Skin ADV
Mercoledì 01 Aprile 2020
Utente: Password: [REGISTRATI] [RICORDAMI]


 
    








30.03.2020 Vobarno Garda Valtenesi

30.03.2020 Agnosine

30.03.2020 Valsabbia

31.03.2020 Valsabbia

30.03.2020 Vestone

30.03.2020 Vestone Valsabbia

31.03.2020 Agnosine

31.03.2020 Agnosine Lavenone Valsabbia

31.03.2020 Valsabbia

01.04.2020 Gavardo Valsabbia Garda



03 Gennaio 2018, 09.04
Valsabbia
Tradizioni

Il rito del «Canto della Stella»

di Giuseppe Biati
Un tempo, ma anche oggi in una rivisitata tradizione, in Valle Sabbia, la gente nella notte che precedeva l’Epifania vegliava fino a notte fonda, in attesa della “Stella”

Ero ancora bambino, ma l’attuale ricordo, quasi in dissolvenza, mi riporta vivide le immagini dei cantori, rigorosamente tutti maschi, con i grandi cappelli neri e i lunghi mantelli di felpa.

Canti itineranti e questue rituali portavano i giovani del paese, di quasi tutti i borghi valsabbini, a sostare con una rudimentale stella di cartapesta, internamente illuminata dalla ballerina luce di una candela, davanti alle abitazioni e via via lungo le strade.
Il canto, espresso con le varie laudi cantilenanti, giungeva ora lontano ora prossimo, a secondo del lento snodarsi della anomala processione.

La tradizione della Stella, canto esplicitamente epifanico
, ha lontane origini nel territorio montano valsabbino e probabilmente è di antiche derivazioni orientaleggianti.
La stella simboleggia il viaggio dei Re Magi.

Lo svolgimento del rituale avviene generalmente la sera dell’Epifania
, con i cantori che iniziano il loro giro che li porterà ad eseguire la cerimonia per tutto l’abitato, preferibilmente davanti ai gruppi di case o ai crocicchi delle strade.

Durante il giro viene effettuata una questua che frutta generi alimentari e denaro per la finale festa collettiva o per donare in beneficenza.
Poco si sa di certo riguardo alla natura e all’origine di questo repertorio poetico-spirituale, ma realistici possono essere gli accostamenti dei più comuni canti della Stella (diverse le varianti) ad alcune Laudi Spirituali medioevali e postmedioevali.

Altrettanto probabile può essere l’utilizzo di questo strumento popolare litanico – di facile memorizzazione e di sicura presa emotiva – dal periodo del Concilio di Trento allo scopo di arginare il grande favore popolare incontrato dalla Riforma in aree vicine all’arco alpino e principalmente influenzate dalla cultura nordica.

Questa campagna operata dalla Controriforma potè essere avviata massicciamente e velocemente grazie al meccanismo delle “Laudi a travestimento spirituale”, col quale poterono essere composte molte nuove Laudi di contenuto morale utilizzando la melodia profana, con poche modifiche strutturali, in modo tale da essere utilizzate dal popolo.

La grandissima diffusione di questo canto è facilmente da imputare alla sua circolazione popolare in libretti e fogli volanti, ma soprattutto alla tradizione orale degli anziani, che, oltretutto conoscendo anche le varianti dei cantori dei paesi vicini, tendevano rigorosamente a validare le loro come originali e assolutamente non spurie.

Si pensa, a buon titolo, che il Sei/Settecento fossero comunque i periodi di maggior penetrazione di questi canti nel tessuto sociale, raggiungendo l’apice, anche per il culmine raggiunto dal fervore di ricostruzione degli edifici sacri e di restaurazione religiosa, tipici di questi due secoli.

E’ da ritenere che le parole e le armonie attuali, a distanza di almeno due secoli, sia nel titolo che nel testo e nelle stesse melodie, siano rimaste integre, senza alcun tipo di intervento deviante o corruttivo.
Un riferimento sicuramente dovuto è quello individuabile, oltre al portato sacro e teologico, al senso del ringraziamento, tipico dei questuanti; maggiori benedizioni e grazie venivano ipotecate per i migliori offerenti.
I questuanti potevano senz’altro essere riconoscibili nelle molteplici locali confraternite, ognuna dedita ad una particolare devozione o posta a presidio di un punto focale della religione.

