La Tecnica 2
«Ho deciso di rispondere a Dru con un pensiero lungo ma necessario. Grazie per l'eventuale pubblicazione». Lo facciamo volentieri.

 
Ho cercato di non usare termini tecnici, nonostante chi voglia sintetizzare sia costretto ad usarne, perché penso che se leggendo i tecnicismi dialettici della filosofia molti ci si arrovellano, si ottiene un allontanamento, un rifiuto.
È anche vero che non possiamo pretendere di semplificare ciò che è complesso, e se occorre uno sforzo a chi legge per capire, allora è bene che questo sforzo lo si faccia, se si vuole veramente comprendere e quindi replicare bisogna impegnarsi a scoprire, a ricercare.
Detto questo, veniamo alle considerazioni di Dru, già molto spesso protagoniste in questa sede, sperando che affrontando queste considerazioni si possa rispondere nello stesso momento alle tante domande che ha lasciato tra le righe.

Dire che l'Occidente crede nel divenire significa dire che l'Occidente, nel profondo, crede nella nullità delle cose è ciò è la ragione della sua follia. Ci tengo ad approfondire questa tesi, che mi sembra centrale in tutto il discorso e che significa molto sia per le sue grandi implicazioni pratiche che per il senso del discorso sulla tecnica.
Se la filosofia occidentale si basa sul credere nel divenire, cioè credere che le cose vengono dal nulla e che ci ritornano, questo significa credere che "l'essere è e non è".
 
E qui che si trova la contraddizione che già Parmenide aveva cercato di superare.
Ma c'è un'altra conseguenza che bisogna derivare dal rifiuto di questa contraddizione posta nel profondo del pensiero occidentale: se l'essere è e non può non essere allora questo essere non può nascere né perire, questo essere non si può creare, perché se una cosa può essere creata allora può essere anche distrutta, può tornare nel nulla, e ciò è impossibile.
 
Il nulla non esiste, nel senso che se si volesse anche definirlo come esistente, esso sarebbe comunque un ente e apparterrebbe anch'esso all'essere. Insomma se non c'è nulla da creare allora non c'è bisogno neanche di un Dio che crei, perché tutto già esiste da sempre e mai perirà.
Bene, se il nostro modo di pensare, di credere che il divenire esista, cioè che l'uomo venga dal nulla e ci ritorni con la morte, è una follia, allora un Dio creatore non può esistere (e uso il termine "esistere" non in senso filosofico ma nel senso comune)  e non esiste nemmeno la storia né la libertà, perché l'uomo non può scegliere che un destino già esistente.
L'uomo è l'unico essere vivente in grado di accorgersi del diverso apparire delle cose, e quindi in grado di capire che la morte è solo un cambiamento dell'apparire, non dell'essere.
 
Ma facciamo ancora un passo avanti e pensiamo alle conseguenze di questo discorso.
Il credere nel divenire, per questa sua contraddizione posta nel profondo, per questo suo nichilismo inconsapevole, significa generare una forza che partendo da questa massima contraddizione, porta al tramonto le sicurezze dell'uomo nell'esistenza di una verità incontrovertibile che sta al di sopra di tutto (episteme, verità che sta sopra).
 
Se Dio esiste allora l'uomo non può vivere, dice Nietzsche.
Il rimedio è peggiore del male.
Da Nietzsche comincia la distruzione degli immutabili, delle certezze folli dell'uomo, quelle che nell'illusione di farlo vivere invece lo fanno morire.
Inizia da qui lo strapotere della tecnica, l'insieme degli strumenti che l'uomo ha messo in campo per dominare le cose (l'essere).
 
La tecnica non ha più vincoli per manifestare il suo dominio e asservire l'uomo, uomo che pensa invece, sbagliando, di utilizzare la tecnica per migliorare la propria vita sulla terra, avendola messa in campo appunto a questo scopo.
La tecnica da mezzo si fa scopo e sovrasta e ingoia l'uomo nella sua immensa volontà di potenza che esprime con violenza radicale.
Se pensiamo poi alla scienza, anch'essa asservita alla tecnica, da quando ha rinunciato ad essere verità dichiarando la sua ipoteticità, la sua confutabilità, capiamo che, secondo questo schema, il dominio della tecnica non può che aumentare inesorabilmente.
 
