulle spalle lo stesso zaino colmo delle stesse esperienze e delle stesse modalità di pensiero e di vita.
Ma soprattutto ci siamo compresi in quella visione del mondo di ieri, che non trova risonanza nel contesto sociale di oggi, che ci si presenta così diverso e così in disordine e quasi incapace di vivere il legame fra uomini e donne col loro territorio: territorio meraviglioso come uscito dalle mani di chi l’ha creato e poi dalle fatiche delle popolazioni che l’hanno coltivato e formato, ma che oggi pare quasi lasciato all’abbandono nella indifferenza e nella noncuranza.

Con Andrea, di chiacchiera in chiacchiera, siamo riandati alle autocorriere della società automobilistica Belli che da Campiglio attraversava le Giudicarie Interiori e tutta la Valsabbia, per poi portarci attraverso le Coste di Sant’Eusebio in Val Trompia e, quindi, giungere alla stazione ferroviaria di Brescia.

Le automobili private erano pochissime e l’autocorriera era la casa di tutti, ed i rapporti interpersonali erano più frequenti anche fra le genti delle due vallate.
Io, ragazzino appena finite le Elementari, percorrevo la Valsabbia, dai 12 ai 15 anni, due volte all’anno per andare in collegio a Milano e poi tornare a casa; giungere a Brescia ed imboccare la Valsabbia - con un caro amico di Vestone - era un sentirci a casa propria fin dalle prime montagne fuori Brescia.
E queste emozioni le ho riprovate parlando con Andrea, tutti e due ancora legati alla nostra adolescenza ed alla nostra giovinezza che sono rimaste intatte anche fra le pieghe delle nostre troppe rughe.

Nella pacata conversazione con l’amico di Vobarno ho sentito l’uomo tutto d’un pezzo, che nella pur diversificata esperienza del suo vivere attivamente il contesto sociale, non si è mai discostato di una virgola da quei princìpi e da quel modo di intuire e vivere l’onestà ed il servizio al prossimo - specie alla e nella società - che è stato proprio di generazioni e generazioni di uomini e donne, che hanno saputo costruire e gestire tutto ciò che le nuove generazioni si sono trovate a disposizione e di cui godere, senza rendersi conto di quale ricco patrimonio ereditario stanno usufruendo gratuitamente.

Nella pacatezza di Andrea, ma nella vivacità della sua profonda conversazione, ho sentito ancora l’uomo nella sua completezza di persona e di amministratore pubblico, che riviveva in sé la sua lunga e generosa dedizione affinché la sua vallata potesse tornare vivace ed attenta sia al territorio da gestire con la massima avvedutezza, sia al contesto sociale che va organizzato con ordine, precisione ed il rispetto delle regole.

Andrea Barbiani: uomo di ieri? Certamente sì, per quanto riguarda la sua formazione e la sua stoffa di “uomo-uomo”; tuttavia un ieri che lui ha costantemente saputo e voluto far diventare “presente” fino a rendersi anche un “uomo di oggi”; ossia una persona che, impegnato per il bene comune, non ha mai voluto imporre il passato, ma rendere il passato “buono” il costante “buon presente”.
   
Sarà debitamente ricordato con la convinzione di saper apprezzare e comprendere quanto da lui “regalato” alla sua gente?
Oggi è facile ed umano dimenticare; tuttavia mi auguro che in qualche persona Andrea abbia lasciata una sua traccia di “uomo saggio e disponibile”.
Io me lo porto con me, con animo riconoscente per averlo potuto conoscere, e con quel suo benevole sorriso che era tutto un programma di vita ed un’amichevole carezza.

Mario Antolini Musón

.nelle fotografie, Andrea Barbiani e Mario Antolini Musón sono stati immortalati in occasione di una "conversazione" sul tema L'emersione, presso lo Studio d'Arte Zanetti di Bagolino, con Gianluigi Goi.
.Ringraziamo Mario Zanetti che ha fatto da tramite con Antolini Musón e ci ha fornito le fotografie.


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