Interrogativi per il no-profit (3)
Donare agli altri tempo, denaro e attenzione. Perchè?
Anche Sua Santità Benedetto XVI° con l’enciclica “Caritas in veritate” si è occupato per la prima volta del non profit. La contaminazione si può vedere anche nel settore economico (ad es. con l’istituzione di banche che si occupano di creare condizioni agevolate per le associazioni non profit).
Ma quali i motivi e le ragioni profonde che spingono milioni di italiani ad essere solidali, talvolta sacrificando il proprio tempo libero e sottraendone alla propria famiglia, per fare qualcosa per gli altri e per la società?
Due possono essere le motivazioni cardine: la spinta al dono ed il sentimento di appartenenza ad una comunità.
Non è tanto importante il valore di ciò che si scambia quanto il valore della relazione umana fra le parti e ciò che lo caratterizza è l’unilateralità del gesto che lo astrae da ogni possibile restituzione.
Il dono è un gesto gratificante in sé che riceve una ricompensa immediata dal piacere stesso del dono.
E la restituzione materiale, che semmai ci sarà differita nel tempo, non risponde comunque alla legge dell’equivalenza mercantile.
Il dono è vivo e attivo a tutti i livelli sociali, a partire dalla famiglia (luogo per eccellenza del dono, specie nel rapporto genitori-figli col dono della vita, di sicuro il più grande) ma altrettanto bello (forse perché meno “scontato”) è quello agli sconosciuti.
Esempi tipici sono la donazione di sangue e degli organi ma anche quello, sperimentato recentemente sul campo col terremoto in Abruzzo, in occasione di eventi catastrofici, oppure quello sviluppato di recente delle adozioni a distanza. Fino ai gruppi di mutuo aiuto reciproco nei problemi sociali più gravi.
Chi svolge attività di volontariato sostiene spesso di ricevere più di quanto dà.
Alioscia