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23 Maggio 2019, 06.48

Equilibrio

Dal dolore cronico alla postura adattiva

di red.
Traumi fisici, micro traumi ripetuti per sovraccarichi di lavoro o di sport, traumi emotivi, eccesso di stress, assunzione continua di posture sbagliate, conflitti emozionali, producono dolore, disagio

Il sistema recettoriale/propriocettivo, ubbidendo alla legge del non dolore, impone schemi di compenso, soluzioni posturali antalgiche.
L'uomo, pur di non soffrire, fa di tutto, si flette, si torce, si piega, riducendo così mobilità e movimento.
Per vivere in modo confortevole, il paziente inventa posizioni e soluzioni posturali adattative.

Visto che tutto l'insieme delle aponeurosi, del sistema legamentoso e tendineo, di tutti gli strati muscolari e fasciali, è un immenso recettore sensitivo che racchiude migliaia di tenso-recettori reagenti alla minima tensione e poiché la muscolatura tonica è sempre attiva (la fisiologia la chiama attività di base spontanea ed involontaria del sistema tonico posturale), il tono di base fa sì che la presenza costante di una "spina irritativa", percepibile o meno a livelli cosciente, crea una ipertonia a scopo difensivo, che può divenire cronica nel tempo.

Un esempio: una persona sofferente di lombalgia, tenderà ad irrigidire la parte dolente, immobilizzandola, quindi, delegando i movimenti ad altre aree di compenso come la zona dorsale e/o cervicale, sovracaricando
oltremodo altre aree del corpo.

Dal momento che mantenere una postura compensativa, a scopo antalgico e funzionale, rappresenta un costo in termini di energia, il corpo, ubbidendo alla legge biologica dell'economia, preferisce spendere meno energia fissando definitivamente determinate posture, piuttosto che mantenerle attive attraverso uno scopo costante (aumento del tono muscolare di base).

Di fatto l'ipertonia cronica porta progressivamente a fibrotizzare e fissare i sarcomeri (il muscolo) in posizione concentrica, chiusa, corta, per causa di iperproduzione di collagene da parte dei fibroblasti per eccesso di carico meccanico.
In questo modo i muscoli diventano corti, retratti, diventando i responsabili degli squilibri muscoloscheletrici, perché la densificazione del tessuto connettivo arriva facilmente all'inserzione tendinea provocando calcificazioni osso-tendine.

Ogni compenso attuato oggi nel tentativo di sfuggire ad un problema, causerà un'alterazione posturale ed un problema domani.
La muscolatura tonica è sempre in attività, con diverse intensità a seconda delle varie posizioni del corpo; in ogni caso le unità motorie tirano costantemente sulle loro inserzioni (l'attività spontanea del sistema tonico posturale).

È facile comprendere che se i tendini del muscolo tonico tirano troppo sulle loro inserzioni, il ventre del muscolo si accorcia, cioè, per mantenere costante la tensione di base del muscolo, i filamenti di actina e miosina dei sarcomeri devono incastrarsi maggiormente tra di loro e
quanto più questi filamenti di actina e miosina si avvicinano tra loro assialmente riducendo la zona H, tanto più viene limitata la possibilità ulteriore della contrazione muscolare e dunque è ridotta la forza di quel muscolo.

Dal momento che i muscoli rappresentano i fili del burattino, che per creare movimento devono almeno scavalcare una articolazione, si evince che ogni accorciamento muscolare, retrazione, si ripercuote ineluttabilmente sulle articolazioni con cui è in diretto rapporto, comprimendole.
In seguito, attraverso le catene miofasciale, lo squilibrio posturale raggiunge altre parti, articolazioni, del corpo, arrivando poi fino ai visceri.
Le fasce collegano i visceri al sistema muscolo-scheletrico ed in questo si realizza l'importanza di un buon rapporto omeostatico muscolo-viscerale, di una buona statica e di una buona mobilità.

Ogni muscolo retratto manterrà costante nel tempo le compressioni, le rotazioni assiali, le sub-lussazioni, le alterazioni delle curve della colonna vertebrale, le rigidità, le limitazioni funzionali, quindi, peggioreranno i dolori, le infiammazioni, i processi degenerative delle articolazioni, etc . etc..

Ogni articolazione possiede un'ampiezza fisiologica di movimento che dipende dal buon rapporto articolare e dall'equilibrio delle tensioni muscolari che vi si applicano.
Facendo variare uno dei vettori, di queste forze, si modifica la statica dell'articolazione e le sue libertà di movimento.
Le catene miofasciali permettono di seguire l'instaurarsi insidioso delle deformazioni.
È possibile avere, per il loro trattamento, interventi preventivi efficaci, lottare contro la cronicità e contro l'invecchiamento della struttura muscoloscheletrica.

Inoltre, dopo che i muscoli sono diventati irreversibilmente retratti, il sistema tonico pusturale rimane sollecitato passivamente e costantemente dagli organi tendine del Golgi.
Il Sistema Nervoso Centrale vorrebbe porvi rimedio, ma non è in grado di far rilassare o decontrarre i muscoli per diminuire l'ipertonia (il fastidio, dolore) che lo disturba.
Tale situazione è percepita come una "spina irritativa" che non trova soluzione se non nel consumare se stessi : perdita di energia, stanchezza, irritabilità, depressione, nel tentativo di liberarsi dalla morsa del tessuto connettivo che non riesce più ad allungarsi.

Ogni struttura connettivale fa parte, sul piano funzionale, di un'unica fascia che dall'involucro superficiale del corpo, con le sue ramificazioni, penetra nel profondo delle strutture fino al rivestimento cellulare.
Dato che la struttura del corpo è tutta collegata dal tessuto fasciale-connettivale, quando la mobilità del sistema muscolo-scheletrico si altera, si ha un rallentamento di una o più funzioni viscerale; e di rimando, anche la disfunzione di un organo, con fenomeno di disfunzione o sclerosi, modifica con il suo peso il suo sistema di sospensione fasciale, che può essere causa di alterazione delle strutture con perdita di mobilità.

Si è visto quindi che muscoli retratti portano ad articolazioni compresse, funzioni alterate e limitazione dei movimenti.
Quando si innesca lo stato infiammatorio, seguito dal dolore, il corpo cerca di limitare il movimento ed a fronte della diminuzione della funzione, il corpo attua una compensazione con l'instaurarsi zone vicarianti creando scompensi nella gestione aziendale della struttura corporea.
Inoltre i dolori migrano, si spostano per causa dei compensi antalgici attraverso delle corsie preferenziali: le catene muscolari-fasciali (miofasciali).

Le catene miofasciali rappresentano un sistema di guaine muscolari, connettivale, embricate tra di loro come anelli di una catena che agiscono in sinergia.
Basta un anello della catena muscolo-connettivale alterato, corto, retratto, a creare ripercussioni e adattamento compensativo sull'intera catena motoria.

Il dolore quindi altera la postura, falsa la percezione del corpo.
La postura e la propriocettività raccontano un vissuto ed un non vissuto, la Storia della persona, basta guardare come è strutturato il corpo e come si muove.

Per curare o prevenire tutte queste problematiche algiche di origine posturale è possibile intervenire in maniera efficace , attraverso strategie di ginnastiche specifiche e terapie manuali specifiche come la massoterapia Miofasciale-Connettivale.

Dott. Roberto Baderna
.fonte odmclub.ch









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