Testo epifanico, ma non solo.
Quasi tutte le tipologie dei canti nei vari paesi valsabbini affrontano i temi dell’intera vita del Cristo, dalla nuda stalla, dalla notte magica, al viaggio dei Magi (tema ovviamente centrale), alla strage degli innocenti, al viaggio in Egitto, per finire con la predilezione verso il drammatico evento della crocifissione e del conseguente dolore, con esplicita citazione del buon ladrone, chiaro riferimento popolare del pentimento sincero e del perdono avvenuto.

Ritorna, anche quest’anno, come in ogni Natale, in Valle Sabbia, il canto popolare della Stella, col suo fascino folclorico di antica laude itinerante: non rappresenta certamente più il pathos religioso di un rituale passato e, pur essendo unico, non è nemmeno rispondente alle aspettative funzionali di una società che non esiste più; mantiene, però, nella Valle, una grande importanza storica e una indubbia vitalità di origine autenticamente popolare.

Per me che lo seguivo fin da piccolo, a dovuta distanza per una rappresentazione di soli grandi, e, poi, da ragazzetto, pienamente partecipe del gruppo dei questuanti, è certamente, a tutt’oggi, la riscoperta di un primordiale sentire, non vacuo e rituale, ma profondamente autentico e gelosamente custodito.

C’è un altro aspetto che collima con un augurio natalizio:
“queste voci” vanno ascoltate non come l’eco di un mondo che scompare e non appartiene più a un oggi così diverso, ma come la testimonianza dell’esistenza, dentro un paesaggio sempre più inarrestabilmente globalizzato e ostentatamente liberista, con tutte le sue dure conseguenze, di un piccolo filo rosso di cultura “autonoma” e “alternativa”, cioè di una civiltà con una sua storia, con dei suoi precisi connotati, con una sua visione del mondo, ancora capace, pur in una drammatica condizione di ricordo, di resistere alla ”inculturazione” e alla ”alienazione” dei sistemi consumistici e dei suoi massificanti strumenti di mediatica moderna comunicazione.

Di seguito riporto una dizione del testo raccolta in “Chèl pòc che g’òm nòter vèl dom”, in “Canti e Mimi del Teatro Popolare” di Provaglio Val Sabbia, del 31 ottobre 1979.

“Ogni anno ritornano i viandanti della notte con la stella: cantano l’inno della luce al bambino povero e infreddolito…”.


1.Noi siamo i tre re
venuti dall’Oriente
per adorar Gesù,
che è un Re superiore,
di tutti il maggiore,
di quanti nel mondo
ne furon giammai.

2.Ei fu che ci chiamò
mandando la stella
che ci condusse qui.
“Dov’è quel Bambinello,
grazioso e bello?”
“In braccio a Maria,
che è Madre di Lui!”.

3.L’amabile Signor
si merita i doni
assieme ai nostri cuor,
perciò abbiam portato
incenso odorato
e mirra ed oro
intorno al Re Divin.

4.Quell’oro che portiam
soccorre di Maria
alla sua povertà;
l’incenso è l’odore
che toglie il fetore
di stalla immonda
in cui troviam Gesù:

5. E questa mirra poi
insegna del Bambino
la vera umanità;
ci mostra la passione
l’amaro boccone,
l’amara bevanda
che per noi soffrirà.

6. Or noi ce ne andiam
ai nostri paesi
da cui venuti siam;
ma qui ci resta il cuore
in braccio al Signore,
in braccio a Maria
e al Bambinel Gesù.

Di Giuseppe Biati

Invia a un amico Visualizza per la stampa




Commenti:

ID74689 - 03/01/2018 17:21:44 (Iva) Belle le tradizioni
Cerchiamo di portare avanti le nostre tradizioni sono cosi' sentite e cosi' belle. IVA


ID74721 - 05/01/2018 19:31:16 (lz) Grazie "BEPPE"
Ancora un ottimo saggio del prof. Giuseppe Biati sulle tradizioni che sono parte inalienabile della nostra storia. Come sempre riesce a spiegarcene efficacemente il significato ed il vissuto sotto ogni aspetto: culturale, sociale e religioso. Un prezioso contributo di conoscenza.



