L'«austriaco» ne fa cento
di Ubaldo Vallini
Hanno 293 anni in tre e una straordinaria esperienza che li accomuna: sono nati a Magasa quando questa terra era austriaca. Lino Venturini che farà i cento il prossimo 3 settembre, 98 Federico Venturini e 95 Giuseppe Zeni.
Hanno 293 anni in tre e una straordinaria esperienza che li accomuna: sono nati a Magasa quando questa terra era austriaca.
Accanto al sindaco Ermenegildo Venturini, infatti, nella foto ci sono nell’ordine Lino Venturini che farà i cento il prossimo 3 settembre, Federico Venturini nato nel 1909 e Giuseppe Zeni più giovane di tre anni.
Parlare di Magasa austriaca forse è un po’ troppo, perché da queste parti la presenza degli emissari imperiali si è limitata al massimo alla manciata di gendarmi di stanza a Turano, semmai all’azione amministrativa.
“Qui nessuno ha mai parlato austriaco e anche le norme del vivere in comune, per la verità, ce le siamo sempre regolate noi. Semplicemente chi si comportava male veniva allontanato” precisa il primo cittadino.
Però il confine c’era, eccome. L’hanno pure festeggiato con tanto di genetliaco di Cecco Beppe e con un plotone di Schutzen giusto una settimana fa, quelli di Capovalle.
E c’era anche la scuola. Proprio questa, che allora aveva l’appellativo di “imperiale” ed era già obbligatoria, è stata una delle mete del Lino nei giorni scorsi, quando è stata scattata la foto.
La visita del quasi centenario al paesello natio e agli amici d’infanzia ha offerto l’occasione per un’improvvisata festa paesana, durante la quale si sono sprecati i brindisi e gli auguri per il futuro compleanno dalla cifra che più tonda non si può.
Una vita da romanzo, quella del Lino, anche a farla breve. “Nato e battezzato nella chiesa Curaza” (comunità ndr) Libera di S.Antonio Abate di Magasa” – così riporta il registro dell’epoca – a 18 anni Lino Venturini si ritrova a Torino e si arruola nei Carabinieri.
Fu mandato a Revò nella Val di Non, poi nella provincia veneziana a Mirano, dove prende moglie. Più tardi gli capitò di partecipare alla guerra d’Africa, che lo trattenne a Mogadiscio per tre lunghi anni.
Ad un certo punto il Lino si congeda dall’Arma e prende a fare diversi mestieri. Fra questi il capo dei pompieri volontari a Mirano, il palombaro, infine l’insegnante nella propria autoscuola.
Ora ha cent’anni e sta benone, beato lui.
Auguri anche da parte nostra, nonni.
Con la dovuta calma, siamo tutti intenzionati a raggiungervi.