La filosofia più recente inoltre ha alimentato questo processo, ha rinforzato la tecnica.
Insomma, la crisi così forte del pensiero occidentale che Nietzsche ha inaugurato con la distruzione di tutte le certezze della filosofia tradizionale, non ha fatto altro che accelerare il processo di potenziamento della tecnica e ha sgombrato la strada al suo strapotere.
Pensiamo a come è cambiato il rapporto dell'uomo con la morte, negata come cosa da nascondere, di cui vergognarsi, sicuri che la tecnica medica ci possa comunque salvare.
 
E arriviamo ad oggi, a internet, strumento raffinato e molto potente che, con la stessa ambiguità persegue e perseguirà l'obiettivo di dominare il mondo e con questo di dominare sempre di più l'uomo.
Secondo quanto sopra, internet è il mezzo più potente in mano alla tecnica, che porterà a trasformare la democrazia rappresentativa in democrazia diretta.
Questa considerazione trova riscontro sempre più nel successo di Grillo, ma ha già manifestato tutta la sua efficacia nella primavera Araba, sorta e alimentata dalle relazioni nate e gestite via internet.
 
Fino qui la logica è ferrea e terribile.
Che speranza ha l'uomo per uscire da questo ingranaggio micidiale da lui stesso inconsapevolmente innescato? La speranza sta nell'umiltà che ha dimostrato la scienza nel porre se stessa non  più come verità assoluta, ma come ipotesi sul mondo.
Questo fatto le ha permesso di spostarsi ad un altro livello e da questo nuovo livello di vedere il mondo in maniera completamente diversa.
La scienza ha incominciato a considerare la complessità come vero oggetto di studio, ha scoperto il caos deterministico.
Finalmente nel mondo si è incominciato a capire che le specializzazioni sono una costruzione umana in mano alla tecnica che non ha senso per risolvere i problemi complessi che si pongono di fronte allo sguardo dell'uomo.
 
Diceva Popper che non esistono diverse discipline con diversi oggetti di studio ma esistono problemi che possono essere risolti attraverso l'ausilio di più competenze che li affrontano insieme.
La multidisciplinarietà come ricchezza propositiva di soluzioni.
Un'altra volta un filosofo ci dà uno strumento pratico per il nostro vivere concreto. Ebbene questa nuova posizione di umiltà della scienza è l'elemento fondamentale che irradia tutto l'essere e che frantumerà il muro terribile costruito dalla tecnica che opprime l'uomo moderno.
 
In queste pagine vorrei anche togliermi un sassolino dalla scarpa cercando di rispondere a quanti più volte hanno sostenuto che parlare di questioni filosofiche sia vacuo dissertare, invitando quelli che ci si soffermano a tornare a più pratiche attività.
Se proprio non si volesse accettare l'influenza che ha sulla vita di tutti i giorni un pensiero come quello di Severino, se si volesse rifiutare la sua concretezza soprattutto riguardo al concetto del morire, dovremmo allora ricordare quanto ha influito per esempio il pensiero di Platone sui destini di noi italiani dopo la fine della prima guerra mondiale.
 
L'influenza dell'idea espressa nella sua repubblica che il potere debba essere retto dai filosofi, i detentori della conoscenza, è stata decisiva.
Senza il radicamento dell'idea platonica dell'uomo forte al comando forse non avremmo avuto il fascismo e tutta la concreta sofferenza che ha portato.
Ma se anche qui volessimo negare la pratica e profonda presenza del pensiero filosofico nella vita dell'uomo occidentale, allora dovremmo pensare a Kant e a quanto ha inciso il suo pensiero sulla morale e sul senso del dovere verso la comunità che fa essere tanto concreti i tedeschi, dovremmo pensare al pensiero di Democrito, che ha forgiato con la sua concezione atomistica il materialismo marxiano e la ricerca scientifica moderna.
 
Se proprio non si fosse convinti basterebbe leggere di Einstein che affermò di non essere un fisico ma di essere un filosofo.
E potremmo continuare per innumerevoli pagine e per innumerevoli vite dedicate alla soluzione dei problemi che l'uomo da più di due millenni si pone.
Forse, tutte le mattine quando ci svegliamo, riusciamo ad alzarci e a dare senso a quello facciamo proprio perché un filosofo tempo fa ha descritto il suo pensiero e con questo ha forgiato il mondo che ci circonda.
E in conclusione vorrei lanciare una provocazione: vi fidereste di farvi operare da un cardiochirurgo che non conosce Kant?

Leretico
 
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