Aggiungi commento:

Titolo o firma:

risposta a:

Commento: (*) ()





Vedi anche
19/11/2015 16:55:00
Una riflessione A margine della presentazione della ristampa anastatica de “Il Ribelle” e “Brescia libera”, lo storico Giuseppe Biati ci ha regalato questo intervento. Dà indicazioni sul futuro di tutti noi. Lo pubblichiamo volentieri


16/09/2017 09:14:00
«Quello di cui non ho sentito parlare» Il passaggio dalla cultura del contenuto alla cultura dell’apprendimento. Una disanima filosofico-pedagogica di Giuseppe Biati


15/09/2016 15:50:00
«Lui scende a Nozza o a Vestone?» E' trascorso un anno dalla scomparsa di Pino Greco, montanaro degli Abruzzi e più valsabbino dei valsabbini. Beppe Biati oggi ci dà modo di ricordarlo. Lo facciamo molto volentieri

21/06/2019 06:52:00
Dalla Valsabbia a Venezia Verrà presentato questo sabato alle 17:30 nella biblioteca di Vestone il libro di Giuseppe Biati che documenta e narra della straordinaria vicenda dei fratelli Bontempelli Dal Calice. Edito da Edizioni Valle Sabbia


18/07/2019 08:32:00
Due valsabbini da Lavenone a Venezia La ricerca sulla straordinaria vicenda dei fratelli Bontempelli Dal Calice è l’oggetto del libro di Giuseppe Biati che verrà presentato questo venerdì, 19 luglio, a Lavenone 



Altre da Valsabbia
01/04/2020

L'Ato chiede di sospendere il Tavolo di lavoro

La richiesta è stata indirizzata al Ministero dell’Ambiente dal presidente dell’Ato di Brescia Aldo Boifava, sulla scia delle proteste dei sindaci del Chiese, impegnati a 360 gradi nella gestione dell’emergenza sanitaria

01/04/2020

Nuova data per la Fiera di Gavardo

A causa del protrarsi dell’emergenza coronavirus, la manifestazione fieristica gavardese e valsabbina sarà spostata a settembre

01/04/2020

Contingente interforze in aiuto agli ospedali di Asst Garda

Medici e personale sanitario militare operano da questo martedì nelle strutture ospedaliere di Desenzano, Lonato, Gavardo, Leno e Manerbio

31/03/2020

Girelli, dura critica all'operato della Regione

Il consigliere valsabbino del Pd oggi nella seduta del Consiglio regionale: "Serve cabina di regia per cambiare strategia. A dispetto delle dichiarazioni, nel mondo la Lombardia è il caso pilota da non seguire"

31/03/2020

L'Italia in lutto si è fermata a mezzogiorno

Anche i sindaci della Valle Sabbia oggi a mezzogiorno hanno osservato un minuto di silenzio davanti alla bandiera a mezz’asta in ricordo delle vittime della pandemia
• Galleria fotografica


31/03/2020

Bortolo Zanaglio, scultore della semplicità

Originario di Presegno, ad Agnosine viveva e tramandava la sua arte ai giovani allievi. Dopo una vita dedicata alla scultura si è spento ieri all’Hospice di Nozza, oggi – martedì – i funerali

31/03/2020

Un'altra consegna di mascherine ai Comuni

Anche ai sindaci Valsabbini sono giunte altri dispositivi di protezione individuale stavolta per vigili, personale e volontari sempre attraverso la raccolta fondi AiutiAMObrescia

30/03/2020

I Comuni bresciani a sostegno del Made in Italy

Sono molti i Comuni che hanno accolto l’invito della Coldiretti a sostenere attraverso i social, con l’hashtag #mangiaitaliano, le produzioni agroalimentari italiane e locali, eccellenze da valorizzare soprattutto in questo momento di emergenza

30/03/2020

Fondi ai Comuni per buoni spesa

Il governo ha assegnato dei fondi ai Comuni per l'emergenza alimentare per sostenere le famiglie rimaste senza possibilità di fare la spesa. Il riparto dei fondi in Valle Sabbia


30/03/2020

Immigrazione e solidarietà

Si sono autotassati per sostenere AiutiAmoBrescia e l’ospedale di Gavardo. Sono i marocchini di Valle Sabbia e gli islamici del Centro culturale Garda Valsabbia

Eventi

<<Aprile 2020>>
LMMGVSD
12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930



  • Valsabbia
  • Agnosine
  • Anfo
  • Bagolino
  • Barghe
  • Bione
  • Capovalle
  • Casto
  • Gavardo
  • Idro
  • Lavenone
  • Mura
  • Odolo
  • Paitone
  • Pertica Alta
  • Pertica Bassa
  • Preseglie
  • Prevalle
  • Provaglio VS
  • Roè Volciano
  • Sabbio Chiese
  • Serle
  • Treviso Bs
  • Vallio Terme
  • Vestone
  • Villanuova s/C
  • Vobarno

  • Valtenesi
  • Muscoline
  • Garda
  • Salò
  • Val del Chiese
  • Storo
  • Provincia